Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Processo alla sicurezza in automobile. Ora la Cina vuole riscrivere le regole

Potrà essere la Cina a guidare la rivoluzione della sicurezza in automobile? O almeno a riscriverne le regole? La prima risposta che ci viene in mente è decisamente negativa. In Europa la percezione dei prodotti automobilistici cinesi non permette ancora di pensare a qualcosa del genere. Eppure, qualcosa sta cambiando. E anche molto velocemente, vista la portata e la potenza dell’industria automobilistica della grande muraglia, leader mondiale di produzione e vendite.

Succede, infatti, che proprio alcune delle più importanti tecnologie che, in questi ultimi anni, hanno reso l’automobile più sicura e affidabile sembrano accusare qualche crepa. E, guarda caso, i primi segnali o meglio, i primi dubbi arrivano proprio dalla Cina che ha contribuito a portare innovazione e sistemi elettronici a bordo al livello più estremo. Insomma, è proprio la Cina a voler rimettere tutto in discussione e a provare a riscrivere le regole della sicurezza.

Vediamo, dunque, di cosa si tratta. L’ultimo cambio di rotta mette nel mirino la strumentazione. Niente più super cruscotti digitali e touch ma ritorno ai comandi manuali, tasti e pulsanti che nel giro di pochi anni erano stati cancellati (con disonore). E non si tratta di un consiglio. Il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (Miit) ha deciso, infatti, di rendere obbligatori i cosiddetti “comandi fisici” per alcune funzioni essenziali, come indicatori di direzione, tergicristalli e attivazione dei sistemi di assistenza alla guida. Secondo l’amministrazione cinese le funzioni fondamentali di un’automobile devono poter essere attivate senza eccessivo ricorso alla vista, riducendo le distrazioni legate all’interazione con i display touch.

Si tratta di un vero e proprio processo di revisione a cui hanno partecipato grandi gruppi come Geely, Byd, Great Wall Motor e Faw-Volkswagen. Un segnale, dunque, che il settore automotive sta prendendo atto della necessità di riequilibrare innovazione digitale e sicurezza funzionale.

Stessa sorte “revisionista” è toccata recentemente alle maniglie a scomparsa, anche queste bandite dalle auto cinesi a partire dal prossimo anno con apposita disposizione del governo che obbliga le case automobilistiche a produrre auto e veicoli commerciali leggeri dotati di leve di apertura meccaniche visibili. L’obiettivo è sempre quello della sicurezza. In questo caso, rendendo più rapido ed efficace l’intervento dei soccorsi in caso di incidente come incendio o perdita di potenza elettrica, situazioni in cui è risultato difficile proprio aprire le portiere: in alcuni casi la tecnologia, invece di aiutare, ha complicato l’uscita dal veicolo. 

Infine, tra le nuove tecnologie bocciate dai cinesi c’è anche il volante a cloche. Per capirci, quello tagliato a metà, al momento destinato solo ad auto sportive. In questo caso si tratta di una proposta del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology che riguarda “Disposizioni per la protezione dei conducenti dalle lesioni causate dal meccanismo di sterzo dei veicoli a motore”. Questi volanti farebbero aumentare i rischi di lesioni fisiche per i guidatori in caso di impatto frontale con l’airbag che potrebbe posizionarsi in posizione anomala mettendo a rischio il guidatore.

Questo il pensiero cinese. Come andrà a finire è ovviamente tutto da vedere perché l’automobile è un prodotto in continua evoluzione e quello che vale oggi non è per nulla detto che valga domani.