Sessant’anni e continuano a far sognare. Quest’anno li compiono due modelli che ancora oggi fanno girare la testa: l’Alfa Romeo Duetto e la Lamborghini Miura

La Spider del Biscione debutta al Salone di Ginevra del 1966, edizione numero 36. È un expo dove l’auto italiana è ancora protagonista e stavolta si prende la scena proprio con questo modello disegnato da Pininfarina. Al momento della presentazione non aveva ancora un nome perché all’Alfa volevano che fosse il pubblico a darglielo e per questo vennero spedite oltre 140.000 cartoline con le proposte dei nomi più disparati. Vinse il nome Duetto giudicato dal presidente della giuria, il poeta Leonardo Sinisgalli: “armonia doppia tra la grazia e la forza e allo stesso tempo armonia in coppia”. Proprio come un brano musicale per due voci soliste

Da quel momento inizia una storia di grandi successi dalla conquista degli Stati Uniti dove in poco tempo (grazie anche al film Il Laureato) diventa una delle Spider più amate dagli americani e dal mondo intero. Il Duetto, carrozzeria bassa e filante con frontale e coda arrotondati, è stato anche il modello più longevo della casa milanese, prodotto per 28 anni con cilindrate 1300, 1600, 1750 e 2000, scandite da 4 serie.

Sempre nel 1966 c’è un’altra auto che si prepara ad entrare nel mito. È la Lamborghini Miura, anche questa presentata al Salone di Ginevra. Probabilmente la prima vera supercar della storia. “Questa mi piace, entriamo nella leggenda”: così disse Ferruccio Lamborghini quando vide i primi disegni del modello, rivoluzionaria sotto tantissimi aspetti, sia tecnici che estetici. Un’auto che cambierà la storia e la percezione del marchio, diventando un punto di riferimento per tutti.
Lo stile della P400 Miura (prodotta fino al 1973) è di Marcello Gandini che lavorava per Nuccio Bertone, il progetto tecnico è, invece, di due giovani ingegneri, Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani che utilizzano il V12 da 4 litri e 350 Cv, progettato da Giotto Bizzarrini sistemato in posizione posteriore (da cui la P della sigla del modello) trasversale. Una soluzione all’epoca sconosciuta per una gran turismo di questa cilindrata.

Il cofano basso e lungo, i fari anteriori circondati dalle famose “ciglia” e il vano motore posteriore integrato con bagagliaio e parafanghi fanno della Miura un vero e proprio gioiello di tecnica e stile. Una supercar indimenticabile e seducente ancora oggi, battuta all’asta per quasi 4 milioni di euro. Il sogno continua.




