Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Georges Brassens, il poeta che sbeffeggiava i potenti, amava le Citroën e non se la sentiva di comprare la Range Rover

Georges Charles Brassens (Sète, 22 ottobre 1921 – St. Gély-du-Fesc, 29 ottobre 1981) è stato un poeta prima ancora che un celebre chansonnier e attore francese, un caposcuola che ha avuto grande influenza sui cantautori europei degli anni 60 (come ammisero Fabrizio De André, Fausto Amodei e Nanni Svampa che lo tradussero, quest’ultimo addirittura in milanese!). Rime e metrica coltisime provenivano direttamente dai padri fondatori della lingua francese come Fançois VillonVictor Hugo, Paul Verlaine, Guillaume Apollinaire, mentre le ascendenze musicali si possono ritrovare nella tradizione popolare e in Charles Trenet di cui studiò a fondo lo stile, oltre che nel jazz americano di cui adottò sincopi e fratture riconoscibili nel fraseggio della sua chitarra. Anarchico e anticlericale, risultò sempre indigesto a qualsiasi establishment, adorato invece da milioni di appassionati che mai si scandalizzarono né mai presero cappello per il suo canto dissacratorio e libero. 

1960ca, Georges Brassens con uno dei suoi cani
1956, Georges Brassens e Joha Heiman a Sète, la sua città natale

Fedele alle idee, alle amicizie, agli animali, alle chitarre (la Jacques Favino, la Gérôme, la  Antoine Di Mauro), alle pipe e perfino alle automobili, lo vediamo in una bella foto del 1956 con Joha Heiman (che lui chiamava Püpchen, “bambola” in tedesco), la compagna di una vita, accanto a una Citroën Traction Avant. Alla marca di Quai de Javel (oggi Quai André Citroën) Brassens rimase sempre affezionato acquistandone svariati modelli, dalla presidenziale DS Pallas nera alla Ami Six, al furgone Type H con il quale amava spostarsi portandosi dietro l’esercito di cani e gatti che per amor suo convivevano in perfetta armonia.

Con l’amico di sempre René Fallet sul furgone Citroën Type H e sulla Ami Six

Difficile oggi immaginarsi una figura simile e l’influenza che la sua musica ha esercitato in un periodo in cui l’immaginario non era completamente colonizzato dalla cultura americana (che amiamo immensamente, sia chiaro, ma che non può certo ridursi a unica lingua parlata al mondo). Negli ultimi anni Brassens acquistò una concorrente acerrima delle sue Citroën: una Peugeot 504 Break! La sua prima auto era stata invece una Willys Jeep Wagoneer americana importata subito dopo la guerra, una versione “civilizzata” dell’agile veicolo militare che aveva accompagnato gli eserciti alleati nella liberazione dell’Europa, una sorta di antenata del SUV così come lo concepiamo oggi.

Georges Brassens e la Jeep Wagoneer, la prima auto

La passione per questo genere di autoveicolo dev’essergli rimasta se è vero che quando uscì la Range Rover all’inizio degli anni 70 chiese di provare quella dell’ amico PhilièpeChatel che era andato a trovarlo rimanendone entusiasta. “Perché non te ne compri una anche tu?” “Perché i miei estimatori non lo capirebbero” fu la laconica risposta.

1975ca, Georges Brassens con uno dei suoi gatti

Accogliendo la sua Supplique pour être enterré à la plage de Sète, una delle sue più belle e graffianti canzoni, Brassens è stato seppellito nel “cimitero dei poveri” della città che gli ha dato i natali. Un piccolo cimitero che guarda la spiaggia e il mare, non quello più importante sulla collina dove riposano i nobili e gli altolocati, come il grande poeta Paul Valéry o il grande regista teatrale Jean Vilar, illustri concittadini. Sète è anche la città dove Agnès Varda ha vissuto gli anni della guerra e dell’occupazione tedesca rimanere per sempre affezionata.

la patente di Georges Brassens