Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Un Garage per riparare le macchine e inventare il Cinema

Garage Demy (titolo originale Jacquot de Nantes, per una volta il titolo italiano suona meglio) è un film del 1991 che la bravissima regista franco-belga Agnès Varda ha dedicato al marito Jacques Demy a un anno di distanza dalla sua morte. Altrettanto bravissimo, anzi bravissimissimo, come avrebbe detto Scaramacai-combino-sempre-guai, i pagliaccio interpretato da Pinuccia Nava (pseudonimo di Giuseppina Ciocca) che ha mandato in solluchero i baby boomers italiani che fantasticavano in bianco e nero.

Demy è il regista indimenticabile di film come Lola (1960, con la stupenda Anouk Aimée), Les parapluies de Cherbourg (1964, con l’altrettanto incantevole Catherine Deneuve), Les demoiselles de Rochefort (1967, con le spettacolari gemelle per finta ma vere sorelle Catherine Deneuve e Françoise Dorléac, (che purtroppo morirà di lì a poco in un incidente), e basterebbero questi tre film a installarlo nell’Olimpo insieme ai grandi maestri del musical hollywoodiano, come Stanley Donen o Vincente Minnelli, che furono suol ispiratori. Ricordando Jacques Demy, non si può non citare il suo prediletto musicista Michel Legrand, senza il quale questi inni possenti alla sensualità e alla dissipazione amorosa non sarebbero mai esistiti. Legrand era stato allievo di Nadia Boulanger, la grande compositrice e didatta francese che formò generazioni di musicisti come George Gershwin, Lennox Berkeley, Aaron Copland, Leonard Bernstein, Igor Markevitch, Dinu Lipatti, Daniel Barenboim, Vladimir Cosma, Astor Piazzolla, Quincy Jones, Philip GlassBurt Bacharach e un’infinità d’altri (i suoi allievi furono più di 1200!).

1960, Anouk Aimée in Lola
1964, Catherine Deneuve ne Les parapluies de Cherbourg
1987, Les Demoiselles de Rochefort, Françoise Dorléac e Catherine Deneuve

Agnès Varda non fu da meno. Grande fotografa, artista visuale, autrice di film molto belli e personali come Cléo dalle 5 alle 7 (1962), Les Créatures (1966), L’une chante, l’autre pas (1977) e lo stupendo crudele Senza tetto né legge (Sans toit ni loi, 1985, interpretato dalla bravissima Sandrine Bonnaire), Leone d’oro alla Mostra di Venezia dello stesso anno, oltre a un’infinità di “piccoli” film artigianali, uno più bello dell’altro.

In modo parallelo e diversissimo questa coppia anticonformista e indistruttibile si è sostenuta e amata come nessun’altra, accettando i propri lati oscuri o “irregolari” (erano entrambi omosessuali) senza per questo considerare mediocre o piccolo-borghese il resto del mondo, senza sentirsi meritevoli eletti o unti dal Signore. Affabili entrambi, gentilissimi, senza la prosopopea e il “son chi son” delle mezze calze; fossero o meno consci di sé e del proprio valore (credo che lo fossero) non lo davano certo a vedere.

1990, Jacques Demy e Agnès Varda durante la lavorazione di Garage Demy
1990, Agnès Varda, Philippe Maron, Edouard Joubeaud, Laurent Monnier e Jacques Demy

Bene ha fatto L’Accademia di Villa Medici a Roma a dedicarle la mostra “Agnès Varda. De-ci De-là. Paris Rome” documentando l’opera fotografica dellapoliedrica artista. Durerà ancora fino al 25 maggio e raccomanderei a tutti di non perderla.

Altra mostra da non perdere è quella organizzata dalla Cineteca di Bologna alla Galleria Modernissimo nel capoluogo felsineo dal titolo “Viva Varda! Il cinema è donna”. Durerà fino al 10 gennaio 2027 e si avvale di una mole di materiali provenienti dal fondo fotografico di Agnès Varda e dagli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione da lei fondata e oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy

1990, il giovanissimo interprete Philippe Maron che incarna Jacques Demy bambino
Una scena di Garage Demy. il taxi è una Renault Type KZ-4 10 CV
1930, Renault Type KZ-4 10 CV

Garage Demy è basto sui ricordi d’infanzia del regista; lo vediamo addirittura nell’atto di trascriverli a matita su un quaderno, contrastato dal gatto di casa in cerca di attenzione. Vi sono raccontati momenti diversi della crescita (e infatti gli interpreti sono tre: Philippe Maron, Edouard Joubeaud e Laurent Monnier) che troveranno poi una successiva incantata trasfigurazione nei film del regista. Ne vediamo gli spezzoni, montati in una suggestiva alternanza di colore e Bianco/Nero che sottolinea i piani diversi del racconto o li mischia senza per questo mandarci in confusione. Struggenti le immagini: primi piani e dettagli addirittura della grana della pelle, dei capelli ancora folti, delle rughe, degli occhi dolcissimi e rassegnati di Demy, della sua mano che lascia scivolare via la sabbia come una clessidra.

