
Robert Mitchum (Bridegeport, 6 agosto 1917 – Santa Barbara, 1° luglio 1997), uno dei volti più significativi del cinema americano (questo sito proibisce l’uso dell’aggettivo iconico), sosteneva, non senza civetteria, di avere due sole espressioni: “il profilo destro e il sinistro”. Imperturbabilità e apparente estraneità a qualsiasi emozione ne hanno fatto il duro (tough guy) perfetto, l’interprete ideale dei noir americani degli anni Quaranta entrati nella leggenda anche per merito dell’altro impassibile per antonomasia, Humphrey Bogart, come lui venuto al mondo per incarnare gli antieroi solitari e disillusi di Dashiell Hammett o Raymond Chandler.

Quando toccava loro la parte dei criminali, più che efferati psicopatici sapevano farne disperati relitti galleggianti in un mondo violento e corrotto, dove non c’era tetto per loro né tantomeno legge. Salvo poche eccezioni, la più significativa delle quali, nel caso di Mitchum, è il capolavoro (e unico film) di un grande attore adorato da Orson Welles e Alfred Hitchcock, l’immenso Charles Laughton de La morte corre sul fiume (The Night of the Hunter, 1955).

Mitchum ha interpretato derelitti feriti a morte che risultavano impossibili da odiare, ma in The Night of the Hunter il personaggio del sedicente reverendo Harry Powell è un mostro di cattiveria tale da aver pochi eguali nella storia del cinema. Anche se lo replicherà parzialmente sette anni dopo con un’altra magistrale e terrificante interpretazione ne Il promontorio della paura (Cape Fear, diretto nel 1962 da J. Lee Thompson e prodotto da Melville Production e Talbot Productions), film destinato ad avere trent’anni dopo un altro memorabile remake. Diretto questa volta da Martin Scorsese, con protagonisti Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e Juliette Lewis (Cape Fear, 1991, prodotto da Universal e Amblin Entertainment), dove Robert Mitchum sarà chiamato ad apparire in un cameo insieme ad altri due protagonisti della vecchia versione: Gregory Peck e Martin Balsam.



di William Holden ripreso dal fondo della piscina
Nel film c’è un’inquadratura altrettanto suggestiva della famosa “soggettiva della piscina” in Sunset Boulevard di Billy Wilder (ne abbiamo parlato qui): una ripresa subacquea della vecchia Buick sul fondo del fiume utilizzata dal reverendo Powell per sbarazzarsi di Willa Harper (una formidabile Shelley Winters), moglie del suo defunto compagno di cella e sposata per interesse, in realtà inservibile dato che non sa dove sia nascosto il malloppo frutto di una rapina.

Malgrado una giovinezza turbolente, rotta a tutti i mestieri e a rischio di finir male, Mitchum fu un attore dalla condotta irreprensibile su ogni set e perfino il processo che gli fu pretestuosamente intentato nel 1948 da funzionari corrotti per possesso di marijuana (venne condannato a due mesi di lavori forzati) non riuscì a scalfirne la reputazione, anche se suscitò imbarazzo nella RKO che lo aveva sotto contratto. Gli anni Cinquanta e Sessanta lo confermarono ai vertici dello star system hollywoodiano e la carriera continuò con ruoli da protagonista anche a età avanzata senza che il suo fascino avesse a risentirne.

Colpisce anche che quest’uomo, che avrebbe potuto avere tutte le donne che voleva, avesse dato poco adito ai soliti pettegolezzi d’ufficio con le sue bellissime partner (Jane Russell, Rhonda Fleming, Teresa Wright, Loretta Young, Ava Gardner, Rita Hayworth, Angie Dickinson,Elizabeth Taylor, Marilyn Monroe e tante altre). Si sposò invece nel marzo del 1940 con Dorothy Clements Spence, ne ebbe tre figli (James, nato nel 1941; Christopher, nato nel 1943; e Petrine, nata nel1954) e rimasero insieme tutta la vita.

Non diversamente da altri attori hollywoodiani anche Mitchum coltivò la passione per le auto, pur non lasciandosi troppo sedurre dai bolidi estremi e forsennati: Lo vediamo negli anni Cinquanta a bordo di una Jaguar XK140 (prediletta anche da Clark Gable , Humphrey Bogart e Tyrone Power) con la piccola Petrine incoraggiata a salutare i fotografi.

Una foto del 1956 ce lo mostra con un’auto già allora considerata una reliquia fin-de-race. Si tratta della Delahaye 135 cabriolet carrozzata Chapron nel 1949 utilizzata durante le riprese del film Spionaggio internazionale (Foreign Intrigue, scritto, diretto e prodotto da Sheldon Reynolds con Robert Mitchum,Geneviève Page e Ingrid Thulin), girato tra Montecarlo, Parigi, Versailles e Stoccolma. L’auto dovette averlo favorevolmente impressionato se è vero che ne acquistò una, proposta poco tempo fa in asta come appartenuta al celebre attore.


Un’altra foto, questa del 1969, lo raffigura appoggiato alla sua Porsche 911 S Targa nei dintorni di Tralee, nella Contea di Kerry, in Irlanda. L’aveva comprata direttamente a Stoccarda e se l’era portata nei paraggi per svagarsi nelle pause delle riprese de La figlia di Ryan (Ryan’s Daughter), il capolavoro per anime romantiche di David Lean: scogliere e tramonti, vento che eccita e scompiglia, amori impossibili, cuori spezzati cinema allo stato puro. Ne parleremo in altra occasione.




