
Nel 2020 la carrozzeria Zagato volle rinverdire i fasti delle Iso Rivolta degli anni Sessanta mettendo in produzione un omaggio alla Grifo A3/C, l’ultimo modello sfornato dalla casa di Bresso prima di cessare l’attività nel 1974. Non si trattava di una replica ma di una reinterpretazione della leggendaria coupé progettata da Giotto Bizzarrini e disegnata da Giorgio Giugiaro, allora di fresca assunzione alla carrozzeria torinese Bertone, con mano che più felice non si poteva immaginare.



Non era la prima volta che di questa vettura – preparata dal tecnico livornese per le competizioni e successivamente prodotta in proprio nella versione “civilizzata” come Bizzarrini 5300 GT Strada (assemblata però dal vignalese Piero Drogo anziché da Bertone) – si cerca di rievocare il carisma. Ci provarono Marcello Gandini, successore di Giugiaro in Bertone e autore della Lamborghini Miura, dell’Alfa Romeo Montreal, della Lancia Stratos e infiniti altri capolavori, Giampaolo Dallara per meccanica e telaio e Piero Rivolta, figlio del fondatore Renzo. Insieme diedero vita all’ambizioso progetto di una piccola produzione denominata Iso Grifo 90 grazie all’intervento dell’industriale Federico Bonomelli. Purtroppo questa volta la fortuna non arrise agli audaci e venne realizzato un solo esemplare dei dodici previsti, condannando la generosa avventura a finire prima ancora di cominciare.

Il milanese Zagato – fin dal 1919 attivo nelle auto di lusso, nelle competizioni e in realizzazioni di serie limitate e prestigiose – ha sempre costruito automobili di grande leggerezza ed efficienza aerodinamica, il cui disegno fu reso inconfondibile da alcuni stilemi conservatisi nel tempo. Uno per tutti: la doppia gobba del tetto (double bubble) che diminuiva la sezione frontale rendendo uniche le sue auto. Se ne avvalsero varie Abarth, Alfa Romeo (1900 SSZ, Giulietta SZ, Giulia TZ e TZ2), Lancia (Appia e Flaminia) e Fiat ( 8V), fino alle anabolizzate Maserati, Ferrari, Bristol e Jaguar fatte su misura.

La Zagato si cimenta ora nella IsoRivolta (che va scritto ora tutto attaccato) GTZ con un disegno di aureo classicismo, senza appendici, sinuosità o arzigogoli che la facciano sembrare tolta di peso dalle pagine di un fumetto. Alcuni richiami all’originale sono inconfondibili: le feritoie sul cofano sopra la presa d’aria anteriore, gli sfoghi dietro le ruote, la linea di cintura altissima e la finestratura ridotta. Tutto è stondato e ammorbidito, senza nessun ammicco alla “cattiveria” o esibizionismo oggi imperanti, in linea con l’idea di Renzo Rivolta di costruire macchine sportive eleganti e… borghesi. Un po’ come in Inghilterra con le Alvis, le Bristol, le Jensen o le Gordon-Keeble dal disegno molto simile (anch’esso infatti Bertone-Giugiaro). Questa GTZ è assai diversa da quella sorta di batmobile disegnata nel 2018 sempre da Zagato: la IsoRivolta Vision, costruita in soli 5 esemplari per qualche oligarca, star del cinema, calciatore o sceicco a un prezzo rimasto finora top secret.

Intendiamoci: anche questa IsoRivolta GTZ non passa inosservata. Se l’antenata era equipaggiata con un motore V8 Chevrolet; Zagato ha pensato di dotare questa reincarnazione con lo stesso V8 sovralimentato della Corvette C7 Z06, la cui cilindrata è stata portata da 6200 a 6800cc, per oltre 650 CV e 881 Nm di coppia massima. Le prestazioni non sono indicate. Ne erano previsti solo 19 esemplari e le consegne iniziarono a settembre 2020 trovando subito – si leggeva sul sito ufficiale Zagato – già nove acquirenti a scatola chiusa. Chissà che fine avranno fatto gli altri dieci.




Quanto prima vorrei raccontare di Renzo Rivolta (Desio 1908 – Milano 1966) l’avventuroso industriale che passò dai frigoriferi e caloriferi alle motociclette e microvetture (la famosa Isetta!), per sfidare in seguito le concorrenti supercar di Maserati e Ferrari in Italia, Jaguar e Aston Martin nel Regno Unito, Mercedes-Benz in Germania, Facel Vega in Francia (negli USA, malgrado tentativi di stravagante opulenza, non c’era nulla di paragonabile dal punto di vista sportivo né da quello di una reale eleganza). Un visionario figlio del suo tempo, anzi un anticipatore di soluzioni innovative e antiveggenti, purtroppo scomparso troppo presto.



