Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Il Cinema Ritrovato e l’Aurelia del Sorpasso. Le novità della Cineteca di Bologna

Fondata nel 1963 la Cineteca di Bologna è diventata una delle più importanti del mondo soprattutto per aver affiancato alla conservazione dei film anche una preziosa attività di restauro e corsi di formazione ormai ambitissimi.

Un’attività che ha richiesto ampliamenti continui delle sue strutture, come le due sale del cinema Lumière, la Biblioteca, i laboratori, gli archivi della sede centrale. Cui si aggiunge l’appuntamento del Cinema Ritrovato che da quarant’anni chiama a Bologna più di 140.000 spettatori ogni anno. Si è resa perciò necessaria una sede con ampi spazi, trovata grazie al Comune, alla Regione e  a un gran numero di sponsor, nel parcheggio mai utilizzato costruito al Giuriolo ai tempi dei Mondiali, un luogo spettrale rifugio di disperati e tossicomani trasformatosi finalmente in un tempio del cinema intitolato a Renato Zangheri, che fu sindaco negli anni turbolenti dal 1970 al 1983, coraggioso e controcorrente nell’amministrare la sua città agli anni delle ribellioni giovanili, degli scontri con la polizia, della tremenda strage che devastò la stazione di Bologna provocando la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200.

Ispirandosi all’antica origine di parcheggio, il pirotecnico direttore della Cineteca Gianluca Farinelli e lo scenografo Giancarlo Basili (che ha allestito in città nelle gallerie del cinema Modernissimo anche la bella mostra dedicata ad Agnès Varda), ha pensato bene di allineare sulle rampe d’accesso ai piani una formidabile collezione di proiettori e attrezzi vari del cinema, oltre ad alcune automobili che hanno avuto a che fare col grande schermo. Come la Bianchina di Fantozzi, la Fiat Balilla utilizzata da Roberto Benigni per La vita è bella, una Harley Davidson usata da Federico Fellini in Amarcord, la Vespa di Vacanze romane di William Wyler, una Delage AE Toureur del 1913 attrice per Bernardo Bertolucci ne L’ultimo Imperatore.

La Delage AE Toureur 1913 de L’Ultimo imperatore

Il pezzo forte è però l’Aurelia B24 S convertibile che furoreggiò nel film di Dino Risi Il Sorpasso del 1962, l’auto più famosa del cinema italiano. Non una simile, proprio quella, sopravvissuta ai fasti dell’Italia del boom, acquistata nei primi anni 2000, restaurata e conservata come il gioiello che è dall’appassionato marchigiano Adalberto Beribè. Quest’auto, oggi considerata una delle più belle di sempre, capolavoro di Battista Pinin Farina, era nel 1962 considerata demodée e finita in mano a faccendieri e vorrei-non-posso come il disinvolto Bruno Cortona del film, interpretato da Vittorio Gassman.

la Lancia Aurelia B24S originale utilizzata ne Il Sorpasso

Le Aurelia utilizzate ne Il Sorpasso furono in realtà due. La prima era intestata alla Fair Film, la casa di produzione di Mario Cecchi Gori e fu acquistata di seconda mano per l’occasione. Utilizzata per gran parte delle riprese su strada, caratterizzata da una vistosa stuccatura non riverniciata sul parafango anteriore destro e sulla portiera dello stesso lato (idea del geniale scenografo Ugo Pericoli) aveva aggiunto ai fanalini posteriori di serie due minuscoli ripetitori di direzione a goccia, in ossequio al nuovo codice della strada. Dettaglio lecito perché molto praticato ai tempi, prima che le Case costruttrici provvedessero a integrarle nella fanaleria, ma che fa storcere il naso ai puristi perché il nitore formale della coda dell’Aurelia, quel sensazionale lato B modellato da Pinin Farina, ne risulta compromesso.

Il suo numero di telaio è 1329S, il colore è il celeste codice NF8012, gli interni sono in pelle Connolly color biscotto. Per non rischiare di fermare le riprese causa guasti, fu attiva fin dal primo giorno di riprese un’altra Aurelia B24S, una sorta di controfigura che purtroppo è andata perduta e di cui si conosce solo il numero di telaio 1268S, dunque anteriore all’altra, com’è abbastanza ovvio per chiunque sappia un minimo di organizzazione cinematografica. Nessuno sarebbe così sciocco da impostare un film con un’auto sempre in scena senza prevedere un “doppio” che possa sostituirla in caso di guasto o incidente. Dunque c’era sempre sul set anche una seconda Aurelia B24S convertibile, un vero peccato che non ne sia rimasta traccia. Le due Aurelia differivano in qualche altro particolare: il colore del doppio era un verde acquamarina, gli interni color tabacco. Difformità che non si sarebbero mai notate nel film visto che fu girato in bianco e nero dal grande direttore della fotografia Alfio Contini

1962 Il Sorpasso. L’Aurelia e Gassman nel quartiere deserto della Balduina a Roma

Osservate attentamente le due foto che seguono. Nella prima (telaio 1268S) sono riconoscibili i gruppi ottici posteriori dell’Alfa Romeo Giulietta Sprint in sostituzione degli originali. Nella seconda (telaio 1329S, la sopravvissuta) ai fanalini originali sono stati aggiunti due ripetitori a goccia aftermarket.

Va ricordato che la prima serie dello spider Aurelia B24 – alla quale veniva aggiunta una S se la guida era a sinistra – nacque nel dicembre 1954 utilizzando il propulsore progettato da Vittorio Jano e Francesco De Virgilio per la berlinetta B20, disegnata inizialmente da Giovanni Michelotti per la carrozzeria Ghia di Felice Mario Boano. Boano non aveva però spazi sufficienti e chiese all’amico Vittorino Viotti di supportarlo nella fornitura. Viotti era dotato di spazi grandi oltre che di una vera linea di montaggio e in totale riuscì a consegnarne 98. Dato che la richiesta dei concessionari era alta e la capacità dei due non era comunque sufficiente, sarà Battista Pinin Farina a completare la commessa della 1a serie (ne farà 400). A lui si deve la ristilizzazione della B20 nelle proporzioni che diventeranno definitive e sarà sempre lui a scolpire subito dopo le forme curvacee della B24, un misto di grazia femminea e aggressività felina, creata dal gruppo di lavoro capitanato da Franco Martinengo, pittore diplomato all’Accademia Albertina di Torino e responsabile del Centro Stile. Stiamo parlando di un plotone di genii

1954, disegno quotato dell’Aurelia B24 prima serie impropriamente chiamata America

La seconda serie, denominata Convertibile “America” B24S fu prodotta dal luglio 1956 al dicembre 1956 e si caratterizza per alcune modifiche (parabrezza, cruscotto, paraurti, un labbro più pronunciato alla base della bauliera) che rendono meno selvaggia l’Aurelia e ne ingentiliscono l’impatto formale. La terza serie, prodotta dall’inizio del 1957 alla fine del 1958 e denominata B24S Convertibile, introduce minime modifiche meccaniche ed è quasi indistinguibile dalla seconda. La dizione “America” caratterizza quindi solo la seconda serie ed è errore madornale attribuirla alla prima. Ma tant’è: la moneta cattiva scaccia quella buona e questo scorretta dizione imperversa ormai perfino sulle riviste specializzate.

Dino Risi, Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant sul set del film