Le Jaguar XK Type (120, 140 e 150) furono prodotte dal 1948 al 1961 in successive evoluzioni sia meccaniche che di carrozzeria e per più di un decennio hanno rappresentato l’epitome della sportiva inglese dal cofano interminabile e il sederino stretto da torero. Progettata dal patron della Jaguar sir William Lyons insieme agli ingegneri William Heynes, Walter Hassan e Claude Bailey, nacque come prototipo per collaudare i nuovi motori 6 cilindri in linea, ma visto il successo riscosso alla sua presentazione nel Salone di Londra dell’ottobre 1948, fu messa subito in produzione diventando la sportiva da battere per eleganza e prestazioni.

Su questo telaio si esercitarono anche alcuni carrozzieri continentali e gli italiani fecero, come accadeva quasi sempre, la loro porca figura riuscendo a esprimere la natura innovativa della XK originale, ancora ispirata ai modelli anteguerra, soprattutto per via di quei voluttuosi parafanghi, bellissimi ma inesorabilmente datati. Proponiamo alcune realizzazioni dei nostri migliori carrozzieri, in gran parte rimasti esemplari unici ordinati da facoltosi clienti. Cominciamo con questa bellissima Pinin Farina, che all’epoca si scriveva ancora staccato.



La Ghia fu un’altra carrozzeria che si esercitò su questo autotelaio, riprendendo alcuni stilemi delle Supergioiello già comparsi sia nelle Alfa Romeo 2500 6C, sia nelle 1900 sprint.




Nel 1958 la Ghia-Aigle, inizialmente concessionaria Ghia nella Confederazione, poi azienda elvetica in proprio, realizzo una stupenda versione della XK150 disegnata da Pietro Frua, rimasta purtroppo esemplare unico.



C’è poi questa realizzazione di Bertone particolarmente riuscita, una delle più proporzionate di tutte queste variazioni sul tema, che pur non rinunciando alla citazione di elementi originali come la mascherina tipica Jaguar,riesce a esprimere una personalità propria assai fascinosa.



Va ricordata anche una XK140 disegnata da Giovanni Michelotti per la carrozzeria Allemano che, soprattutto nel trattamento della coda, anticipa le linee della Triumph TR3 Italia, realizzata in poche decine di esemplari per il mercato americano e continentale, e della TR4 che sta per uscire.


Concludiamo con un’altra interpretazione di pari fascino (a parte la sgraziata fanaleria posteriore presa di peso dalla seduta e borghese berlina Fiat 1400) di Zagato nel 1954 per il concessionario milanese Guido Modiano. Spartana ed essenziale, in piena conformità allo stile di questo costruttore ossessionato dalla leggerezza e dall’efficienza aerodinamica, è in condizioni da concorso e conserva ancora la sua targa originale.








