Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni e le belle auto degli anni Cinquanta

Mi è capitato di rivedere poche sere fa Cronaca di un amore, l’esordio nel lungometraggio di Michelangelo Antonioni nel 1950, uno di quei film visti nella giovinezza con devozione obbligata dallo statuto autorevolissimo di questo cineasta che negli anni 60 e 70 era l’idolo di tutti noi. Ricordavo poco del film: la bellezza conturbante di Lucia Bosé e del suo irresoluto amante Massimo Girotti (lo stesso interprete di Ossessione, altro film seminale e altro esordio nel 1943 del padreterno Luchino Visconti), le atmosfere nebbiose e umide (Eugenio Montale avrebbe detto piovorne) di una Milano suturna e bigia come la Parigi dei bassifondi, in continua oscillazione fra le tristi pensioncine di chi deve arrangiarsi e il design modernista degli interni borghesi, anzi l’esibizione e l’opulenza di gente ricca sfondata. 

Ricordavo benissimo un complicato piano-sequenza (che prima della nouvelle vague non si chiamava così; le maestranze italiane lo definivano con ironica familiarità tutto-legato) collocato su un ponte di ferro che sovrastava il Naviglio, dove il continuo movimento della macchina da presa permetteva di scrutare il paesaggio circostante a 360° pur senza mai perdere la centralità dei protagonisti. La visione di Cronaca di un amore non è stata una delusione, come qualche volta succede, non ho dovuto riscrivere la mia storia di aspirante cineasta e nemmeno ho percepito quell’aria-del-tempo che talvolta fa invecchiare male i film, li guasta anziché enfatizzarli come coi grandi vini. Nel film, ambientato quasi tutto a Milano e in piccola parte anche nella Ferrara città natale del regista allora trentottenne, c’è un’attenzione all’architettura e al paesaggio che diventeranno ancor più evidenti nei film successivi (basti pensare alla Londra di Blow Up o al deserto di Zabriskie Point, per non dire della vegetazione autunnale ridipinta ad arte in Deserto rosso), un occhio che cerca continuamente la composizione dell’immagine anche quando è costretta a muoversi per le continue evoluzioni della cinepresa.

Ci sarebbe da scrivere pagine su pagine a proposito della bellezza della giovanissima interprete (che la leggenda vuole scoperta mentre faceva la commessa in una pasticceria milanese dal pigmaglione Luchino Visconti), una beltà che cancellava tutti i precedenti canoni muliebri per imporne la magrezza, gli zigomi alti caucasici, il taglio di capelli modernissimo e, per i tempi, sconvolgente, simile al taglio “alla maschietta” delle ragazze parigine o berlinesi degli anni Venti. Altri film successivi offriranno occasione di magnificarne la bellezza, ma in questo la Bosé può fare ostensione di una bravura davvero sorprendente in un’attrice alle prime armi, intensa, tormentata, piena di ambivalenze e doppi fondi segreti.

All’interno dell’Alfa Romeo 6C 2500 Freccia d’Oro, assemblate dalla Carrozzeria Alfa, antesignana del Centro Stile Alfa Romeo, prima Alfa del dopoguerra

Nel film compaiono alcune automobili che rappresentavano all’epoca l’epitome della nostra sapienza meccanica e stilistica. Si vedono comparire, in mezzo a un traffico da dopoguerra pieno di automezzi sgangherati, le sontuose berline e berlinette degli industriali milanesi frequentatori della Scala o del Cova (Alfa Romeo 2500 carrozzata Touring, Lancia Astura carrozzata Stabilimenti Farina) e la Lancia Aprilia che il ricco industriale Fontana mette a disposizione della giovane moglie irrequieta sperando di conquistarne la riconoscenza se non l’amore.

Cronaca di un amore, scena all’idroscalo di Milano

Sarà proprio lei, Paola, che per far guadagnare qualche soldo all’amante pretende per il suo compleanno una macchina sportiva. Questa si materializza in una fiammante Maserati A6 1500 6C carrozzata da Pinin Farina, in produzione dal 1947 al 1951. Macchina derivata dalle competizioni e perciò nervosa e velocissima, dalle prestazioni così esuberanti che Fontana non vuole saperne di regalarla alla moglie mettendone a repentaglio la sicurezza.

1949 Maserati A6 1500 GT Pinin Farina

Ripiega perciò su un’auto altrettanto bella anche se meno performante: la Cisitalia 202 GS cabriolet, carrozzata ugualmente da Pinin Farina e in produzione anch’essa dal 1947 fino al 1949, quando la Cisitalia entrerà in amministrazione controllata, anche se le ultime vetture saranno commercializzate fino al 1952.

Scena di Cronaca di un amore con la Cisitalia 202 GS (foto Pugliese)
1948 Cisitalia 202 GS cabriolet Pinin Farina
1950, Michelangelo Antonioni insieme agli interpreti del suo film

È noto che Antonioni ha sempre avuto un debole per le auto. Tanto che il collega Dino Risi si divertì a sbeffeggiarlo ne Il Sorpasso facendola sparare grossa a Vittorio Gassman al volante della sua Aurelia B24: “L’hai vista L’eclisse? Io c’ho fatto ‘na pennica… bel regista Antonioni… c’ha ‘na Flaminia Zagato… una volta sulla fettuccia di Terracina m’ha fatto allunga’ er collo!”.

In questa bella foto del 1958 lo vediamo guardare con amore l’auto posseduta prima della Flaminia Zagato, la stupenda Lancia Aurelia B20.

Lancia Flaminia Sport Zagato del 1962