Potrà essere la Cina a guidare la rivoluzione della sicurezza in automobile? O almeno a riscriverne le regole? La prima risposta che ci viene in mente è decisamente negativa. In Europa la percezione dei prodotti automobilistici cinesi non permette ancora di pensare a qualcosa del genere. Eppure, qualcosa sta cambiando. E anche molto velocemente, vista la portata e la potenza dell’industria automobilistica della grande muraglia, leader mondiale di produzione e vendite.
Succede, infatti, che proprio alcune delle più importanti tecnologie che, in questi ultimi anni, hanno reso l’automobile più sicura e affidabile sembrano accusare qualche crepa. E, guarda caso, i primi segnali o meglio, i primi dubbi arrivano proprio dalla Cina che ha contribuito a portare innovazione e sistemi elettronici a bordo al livello più estremo. Insomma, è proprio la Cina a voler rimettere tutto in discussione e a provare a riscrivere le regole della sicurezza.

Vediamo, dunque, di cosa si tratta. L’ultimo cambio di rotta mette nel mirino la strumentazione. Niente più super cruscotti digitali e touch ma ritorno ai comandi manuali, tasti e pulsanti che nel giro di pochi anni erano stati cancellati (con disonore). E non si tratta di un consiglio. Il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione (Miit) ha deciso, infatti, di rendere obbligatori i cosiddetti “comandi fisici” per alcune funzioni essenziali, come indicatori di direzione, tergicristalli e attivazione dei sistemi di assistenza alla guida. Secondo l’amministrazione cinese le funzioni fondamentali di un’automobile devono poter essere attivate senza eccessivo ricorso alla vista, riducendo le distrazioni legate all’interazione con i display touch.
Si tratta di un vero e proprio processo di revisione a cui hanno partecipato grandi gruppi come Geely, Byd, Great Wall Motor e Faw-Volkswagen. Un segnale, dunque, che il settore automotive sta prendendo atto della necessità di riequilibrare innovazione digitale e sicurezza funzionale.

Stessa sorte “revisionista” è toccata recentemente alle maniglie a scomparsa, anche queste bandite dalle auto cinesi a partire dal prossimo anno con apposita disposizione del governo che obbliga le case automobilistiche a produrre auto e veicoli commerciali leggeri dotati di leve di apertura meccaniche visibili. L’obiettivo è sempre quello della sicurezza. In questo caso, rendendo più rapido ed efficace l’intervento dei soccorsi in caso di incidente come incendio o perdita di potenza elettrica, situazioni in cui è risultato difficile proprio aprire le portiere: in alcuni casi la tecnologia, invece di aiutare, ha complicato l’uscita dal veicolo.

Infine, tra le nuove tecnologie bocciate dai cinesi c’è anche il volante a cloche. Per capirci, quello tagliato a metà, al momento destinato solo ad auto sportive. In questo caso si tratta di una proposta del Ministero dell’Industria e dell’Information Technology che riguarda “Disposizioni per la protezione dei conducenti dalle lesioni causate dal meccanismo di sterzo dei veicoli a motore”. Questi volanti farebbero aumentare i rischi di lesioni fisiche per i guidatori in caso di impatto frontale con l’airbag che potrebbe posizionarsi in posizione anomala mettendo a rischio il guidatore.
Questo il pensiero cinese. Come andrà a finire è ovviamente tutto da vedere perché l’automobile è un prodotto in continua evoluzione e quello che vale oggi non è per nulla detto che valga domani.
