
La scomparsa di Brigitte Bardot ha scatenato insieme al rimpianto generale anche molte inutili rivelazioni sulla sua vita privata, cosa che poco interessa un sito che si occupa di auto. Un caro amico ha però voluto segnalarmi il ritrovamento nel 2018 di un’auto che pare sia appartenuta alla stupenda attrice, un modello costruito in un paio di esemplari da Giovanni Michelotti, sempre su telaio Jaguar XK140 come per altre rare commissioni (ne abbiamo parlato anche qui)

È stata recuperata a Gand (Ghent), in Belgio, durante lo sgombero di un deposito dov’erano stivate altre vetture in tristi condizioni: un Maggiolino VW, unaCitroën CX, una Tatra 603, una Jaguar XKE Type, una Jaguar MKII, una Chevrolet Corvette anni 50 e una Ferrari 308 GT4. Tutte auto abbastanza rare ma non pezzi unici come il gioiello apparso improvvisamente agli occhi di Gregory Tuytens, esperto della casa internazionale d’aste Bonhams.

«Si tratta di una Jaguar XK140 che apparteneva al proprietario belga fin dal 1999, ma non abbiamo purtroppo alcun documento che permetta di rintracciare la sua storia precedente” come Tuytens aveva dichiarato al giornalista Johan Dillen della rivista Rétro nel marzo del 2018. In quella sede l’esperto ventilava addirittura la possibilità che fosse appartenuta a Brigitte Bardot.

Un mese dopo, sempre su Rétro, Johan Dillen, fu in grado di offrire nuovi elementi che riportiamo integralmente:
In seguito al nostro appello, abbiamo ricevuto diverse risposte dall’Australia, ma soprattutto dall’autore francese e specialista di Jaguar, Bernard Viart. Questi confermò che il numero di chassis corrisponde a una Michelotti XK140 effettivamente in repertorio… Dice Viart: “all’inizio degli anni 80 sono andato a vedere quest’auto da un commerciante britannico su richiesta del collezionista francese di Jaguar Roland Urban che ne entrò in possesso fino agli anni 90. La auto era dotata di una testata da corsa e dello scarico laterale della C Type”.

La XK140 color crema d’origine era stata consegnata nel 1955 a Jeanne Gaymard a Parigi. Nel 1957 Gaymand rimase gravemente ferita in un incidente e l vettura fu portata a Torino da Michelotti dove fu ricarrozzata e completata nel 1960 o 1961. Dopo di che la prospettiva che quest’auto sia appartenuta a Brigitte Bardot sembra molto aleatoria. Un dubbio che viene confermato dal basso prezzo di partenza dell’asta che si terrà a Monaco il 13 maggio 2018.
Per la cronaca: la base d’asta era fissata fra i 10.000 e i 15.000 euro, è riuscita a spuntare la rispettabile cifra di 365.000 pur senza alcuna certezza che fosse appartenuta all’attrice francese. Non conosco eventuali successivi passaggi di proprietà né le ulteriori fortune di quest’auto, ma finché non spunteranno da qualche archivio immagini di Brigitte Bardot al volante della Michelotti XK140 temo che il dubbio resterà per sempre.
Un articolo di Matthias Kierses su Secret Classic dell’aprile 2018 ha aggiunto altri particolari sul “periodo belga” della vettura. Un carrozziere di nome Schephens aveva acquistato l’auto nel 1999 al Classic Car Show di Bruxelles e aveva iniziato un restauro integrale che, purtroppo fu interrotto dalla sua morte prima di poterlo completare. Qui sotto altre immagini di com’è stata ritrovata l’auto nel capannone di Schepens (courtesy by Bonhams).




In seguito a un primo restauro conservativo (probabilmente voluto da Roland Urban che alla fine degli anni 60 fondò il French Jaguar Driver’s Club) possiamo notare alcuni particolari interessanti. Per esempio il trattamento del cruscotto molto simile, per non dire identico a quello delle coeve Lancia Flaminia Sport carrozzate da Zagato. Perfino la strumentazione è la stessa:




Anche i gruppi ottici anteriori sono gli stessi di un’altra supercar francese dell’epoca: la prestigiosa Facel III della Facel Vega. Quelli posteriori sono invece i molto più comuni Carello in dotazione anche alle Fiat 1300/1500 berlina prima serie.


In ogni caso, sia stata o meno proprietà della bella e indimenticabile attrice, questa Jaguar XK140 carrozzata da Michelotti resta un’auto specialissima e di grande pregio, esempio tipico di un’epoca in cui perfino i francesi venivano in Italia per “vestire” (il colmo!) le proprie auto. In seguito anche la moda italiana avrebbe messo a dura prova le grandi Maison parigine, fino a quel momento spadroneggianti (non a torto) nel mondo intero. Resta chiaro però che in quella metà degli anni 50 i carrozzieri italiani non avevano rivali in tema di auto sportive, malgrado in Francia esistessero abili carrozzieri come Chapron, Franay, Figoni et Falaschi, Saoutchik, Henri-Labourdette, Letourneur et Marchand. Non stupisce che, volendo rivestire la propria Jaguar, perfino un francese abbia preferito rivolgersi a noi.
In apertura le abbiamo dedicato una delle innumerevoli copertine che la rivista ELLE le ha dedicato (al tempo non aveva compiuto i trent’anni). Vorremmo concludere con la prima copertina dedicata alla sconosciuta sedicenne Bardot, quando ancora sognava di fare la modella o la ballerina e mai avrebbe potuto sospettare la fama planetaria che di lì a poco l’avrebbe investita. Il colore verde, quello di chi di sua beltà si fida, le ha sempre portato fortuna.




