
Natalie Wood (S. Francisco, 20 luglio 1938 – Isola di Catalina, 29 novembre 1981) cominciò la sua carriera di attrice debuttando a soli 5 anni nel film Happy Land di Irving Pitchel con Don Ameche e Frances Dee (20th Century Fox, 1943), interpretando fino al 1981, anno della sua morte controversa, una cinquantina di film. Alcuni dei quali capolavori assoluti come Fiore Selvaggio (Driftwood, regia di Allan Dwan, Repubblic Pictures,1947), Gioventù bruciata (Rebel Without a Cause, regia di Nicholas Ray, Warner Bros, 1955) che le valse la sua prima nomination all’Oscar, e subito dopo Sentieri Selvaggi (The Searchers, regia di John Ford, Warner Bros, 1956), quindi West Side Story (regia di Robert Wise e Jerome Robbins, The Mirish Corporation, Seven Arts Productions, 1961) e, nello stesso anno, Splendore nell’erba (Splendor in the Grass, regia di Elia Kazan, Newtown Productions, NBI Productions, 1961), opere che la proiettarono nel firmamento hollywoodiano con una stabilità che il tempo non avrebbe scalzato.

Il suo vero nome era Natal’ja Nikolaevna Zacharenko, figlia di un architetto di origini ucraine e della ballerina Maria Stepanovna Zudilova, che veniva a sua volta da una famiglia di fuorusciti aristocratici russi. La bellezza inquieta, lo sguardo profondo e magnetico che alludeva a un eterno altrove, gli umori cangianti e imprevedibili, la resero fascinosissima e adatta a personaggi femminili contradditori, a tormentate figure di donne-ginepraio di cui innamorarsi perdutamente per quanto si tentasse di prenderle con le pinze. Quasi tutti i suoi partner dovettero più o meno platonicamente soccombere; da James Dean a Warren Beatty, da Robert Redford a George Chakiris, da Elliot Gould a Christopher Walken, anche se il grande fatale amore della sua vita sarà il “duplice” marito Robert Wagner.

Natalie Wood lo sposò infatti una prima volta il 28 dicembre del 1957 (lei aveva 19 anni, lui 27) per divorziare dopo 5 anni e finalmente risposarsi nuovamente dopo un decennio di relazioni instabili e matrimoni falliti. Come racconterà lei stessa alla rivista People nel 1976: “Avevo 10 anni e lui 18 quando lo vidi per la prima volta camminare in un corridoio della 20th Century Fox. Mi sono girata verso mia madre e le dissi: lo sposerò!”. Quando finalmente si conobbero nel 1956 per la pubblicità di Gioventù bruciata, si piacquero e si presero al volo. La leggenda vuole che Wagner le avesse fatto trovare un anello di fidanzamento in una coppa di champagne. Si sposarono il 28 dicembre 1957 a Scottsdale, in Arizona. Abito da sposa semplicissimo a clessidra, stretto in vita da un corsetto, gonna a longuette in tessuto ultraleggero, e ai piedi un paio di ballerine che sdrammatizzavano tutto. Il loro viaggio di nozze a bordo di una Chevrolet Corvette fu seguito da paparazzi e giornalisti della radio e della carta stampata in ogni città che toccavano, potenza del cinema di allora.

Divorziarono nel 1962 e, dopo essersi entrambi infelicemente sposati e separati, tornarono a frequentarsi nel 1970, ancora sotto lo shock dei reciproci fallimenti. Due anni dopo, il 16 luglio 1972, a distanza di dieci anni dal loro precedente divorzio, Natalie Wood e Robert Wagner si sposarono nuovamente. La cerimonia, molto più discreta e alla presenza solo di pochi invitati, si svolse a bordo del Ramblin’ Rose, uno yacht ancorato al largo di Paradise Cove a Malibu e la luna di miele fu trascorsa navigando lungo le coste della California.

Non vogliamo qui entrare nei dettagli della morte per annegamento avvenuta il 29 novembre 1981 al largo dell’isola di Santa Catalina, nel Pacifico, dopo essere scesa dal suo panfilo Splendour (nome che rievocava, nella dizione britannica, il film di Kazan che era stato uno dei suoi più grandi successi) dove si trovava in compagnia del marito, dell’attore Christopher Walken e dello skipper Dennis Davern. Il corpo dell’attrice fu recuperato dalle autorità alle 8:00 del mattino del 29 novembre, un miglio lontano dalla barca, mentre il gommone si era arenato nelle vicinanze. Seguirono inchieste, testimonianze che parvero reticenti o incomplete, riapertura delle indagini vent’anni dopo, conclusesi con un nulla di fatto. Ombre e sospetti destinati ad avvelenare la credibilità di tutti i presenti (per i quali vale ovviamente la presunzione d’innocenza) restando comunque il dubbio di comportamenti ambigui e interventi tardivi o inadeguati (l’allarme per la scomparsa non fu dato subito ma il mattino dopo). Basta così, inutile rivangare col gusto dello scoop perenne ad alimentare la curiosità morbosa. Non si può altro che rimpiangere la bella attrice 43nne che chissà quanto altro avrebbe potuto regalare al grande schermo e archiviare il caso nel faldone delle misteriose morti hollywoodiane, come quella di Marilyn Monroe, destinate a riaprirsi e chiudersi all’infinito.

Natalie Wood ha sempre avuto passione per le belle automobili, a cominciare dalla Mercedes 300 SL acquistata a vent’anni nel 1958 e di recente andata all’asta negli Stati Uniti. Per il viaggio di nozze usò, come abbiamo visto, una Chevrolet Corvette acquistata all’uopo, forse per patriottismo (anche se l’attrice fu sempre accusata – e nemmeno tanto velatamente – di avere simpatie sinistrorse) e amore per la produzione americana, come testimonia anche la sua prima auto, una Ford Thunderbird rosa confetto del 1955 comprata a 17 anni senza ancora avere la patente.

Nel 1963 acquistò una Buick Riviera (anch’essa andata recentemente in asta) e chissà quante altre ci furono in mezzo (compresa l’ineffabile Stanley Steamer del 1912 che guidava provetta nel film The Great Race del 1965!) prima di tornare nel 1967 alla prediletta Mercedes con il modello 250 SL convertibile con cui la vediamo immortalata in diverse immagini.



La prediletta resterà sempre la 300 SL, la stessa ad avere proprietari famosi come Manuel Fangio, Herbert von Karajan, Steve McQueen, Frank Sinatra, Clark Gable, Tony Curtis, Romy Schneider, Sophia Loren, Host Buchholz, Juan Domingo Peron, lo Scià di Persia Reza Palhevi, re Hussein di Giordania, il play boy Porfirio Rubirosa, Gunther Sachs von Opel, Alfred Krupp, Alì Kahn, Aga Kahn, Stavros Nianchos e altri locupletati del bel mondo internazionale.







