Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Citto Maselli, il regista con la bella Flaminia bicolore

Anna Magnani, Luchino Visconti e Citto Maselli, suo assistente per il film Siamo donne del 1953

Francesco Maselli, per tutti Citto (l’affettuoso nomignolo che nel senese, terra d’origine della famiglia, si dà ai bambini) è stato a lungo il più giovane debuttante del cinema italiano (25 anni) con Gli sbandati del 1955, prima di venir detronizzato da Bernardo Bertolucci (21) con La commare secca del 1962. Come spesso accade agli enfant prodige Maselli ha indossato la sua eterna giovinezza fino alla fine e davvero si può dire che quando è mancato nel 2023, ci è venuto meno un fanciullo di 92 anni, un citto appunto, tanta era intatta in lui la curiosità per gli altri e l’allegra generosità ai limiti dell’incoscienza che lo caratterizzavano. In un ambiente che non si segnala per tepore affettuoso né per magnanimità verso gli altri, Maselli conservava una natura disponibile, per nulla snobistica o modaiola, attratto dagli altri diversi da lui e sinceramente attento, esempio di come sarebbe bello comportarsi e anche salutare. Va detto che questa caratteristica era comune alla generazione dei cineasti del dopoguerra, gente come Roberto Rossellini, Carlo LizzaniFrancesco RosiValerio ZurliniErmanno Olmi, Mauro BologniniMario MonicelliEttore Scola e tantissimi altri (parlando solo di registi) che, pur non lasciandosi sfuggire il motto tagliente e crudele (meglio perdere un amico che una battuta, diceva Ennio Flaiano) erano sempre pronti a dare una mano e soccorrere i colleghi minimizzando le rivalità e sentendosi parte di una stessa famiglia. Sarà stata questa la famosa egemonia culturale?

Lucia Bosè in una scena de Gli Sbandati

In queste righe vorrei ricordarlo non solo per le virtù del cineasta, anche se sono tanti i film per i quali lo ammiro. A cominciare da quel folgorante debutto del 1955 girato a Ripalta Cremasca, nella villa di Arturo Toscanini (grazie all’intercessione di Luchino Visconti, in consuetudine col Maestro), non lontano da casa mia e dove ancora oggi si ricordano della sfolgorante avvenenza di Lucia Bosè, bellezza magnetica e conturbante, modernissima. I film di Maselli, mai banali, mai corrivi, mai veramente liquidabili come “politici” o “impegnati”, hanno volato molto più alto, nelle zone pericolose del dubbio e della riflessione ipercritica (Lettera aperta a un giornale della sera del 1970, Il sospetto del 1975, Le ombre rosse del 2009, per non citare che questi, riusciti o meno che fossero) piuttosto che suonare il piffero per la rivoluzione come pretendevano i chierici e i salmodianti. Sui detrattori per partito preso, meglio stendere un velo pietoso.

1970, Lettera aperta a un giornale della sera
1975, Il sospetto
2009, Le ombre rosse

Voglio però ricordarlo anche per un’altra (per me immensa) qualità, qualcosa che da lui non ci si sarebbe aspettato. Pur essendo politicamente davvero impegnato (spiritoso e autoironico il suo cameo nel film di Ettore Scola La terrazza, dove interpreta sé stesso con Vittorio Gassman e Stefania Sandrelli che cercano di evitarlo in un baretto dalle parti di Botteghe Oscure temendo voglia attaccare bottone!) Citto Maselli aveva una imprevedibile passione per le auto d’epoca. Lo scoprii quando, a metà circa degli anni Settanta, lo vidi sfrecciare per Roma al volante di una opulenta Lancia Flaminia Berlina bicolore (Nero e Avorio Chantilly) che, dopo essere stata l’auto della nomenklatura italiana, era rapidamente decaduta e guardata con altezzosa commiserazione (macchinone da zingari, dicevano i benpensanti, les gens bien intentionnés delle canzoni di Georges Brassens). 

Maselli guidava quella stupenda berlina, tenuta come fosse appena uscita dalle catene di montaggio di Borgo San Paolo, a Torino, con elegante sprezzatura, nello stesso modo distratto con cui amava vestirsi. Ricercato ma vagamente demodé, con accostamenti di colore anomali e ammalianti (gusto che lo accomunava alla sorella Titina, meravigliosa pittrice) che non lo facevano assomigliare a nessun altro. Un uomo seducente e radioso che sapeva godersi al vita, tutto il contrario della tetraggine militante e moralistica che viene affibbiata ai suoi film (che ponevano domande piuttosto che salmeggiare risposte automatiche).

Oggi quell’andarsene in giro con vecchie auto, quasi ostentando orgogliosamente la decadenza cui le condanna il consumismo forsennato, sarebbe giudicato “elitario”, antipatica sciccheria radicale. Si tratta invece della stessa fedeltà agli antichi amori che per Citto Maselli furono sempre il Cinema, gli Amici e la Politica, senza curarsi che agli altri sembrassero passioni spente o fuori moda. Che fine avrà fatto quella Flaminia bicolore? Sopravvive? Sarà in buone mani? Lo spero sinceramente.

con la scrittrice Goliarda Sapienza, sua compagna dal 1948 al 1965
1968, col direttore della fotografia Alfio Contini sul set di Ruba al prossimo tuo
2007, Mario Monicelli, Francesco Rosi, Citto Maselli