Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

La Dodge italiana carrozzata Ghia e il “siluro” Gilda

Magnifici anni Cinquanta. Per l’auto indubbiamente, per come la disegnavano e soprattutto per come l’immaginavano: tra concept supersonici e capolavori di stile. Prendiamo due modelli, fra i tanti di quegli anni, entrambi legati alla Ghia, una delle carrozzerie più famose dell’epoca, nata a Torino nel 1916 ma che proprio nella sua seconda vita (dopo la seconda guerra mondiale) mise la firma su indimenticabili automobili: da Ferrari fino ai colossi americani Ford e Chrysler con cui collabora per portare sulla scena molti prototipi e versioni speciali di modelli di serie

Ad esempio, la Dodge Firearrow III del 1954 (nata dalla collaborazione tra Virgil Exner e la carrozzeria Ghia) da poco venduta all’asta da RM Sotheby’s per 852.500 dollari, circa 700.000 euro. Basta guardarla per capire subito che è un modello da sogno, un’auto futuristica, pronta per un film di fantascienza, disegnata per correre nello spazio ma anche sulla pista.

La sua storia inizia nel 1953 con un modello statico a cui segue uno marciante e, infine, la Finearrow III, perfetto equilibrio tra lamiera, vetro e cromature. Bellissima e con un motore 3,9 V8 Hemi da 150 Cv sotto il cofano abbinato al cambio automatico. L’anno seguente stabilisce un record su circuito chiuso a 143,44 mph (circa 231 km/h), unica concept car ad aver detenuto un primato di velocità ufficiale.

Ma finisce tutto lì. L’auto rientra infatti in Italia per questioni doganali e ci rimane per decenni fino a quando rientrata negli Stati Uniti viene completamente restaurata e riportata alla configurazione originale e venduta all’asta.

Sempre Ghia, questa volta in collaborazione con Chrysler, ecco Gilda, un concept per rendere omaggio al primo jet supersonico e alle forme dell’attrice Rita Hayworth. Compare al Salone di Torino del 1955 dove lascia  tutti a bocca aperta per la  sua stravaganza e le sue linee futuristiche.

È una coupé estrema, a metà tra auto e aereo, con una turbina al posto del motore, citazione e omaggio al celebre jet Bell X-1, il primo velivolo a infrangere il muro del suono nel 1947. È proprio quella turbina a gas a spingerla fino ad una velocità di 225 orari, straordinaria per l’epoca.

Assetto basso, forma elegantissima a siluro con tanto di pinne posteriori, Gilda lascerà un segno indelebile sulle successive vetture firmate Ghia ma anche sulla Jaguar E e l’Alfa Romeo Duetto. Attualmente è esposta al Petersen Automotive Museum di Los Angeles, proprio come merita un’opera d’arte su quattro ruote.