Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo e questi pazzi, pazzi, pazzi, pazzi stuntmen

«Il giorno seguente, il 6 dicembre 1962, Spencer Tracy era di nuovo sul set alla Paramount, appeso a una fronda di palma a borbottare “N.G., N.G., N.G.”, mentre fingeva di correre. Furono girate due inquadrature, da coprire in seguito con una colonna sonora concitata delle sue grida. E così le umiliazioni che aveva patito nei due giorni precedenti erano finite. Phil Silvers riapparve per mimare il volo in aria, mentre Sterling Holloway finì di truccarsi alle 15 per rigirare una scena in cima alla scala antincendio. Quando la troupe smise di girare alle 17, Stanley Kramer si rese conto di avere finalmente tutto ciò di cui aveva bisogno. Dopo 166 giorni di riprese e 126.000 metri di negativo – circa 128 chilometri di pellicola – la realizzazione di Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo era giunta al termine.

I giorni successivi furono dedicati al suono delle automobili. Walter Elliott, responsabile degli effetti speciali, le cui attività nel cinema risalivano al 1932 e a King Kong, portò con sè una troupe e cinque piloti all’aeroporto di Rancho Conejo. Lì mise alla prova le varie macchine utilizzate nel film: frenate, corse, sbandate, speronamenti, collisioni, porte e bagagliai che sbattono, stridore di pneumatici, clacson che suonano. Il tutto con una cura e una meticolosità che gli sarebbero valse il Premio Oscar, il primo in assoluto assegnato per la categoria Miglior Sonoro».

Se, come il sottoscritto, fin dalla Pasqua del 1964 siete pazzi pazzi pazzi pazzi per il capolavoro slapstick prodotto e diretto da Stanley Kramer, non potete perdervi l’illustratissima epopea di 400 pagine intitolata Comedy Is a Grim Business. The Making of It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, scritta dal noto storico americano James Curtis e pubblicata da Emmarac Editions.

Tra i creatori clou della sfrenata corsa a ostacoli su qualunque tipo di veicoli, terrestri e non, James Curtis applaude il massimo stuntman della storia del cinema: «La star della troupe era indiscutibilmente Carey Loftin, quarantotto anni, un uomo snello, alto un metro e ottanta, che aveva fatto da controfigura a un’infinità di divi, da Robert Mitchum a Boris Karloff, ed era considerato uno dei migliori stuntman del settore. “Se ritengo di riuscire a farlo subito e poi a ripeterlo immediatamente, accetto il lavoro”, amava dire. Le sue specifiche per un’automobile da film erano sempre le stesse: una marca standard di sua scelta, quattro pneumatici nuovi e una cintura di sicurezza. 

Carey Loftin con l’attore Rory Calhoun in sidecar
1980, Lee Marvin e Carey Loftin durante le riprese di The Big Red One di Samuel Fuller

In quanto coordinatore, Loftin era anche colui che assegnava gli incarichi e negoziava i contratti. Con un film lungo e ricco di azione come Pazzo mondo che avrebbe richiesto quasi otto mesi di riprese, Kramer voleva stipulare un accordo insolito con gli stuntmen. “Di solito”, ha spiegato, “lavorano per una settimana circa alla volta. Ma avevamo bisogno di loro costantemente e volevamo stipulare contratti di sei e otto mesi. Non c’era alcun precedente per un accordo del genere. Tradizionalmente, gli stuntmen non lavorano a prezzo fisso. Eseguono la scena e poi raggiungono un accordo con il regista sul valore della scena.” 

Carey Loftin con una delle sue Bizzarrini GT 5300 Strada. Loftin possedeva anche due Iso Grifo gemelle di questa

Alla fine, ci accordammo su una tariffa base da pagare settimanalmente e poi da aumentare in base ai prezzi per le singole acrobazie.” Veterani come Loftin, Harvey Parry e Dale Van Sickle, che erano anche membri della Screen Actors Guild, avrebbero guadagnato fino a 20.000 dollari nel corso delle riprese. Loftin, con le sue responsabilità aggiuntive, avrebbe guadagnato più di 30.000 dollari in un periodo in cui il lavoro televisivo, a causa di una stretta della FCC [Federal Communications Commission] sull’uso della violenza, stava diminuendo. Si stimava che circa cinquanta stutntmen professionisti si sarebbero divisi, in percentuali variabili, un budget di 250.000 dollari nel corso delle riprese».

