Hanno ragione Giorgetto Giugiaro e il figlio Fabrizio. Fra cinque anni guideremo solo auto cinesi. Non è una provocazione. Non è la solita frase a effetto. È semplicemente quello che accadrà se i costruttori europei non smetteranno di considerarsi intoccabili e immortali. “Bisogna guardare in faccia la realtà- ha detto Giugiaro a Quattroruote, in un’intervista rilasciata in occasione di una serata per il settantesimo anniversario del mensile – in Europa ci consideriamo ancora detentori di un’intelligenza automotive che non abbiamo più. Prima i giapponesi, poi i coreani, ora i cinesi hanno mostrato una velocità impressionante nell’imparare da noi e poi nel superarci. In Cina non interessa il valore dei brand: non hanno questo patrimonio, ma neppure questo vincolo. Spostano il focus sul prodotto e realizzano auto ben fatte. Il baricentro della storia si è ormai spostato altrove. O ci svegliamo o siamo destinati a sparire”.

Ecco, proprio quest’ultima frase mi ha fatto tornare in mente una considerazione simile di Fujio Cho, presidente della Toyota, nei primi anni Duemila: “L’auto deve cambiare o non sopravviverà al ventunesimo secolo”. Parole che hanno anticipato l’evoluzione della mobilità su quattro ruote. Parole che la casa giapponese ha trasformato in fatti con l’alimentazione ibrida, l’elettrificazione dell’automobile che oggi tutti adottano ma che alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, sembrava quasi una follia. Perché tutti i costruttori pensavano a ben altro, con la crescita a tutti i costi come primo obiettivo.

Guideremo solo auto cinesi fra cinque anni? Come si stanno mettendo le cose è più che probabile. “Non perché costeranno meno, ma perché saranno oggettivamente migliori” dice ancora Giugiaro. I cinesi hanno iniziato vent’anni prima dell’Europa a puntare sull’auto elettrica con un sistema industriale. Hanno maturato anche una visione estetica. Concepiscono il cambiamento come fattore essenziale per lo sviluppo di un prodotto. Sono veloci e senza pregiudizi. Guardano, soprattutto, cosa vuole il mercato e non impongono decisioni astratte, presuntuose e indiscutibili.

L’auto cambia perché è un prodotto vivo. Cambia insieme a tutto ciò che le sta intorno, compreso il linguaggio per raccontarlo. Chi continua a ignorare tutto questo è destinato a ridimensionarsi e forse a sparire. Anche se gli adulatori continueranno a raccontare un fallimento scambiato per un trionfo. A scambiare un restyling per una rivoluzione.



