C’è una nicchia di mercato, nemmeno tanto trascurabile, fatta apposta per esaudire i desideri di chi vorrebbe un’auto costruita secondo i canoni dell’epoca d’oro dell’automobilismo, quegli anni Cinquanta e Sessanta già in grado di produrre velocità e sicurezza, unite a uno stile “italiano” voluttuoso e magnifico, senza dipendere dall’elettronica, immergersi in un videogioco o trasformare il cruscotto in una sala di prima visione. In altre parole, un’auto che evochi le sfide di competizioni leggendarie come la Mille Miglia, la Carrera Panamericana o la Targa Florio, corse di gentiluomini anziché di sponsor necessari ma invadenti. Parliamo oggi di uno di questi modelli, la Berlinettarealizzata dai fratelli Leonardo e Vittorio Frigerio, fondatori della EffeEffe Cars in quel di Verano Brianza (MB), azienda che lavora su misura.


Come abbiamo raccontato nel caso di Vincenzo Marciano, anche qui comandano collaudate componenti Alfa Romeo; il propulsore deriva dal 2000 bialbero degli anni Settanta di circa 180 CV opportunamente modificato senza pretesa di addomesticare il resto con ABS, servofreno o servosterzo, i cerchioni sono quelli in magnesio delle 33 da gara. Il telaio è invece formato da un traliccio di tubi che assicura la necessaria rigidità torsionale e ricorda la scuola di Gilberto Colombo e dei suoi apprezzati telai per le Ferrari da competizione e stradali.




La pelle è invece un disegno originale EffeEffe con evidenti reminiscenze delle corsaiole Alfa Romeo Giulietta Sprint Veloce alleggerite costruite da Zagato, munite della caratteristica doppia gobba (double bubble) che diminuiva la sezione frontale e migliorava l’efficienza aerodinamica. Ne risulta un’auto dal sapore indubbiamente rétro ma dal comportamento sicuro e “contemporaneo” al netto di tutta l’elettronica che in genere fa da filtro fra guidatore e asfalto perdonando anche errori grossolani. È infatti un’auto che bisogna guidare con l’opportuna sapienza e, sia nella configurazione Berlinetta sia in quella Barchetta, va messa in mano a guidatori col manico.



Anche gli interni sono ispirati ai cockpit spartani delle vetture da gara; sedili avvolgenti, trapunta sul tunnel di trasmissione (come nelle lussuose contemporanee Ferrari, Isa Rivolta o Bizzarrini), cuoio e strumentazione essenziale, nessuna pletora di accessori pleonastici come radio, accendisigari, cellulari, porta bicchieri o altri paraphernalia perché sia ben chiaro che l’unica voce da ascoltare è quella del motore.