Va ricordato che Carey Loftin, tra gli oltre 500 film ai quali ha preso parte, ha incarnato da par suo il memorabile ruolo dell’invisibile camionista killer nel capolavoro diretto da un regista che, nel 1971, esordiva a Hollywood: Duel, di Steven Spielberg.

Contrariamente a Stanley Kramer che, a detta di Loftin, di macchine non ne capiva granché, i suoi due eccellenti sceneggiatori inglesi, William e Tania Rose, erano espertissimi in materia. Nel 1953 infatti avevano scritto la commedia satirica Genevieve (La rivale di mia moglie, regia di Henry Cornelius). Un enorme successo internazionale imperniato sulla corsa di macchine d’epoca da Londra a Brighton.

«La storia di William Rose iniziò con un’auto. Non una macchina qualsiasi, ma una splendida Lutzmann del 1895, la progenitrice tedesca a quattro cilindri della Opel. O forse una Léon Bollée a tre ruote del 1896. O una Renault del 1902. O magari persino una Cadillac del 1904. Una cosa è certa: qualunque fosse la marca, era stata prodotta prima del 1905. Ma non chiamatele “vecchi rottami”. Queste erano automobili veterane.

Opel Patentmotorwagen System Lutzmann del 1899

William Rose ne rimase incantato. Drammaturgo e romanziere in difficoltà, che occasionalmente trovava lavoro nel cinema, aveva portato la figlia di diciotto mesi in passeggino in fondo alla strada dove abitavano. Era domenica 18 novembre 1951, il giorno della tradizionale corsa annuale di auto d’epoca del Royal Automobile Club da Londra a Brighton, e il colorato corteo stava passando vicino alla cittadina di Horsham, nel West Sussex. Osservarono i partecipanti che lottavano per completare il percorso di ottantaquattro chilometri contro vento e pioggia, che causavano guasti all’accensione e intasamenti ai freni. Non era una gara, ma piuttosto una sfilata di ingegneria d’antan, con auto amorevolmente restaurate dai loro proprietari, che sfoggiavano cerate, cappelli da marinaio e fiaschette di brandy mentre cercavano di aggiudicarsi la medaglia ricordo al traguardo. Rose tornò a casa entusiasta. “Sono persone comuni”, disse degli appassionati di auto d’epoca.

“Era molto colpito”, ricordò sua moglie Tania, “dal fatto che molte delle persone che guidavano le auto fossero visibilmente persone come lui e me, con vite ordinarie e semplici come le nostre e, per quanto ne sapevamo, con gli stessi problemi”. Ambientare una commedia satirica nel bel mezzo della corsa di Brighton, disse, ci ispirò delle idee che “cominciarono a generarsi da sole”. Nel marzo del 1952, una sceneggiatura scritta da Rose stava facendo il giro degli studios britannici e raccogliendo un’impressionante serie di rifiuti…».

1963, Phil Silvers e Buster Keaton in una scena di Its a Mad Mad Mad Mad World

 Al capolavoro di Stanley Kramer ha preso parte un vero e proprio esercito di comici veterani, in omaggio ai lontani tempi gloriosi di Mack Sennett. Alcuni, come Buster Keaton, ben riconoscibili sullo schermo. Altri assai meno, in apparizioni fugaci, oppure sparsi in mezzo alla folla: Minta Durfee, ZaSu Pitts, Edward Everett Horton, Andy Devine, Tom Kennedy, Phil Silvers, Terry-Thomas e altri. Stan Laurel si rifiutò di recitare un cameo: «Anche se mi hanno offerto un bel gruzzolo, non voglio che i ragazzi vedano come sono cambiato». Prestò la sua leggendaria bombetta alta al collega Jack Benny per un’esilarante apparizione al volante.