Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Chet Baker, il pieno di musica e di benzina, please

Per alcuni mesi ho fatto un sogno ricorrente. Mi trovavo in una non precisata segreteria di Conservatorio dove, analizzati distrattamente i miei “titoli artistici”, mi veniva assegnato un incarico presso una pompa di benzina. Mi trovavo poi di colpo lì, sul punto di cominciare il lavoro. 

Inutile dire che nel sogno mi appariva perfettamente logico ottenere la gestione della stazione di servizio invece che una cattedra di chitarra. La stazione somigliava a una che sta dalle parti del Monte San Vicino in provincia di Macerata, un luogo mitologico, ora in disuso, che tento di fotografare da vent’anni senza mai riuscirci. Dal sogno ricevevo un gran sollievo al pensiero di poter suonare tutto il giorno nel gabbiotto rimesso a nuovo. Al risveglio ne ricavavo persino una sensazione di felicità: le stazioni di servizio sono da sempre una delle mie passioni, le trovavo bellissime anche da bambino, molto prima di conoscere Edward Hopper.

1940, Edward Hopper, study for Gas Station (Withney Museum di New York)
1940, Edward Hopper, Gas Station (MOMA di New York)

In uno dei mille aneddoti sulla vita di Chet Baker lo troviamo a lavorare in una pompa di benzina, nel periodo in cui si era ritirato dalle scene dopo aver perso i denti in una rissa. In realtà è molto probabile che i suoi denti si fossero rovinati a causa dell’abuso di eroina. Ma il fatto è reale: Chet Baker non aveva più i denti, il che per un trombettista significa dover ricostruire completamente il modo di poggiare le labbra sul bocchino dello strumento, ovvero imparare di nuovo a suonare. 

Il fatto avvenne tra il 1969 e il 1973 e – racconta Baker – furono anni in cui nella stazione di servizio era impiegato 16 ore al giorno: un understatement che sintetizza il lavoro enorme e disperato che deve aver fatto sulla sua tromba! Trovò un modo nuovo togliendosi la dentiera e suonando completamente senza denti, ricostruendo un suono soffiato, vellutato, che diventerà il suo marchio di fabbrica per tutta la seconda parte della sua tormentata carriera.

Un karma crudele aveva voluto che fosse arrestato nell’agosto del 1960, dunque molti anni prima, proprio in una stazione di servizio sulla strada per Lucca. I carabinieri erano stati chiamati dal solerte addetto alle pompe, insospettito dall’aria furtiva e ciondolante con cui s’era rinchiuso nella toilette. Lo trovarono che aveva perso i sensi, l’ago ancora infilato nel braccio. Fu condannato a 16 mesi da scontarsi nel carcere di San Giorgio per uso di stupefacenti e falsificazione di ricette. La direzione gli concesse di suonare due volte al giorno per soli 5 minuti. I lucchesi appassionati di jazz si davano appuntamento quelle due volte sotto i bastioni della prigione, anticamente un convento, per ascoltarlo e commuoversi.

Edward Ruscha, Twentysix Gasoline Stations

Anche Charles Bukowski e Raymond Carver sono stati benzinai per guadagnarsi da vivere in anni in cui la letteratura non li ripagava. Alle stazioni di servizio l’artista Edward Ruscha dedica uno dei suoi primi libri, Twentysix Gasoline Stations. La mia preferita resta quella di Jacques Demy per il finale di Les Parapluies de Cherbourg (1964), con la musica di Michel Legrand al suo massimo splendore.

Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy

Quando ho smesso di fare quel sogno, è emersa dalla memoria la storia, per alcuni versi analoga a quella di Chet Baker, di un interprete di musica classica ritiratosi per un paio d’anni a lavorare in una stazione di servizio. Ho consultato biografie, lettere di grandi interpreti, aneddoti, storie di ogni genere, alla ricerca del nome di quel musicista.

A dire il vero una volta, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, un nome è uscito fuori, ma si trattava di un’informazione falsa. Ho protestato. L’intelligenza artificiale si è anche scusata. «Hai ragione – mi ha scritto – è stata un’allucinazione». O un sogno.

Chet Baker suona la tromba nell’infermeria del carcere di San Giorgio a Lucca, dipinto di Antonio Possenti
1961, Lucca. Chet Baker e la moglie Halema Ali Boughaza leggono della scarcerazione del musicista dopo 16 mesi di detenzione per droga