
È impossibile dar conto di tutte le automobili possedute da Johnny Hallyday, il rocker francese, anche attore, che – dopo aver debuttato imberbe nel 1956 ed essersi affermato nel 1960 con la canzone T’aimer follement – ha resistito con alti e bassi per oltre mezzo secolo nelle classifiche d’Oltralpe fino alla morte, avvenuta nel 2017, avendo venduto oltre cento milioni di dischi. Perché impossibile? Perché tali e tante sono state le auto (e le motociclette) comprate e rivendute, sostituite compulsivamente, aggiornate, modificate, ricreate su misura per capriccio di superstar, che si può giusto mostrarne qualcuna tra le salienti, senza pretesa di completezza. A cominciare da questa prima Triumph TR 3 bianca regalatagli dall’impresario Johnny Stark, appoggiato alla quale lo vediamo ritratto nel 1961.

Jean-Philippe Léo Smet (Parigi, 15 giugno 1943 – Marnes-la-Coquette, 5 dicembre 2017) nacque dalla francese Huguette Eugénie Pierrette Clerc e dal belga, Léon Smet in una famiglia di artisti che risaliva addirittura al XVII secolo. Quando i genitori si divisero, fu affidato alla sorella del padre, Hélène Mar (conosciuta col nome d’arte di Eleen Dosset, cantante e attrice del cinema muto. Johnny cominciò a cantare nei locali appena tredicenne imitando i divi del rock’n roll americano, in primis Elvis Presley, che avrà su di lui un’influenza paragonabile a quella esercitata sui nostrani Adriano Celentano o Little Tony anche se, oltre a Elvis, sono riconoscibili ascendenze in artisti come Chuck Berry, Bud Holly ed Eddie Cochran. Incarnò la declinazione francese, non parassitaria né rimorchiata senza invenzione, di uno stile che avrebbe tenuto banco e gli avrebbe assicurato la simpatia dei teen-ager non soltanto francesi.

È stato sposato dal 1965 al 1980 con la cantante Sylvie Vartan da cui ebbe il figlio David Hallyday, anche lui cantante. Dalla relazione durata dal 1982 al 1986 con l’attrice Nathalie Baye nacque nel 1983 Laura Smet, anch’essa attrice molto brava. Da ultimo si risposò nel 1996 con Læticia Boudou, e assieme adottarono due bimbe. Una vita movimentata come si conveniva agli idoli delle folle, ma non selvaggia né irresponsabile o maledetta. Al contrario solida e attenta agli affetti famigliari, un rocker per bene insomma, un bourgeois provinciale piuttosto che uno snob parigino, dai gusti popolari e schietti, nascosto dietro una bellissima faccia da schiaffi. Le sue auto assomigliano a questa doppia natura: lussuose limousine britanniche e furiose sportive italiane, sfacciate balene americane (Elvis docet) o bolidi da competizione, senza dire delle motociclette, quasi tutte Harley-Davidson, che più customizzate non si sarebbe potuto.

Generosissimo sulla scena (spesso alla fine dei concerti gli succedeva di svenire per la disidratazione e lo stress) e d’indole giocosa, non aveva però carattere facile né accomodante. Ne sanno qualcosa i meccanici dell’assistenza Ferrari di Avenue du 15ème Corps a Tolone con i quali scatenò per ben due volte la rissa perché insoddisfatto del lavoro sulla sua Dino 246, tanto che il capo officina Luigi Carrarin (la testimonianza proviene da suo figlio Patrick, mio caro amico) dovete cacciarlo. La lite non ebbe conseguenze tanto che quando Johnny Hallyday ebbe un incidente con la sua Lamborghini Miura al confine con la Spagna fu proprio a Luigi Carrarin che chiese il favore di recuperarla malgrado fosse a capo di un’officina rivale.























Johnny Hallyday non rinuncerà alla sua chitarra né alla sua Harley nemmeno durante il servizio militare che prestò tra il 1964 e il 1965 presso il 43° Reggimento Fanteria Marina (43° RBIMA) di stanza a Offenburg nel Baden-Württemberg, anche lui in Germania come il suo idolo Elvis Presley. Questo ragazzo che poteva sembrare indifferente a tutto aveva invece un forte sentimento patriottico, lo stesso che espresse incidendo una canzone che i qualunquisti mai si sarebbero aspettati la lui: il celebre Chant des Partisans in onore della Resistanza francese scritto nel 1941 a Londra dalla cantante Anna Marly su un testo russo, sua langue natale. La versione francese fu scritta da Joseph Kessel e Maurice Druon nel maggio 1943 e 55 anni dopo Hallyday la registrò (maggio 1998) senza paura di scontentare qualche fan.






