Abusare stanca. Anche con le parole. Per esempio, non sempre serve una “rivoluzione” per cambiare un modello. Anzi, spesso quel termine è soltanto un’esagerazione linguistica o, meglio ancora, “giornalistica” per enfatizzare l’arrivo di una novità automobilistica. Una come tante, ma non certo “rivoluzionaria”.

Detto questo, cercando di non stravolgere il significato delle parole e restituendole il valore che le spetta, qualche rivoluzione nel mondo dell’auto c’è stata. Per rimanere in tempi recenti una di queste è stata certamente l’arrivo dei modelli ibridi. Un cambio di passo tecnologico ed estremamente funzionale che negli ultimi 25 anni ha, questa volta sì, rivoluzionato l’idea stessa di automobile. In realtà, l’idea di un’auto ibrida era già stata sperimentata negli anni Ottanta da Alfa Romeo e Audi e addirittura all’inizio del ‘900 da Ferdinand Porsche ma è soltanto nel 1997 con la Toyota Prius che inizia davvero una nuova era. L’auto ibrida, infatti, può essere considerata a tutti gli effetti, “una rivoluzione”: due motori, uno elettrico e l’altro a benzina, per renderla più efficiente e nello stesso più ecologica. “Un’invenzione” che ha contagiato tutti i principali marchi automobilistici e che oggi, numeri alla mano, continua a trascinare verso l’alto le vendite in Italia, come in Europa.

Tornando indietro nel tempo, un’altra grande rivoluzione è stata la cintura di sicurezza. Il primo brevetto risale addirittura al 1885 ma bisogna arrivare al 1948 per trovarla di serie sull’americana Tucker Torpedo e al 1959 per il debutto del modello a tre punti, realizzato dallo svedese Nils Ivar Bohlin e adottato dalla Volvo PV544. Nel 1969 è la Cecoslovacchia a renderla obbligatoria per legge, seguita dalla Francia (1973) e a seguire tutti gli altri Paesi europei. È stato calcolato che l’uso delle cinture riduce fino al 70 per cento il rischio di morte in incidente e che solo negli stati Uniti salvino circa 15 mila vite l’anno.

Un’altra grande rivoluzione sarà (quasi sicuramente) la guida autonoma. Quella che gradatamente permetterà agli automobilisti di affidare il governo dell’automobile ai computer di bordo. I robotaxi già in funzione negli Stati Uniti grazie a Tesla e Uber rendono perfettamente l’idea del livello del salto tecnologico ma la strada è ancora lunga. Secondo l’organizzazione ambientalista non governativa statunitense Environmental Defense Fund sarà proprio il decennio 2025-2035 a portare il “più profondo e radicale cambiamento dell’intera storia delle quattro ruote. Perché per cambiare “un modello” non serve una rivoluzione ma per cambiare “l’automobile” serve eccome…



