Ogni tanto è bello fantasticare, ecco perché compio regolarmente inutili scorribande sui siti di auto d’epoca o di aste prestigiose sparse per il mondo, non certo con l’idea di fare l’investimento della vita ma di precipitare piuttosto nell’infanzia dei desideri proibiti e di quello che uno vorrebbe per sé “da grande”, senza troppo preoccuparsi se realizzabile o meno. Sognare, per ora, non costa nulla.
È così che mi sono imbattuto in due gioielli coetanei e rivali, proibitive all’epoca per rarità e lista d’attesa e oggi ancor più preziose e fuori portata per la smania collezionistica che alimenta soprattutto le bolle speculative. Si tratta in entrambi i casi di due capolavori del nostro design, anche se una è italiana al 100%, anzi modenese, e l’altra è inglese purosangue (che ha voluto però un couturier italiano). La prima è la Ferrari 250 GT berlinetta SWB, disegnata da Franco Martinengo e Aldo Brovarone per Pininfarina e realizzata da Sergio Scaglietti, l’altra è l’Aston Martin DB4 GT disegnata da Ercole Spada per la carrozzeria milanese Zagato.


Queste due auto hanno qualcosa di simile, pur nello stile diverso delle due firme, un’aria da felino acquattato pronto a spiccare il balzo, muscolose per natura e non per ingestione di steroidi anabolizzanti, proporzionate come gli atleti di Riace e non mostruosità di culturisti pompati che sembrano sul punto di esplodere come palloncini. Zagato, che si è sempre segnalato per un certo gusto provocatorio ed estremo delle sue realizzazioni, si è qui avvicinato al classicismo di Pininfarina e le due automobili hanno un equilibrio, una consanguineità direi, che sfida il tempo e le rende ancora oggi attuali, in nulla invecchiate. Appartengono (sempre che non le abbia nel frattempo già vendute) alla collezione di Tom Hartley, uno dei dealer più quotati d’oltremanica specializzato in fuoriserie eccezionali. e vetture da competizione. Ci piace metterne in sequenza le immagini per sottolineare somiglianze e difformità.




Gli interni sono più “civilizzati” nella Ferrari e assecondano la natura originaria di grand toureur mentre nell’Aston Martin sono molto più semplici e spartani rivelandone da subito la vocazione corsaiola.


Sistemazione simile della ruota di scorta nell’angusto bagagliaio. Nell’Aston Martin è appoggiata sul serbatoio supplementare. La coppia più celebre di piloti della DB4 GT è stata quella costituita da Roy Salvadori e Innes Ireland al Tourist Trophy del 1962 disputatosi a Goodwood, dove diede filo da torcere alla Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto che vinse la gara.


Le unità motrici erano molto diverse; la Ferrari montava il V12 a 60° di 2953,21 cc progettato da Gioachino Colombo e sviluppato da Giotto Bizzarrini e Carlo Chiti (sostituiti dall’imberbe Mauro Forghieri dopo il loro improvviso licenziamento), mentre l’Aston Martin si affidava al 6 cilindri in linea di da 3.670 cc con doppio albero a camme in testa progettato da Tadek Marek, Harold Beach e John Wyer. Le prestazioni erano simili (molto dipendeva dai rapporti montati) anche se la Ferrari sviluppava tra 260 ed i 280 CV a 7000 giri nelle versioni da competizione (240 CV nelle versioni stradali[] e l’Aston Martin raggiungeva i 302 CV a 6000 giri.


Una ulteriore evoluzione della DB4 GT Zagato modifica il frontale per carenare la fanaleria (succederà lo stesso con le coeve Lancia Flaminia trattate dalla Casa di via Giovanni Battista Giorgini 16) imprimendole ulteriore aggressività sportiva.