Questo gioiello è la conferma che Varda e Demy furono esponenti della nouvelle vague capaci di rappresentarne l’anima gentile e speculativa, quella più musicale che militante, in grado di scendere in profondità e scandagliare la commedia umana senza ergersi a giudici. Più e meglio dei dissacratori, spesso troppo settari per saperne raccontare la complessità, più dalla parte di François Truffaut che di Jean-Luc Godard. per intenderci, più poeti ipersensibili che perspicaci brillanti saggisti.

1966, Les Demoiselles de Rochefort. Agnès Varda, Jacques Demy e Catherine Deneuve sul set
1966, Jacques Demy, il compositore Michel Legrand et Agnès Varda (di spalle) durante le riprese di Les Demoiselles de Rochefort
1966, Les Demoiselles de Rochefort, Françoise Dorléac, Jacques Demy, Catherine Deneuve sul set durante una pausa

Come rivela il titolo, l’azione si svolge nell’officina dove papà Demy aggiusta, ripara e rifornisce di benzina le automobili dei sobborghi di Nantes, capoluogo del dipartimento della Loira Atlantica, attraversata dalla Loira, dall’Erdre, dalla Sèvre, dalla Chézine e dal Cens, oltre a numerosi ruscelli ormai canalizzati o interrati già ai tempi dell’infanzia di Demy.

La meccanica è il mondo di cui si nutre con naturalezza il ragazzino e lo dispone alla costruzione di ciò che più l’appassiona: il teatro di marionette prima, poi una sorta di cinema larvale, ottenuto con sistemi rudimentali ma efficaci, costruiti con pazienza un fotogramma dopo l’altro e offerti alla propria famiglia e a qualche amico in proiezioni casalinghe. Ne nasce una vocazione e il destino del piccolo Jacquot de Nantes non la tradirà né smentirà mai, tanto da farlo diventare un autore fra più apprezzati e amati nel mondo intero.

Nel film, come ci si aspetta, si vedono molte vetture francesi del periodo e colpisce lo scrupolo della Varda nel sceglierle: non solo le comuni utilitarie Renault Juvaquatre, Citroën AC4 o Peugeot 202 ma anche le più rare e costose Panhard, Berliet, Mathis, Amilcar, Delage, Delahaye, Lorraine-Dietrich, etc. Si vedono anche, quando imperversa l’occupazione tedesca, alcune Kübelwagen e una Citroën Traction Avant requisita dalla Wehrmacht e perciò con una la svastica malamente pittata sulla portiera.

Dopo la liberazione si vedranno sfilare, sempre nello scorcio ristretto dell’androne dell’officina che sembra fungere da fotogramma, alcuni mezzi militari alleati (Dodge e Jeep Willys) che trasportano le truppe vittoriose. Raramente in un piccolo/grande film come questo (Varda ha sempre lavorato con budget poco sostanziosi) il parco macchine e tutti gli sfondi risultano così pertinenti e accurati.

1935 Renault Monaquatre
1937, Renault Juvaquatre
1930, Citroën AC4
1939 Peugeot 202
1933, Mathis EMY4S
1937 Panhard &Levasseur Dynamic
1935, Delage D6 70 Sport
1934, Citroën Berline 7A
1942, Citroën Berline 7A requisita dalla Wehrmacht
1943, Kübelwagen
1943, camion Dodge 3/4 tons
1943, Jeep Willys

Anche se la mostra di Bologna durerà molto a lungo, suggerisco di non perderla anche per godersi l’inaugurazione a breve della nuova sede del Giuriolo, un parcheggio multipiano costruito ai tempi dei Mondiali mai terminato e lasciato in abbandono. Ora, felicemente sbloccato e riconvertito a sede dell’istituzione più iperattiva della città, ospiterà gli archivi della Cineteca e i suoi celebri laboratori di restauro (attività per cui si è distinta a livello mondiale a partire dai negativi di tutta l’opera di Charles Chaplin affidatale dalla famiglia) oltre che esposizioni, mostre e, ovviamente, proiezioni di film. Indovinate con che film verrà inaugurata… sì, proprio con Garage Demy!