Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

L’auto dei miei 20 anni/8 La Spitfire “maledetta”

Chi non ha sognato, a vent’anni, di avere una spider? Parlo dei vent’anni degli ultimi anni Sessanta, inizio Settanta, quando la vita sorrideva sempre di più a tutti e molto spesso non si faceva in tempo a sognare che si vedevano realizzati i propri sogni. Il mio era quello di percorrere via del Corso da piazza del Popolo a piazza Venezia con un’auto scoperta, per ammirare (ma in realtà per farmi ammirare) lo struscio della città più bella del mondo, mettendo insieme la scenografia di Vacanze romane (1953) con la più fresca tecnologia del Duetto ne Il Laureato (1967).

Gregory Peck e Audrey Hepburn in “Vacanze romane” (1953)
Il Duetto ne “Il Laureato” (1967)

Ma lo spider dell’Alfa Romeo costava troppo: un milione e settecentomila lire per la versione più economica. E io dovevo sbrigarmi. Mi ero appena sposato: con mia moglie avevamo programmato di non avere figli per un paio d’anni. E dopo – avevamo deciso – niente più auto sportive, ma automobili tranquille tipo famiglia. Per qualche mese spulciai le riviste specializzate, chiesi ad amici, parlai con meccanici. Alla fine misi gli occhi su una Triumph Spitfire MK IV. Certo non era il Duetto e neanche la TR, il gioiello della famiglia Triumph. Ma costava soltanto un milione e 200 mila lire. Che comunque erano tre volte il mio stipendio di giornalista alle prime armi. Avevo raggranellato un milione dando fondo ai miei scarsi risparmi. Ma ormai mi ero incaponito. Oltretutto mi affascinava quella linea elegante con il cofano leggermente bombato, quasi a citare l’omonimo aereo che nella Battaglia d’Inghilterra aveva fermato i bombardieri di Hermann Goering.

Triumph Spitfire MK IV

Per coprire la differenza mi rivolsi a un mio amico – benestante e amante delle auto – e gli proposi di lasciargli usare la spider per i fine settimana dei due mesi successivi (fino all’estate, ovviamente) in cambio di 200 mila lire anticipate.

E così fu. Dopo un mesetto potei finalmente realizzare il mio sogno percorrendo a passo d’uomo una via del Corso ancora non assaltata dall’overtourism, ma comunque già abbastanza trafficata da pedoni – turisti o residenti che fossero – i quali scendevano in continuazione dai risicati marciapiedi di via del Corso, per il mio piacere di rallentare, far passare, dare strada e mostrare in questo modo la mia bellissima spider.

Poi mi svegliai. Il primo problema fu che il portabagagli era più risicato dei marciapiedi di via del Corso. Il fatto è che trascorrevo le vacanze estive in Sardegna dai miei suoceri, i quali – proprietari di un negozio di alimentari – provvedevano ogni anno a caricare la mia automobile di ogni ben di Dio e rimasero talmente delusi dalla mia nuova auto che dovetti acquistare di corsa una piccola imperiale di metallo, da montare «sul» portellone del portabagagli, per ampliarne (di poco) la capacità di carico.

Convinti i miei suoceri che, una volta rientrati a Roma, non avremmo fatto la fame, ripartii per imbarcarmi a Golfo Aranci. Ma una leggera pioggerellina di fine estate e una curva in discesa un po’ più stretta di quanto avevo stimato, fecero slittare la Spitfire, leggermente, dolcemente, lentamente fino a mettere uno pneumatico fuori strada e lì fermarsi. Naturalmente, tutti i miei amici, esperti, meccanici che avevano approvato il mio acquisto,  decantandomi la qualità della vettura scossero la testa e ammisero: sì, effettivamente non tiene molto bene la strada; ci vorrebbero i radiali. Montai i pneumatici radiali a un prezzo che non ricordo, ma che mi parve esorbitante.

Poi c’era il problema dei ladri. Non si poteva lasciare una spider per strada. Se a Roma parcheggiavo tranquillamente la Spitfire negli stalli di piazza Montecitorio, nel paesino dove andavo vacanza, in mancanza di garage, ero costretto a prendere in affitto un box nei pressi della casa dei miei suoceri. Senonché il box si trovava lungo una stradina in discesa.Un acquazzone estivo (oggi l’avrebbero chiamata una «bomba d’acqua») allagò il locale ricoprendo la mia spider (appena lavata) fino a mezz’altezza. Recupero e pulizia mi costarono una bella cifra,  l’auto riprese a camminare normalmente. Lì per lì.

Appena rientrato a Roma, però, il cambio cominciò a grattare, fino a bloccarsi del tutto. Il mio meccanico mi spiegò (se ricordo bene) che il meccanismo delle marce nella Spitfire era a bagno d’olio e che, a causa dell’acquazzone, l’olio era sparito e non era stato sostituito, il che aveva rovinato gli ingranaggi. I quali dovevano essere richiesti alla casa madre in Inghilterra. Li chiedemmo, ma dopo sei mesi i pezzi non erano ancora arrivati. E io continuavo ad essere senza macchina. Il meccanico mi propose di usare gli ingranaggi di una Innocenti: sono «molto simili», funzioneranno. Ma non funzionarono. Raggiungemmo un accordo: io non gli avrei pagato il lavoro e lui avrebbe venduto la macchina, se ci fosse riuscito.

Non so che fine fece la Spitfire. Oggi volta che passavo davanti al meccanico era sempre parcheggiata lì davanti. Io rallentavo per dare un’occhiata, poi ridavo gas alla mia nuova Renault R4 (con bimba a bordo) e mi lasciavo alle spalle la ex auto dei miei sogni. (8/ continua)