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Sciascia, dai romanzi al cinema: quanti capolavori

In margine al bell’articolo di Rosario Salamone dedicato alla Volvo del romanzo di Leonardo Sciascia – stessa chiaroveggenza di Pasolini nello smascherare i guai inestirpabili (ma rigorosamente negati) e le ombre del nostro Paese – vorrei ricordare il film che ne trasse Emidio GrecoUna storia semplice, stesso titolo del romanzo da cui è tratto.

Gian Maria Volonté nel film Una storia semplice di Emidio Greco

Prodotto da Claudio Bonivento nel 1991, vanta una serie di collaborazioni eccezionali, a cominciare da Gian Maria Volonté per proseguire con Massimo Dapporto, Ennio Fantastichini, Ricky Tognazzi, Massimo Ghini (è lui a guidare la Volvo), Paolo Graziosi, Tony Sperandeo e tanti altri fino alla bravissima Macha Méril e all’incommensurabile Omero Antonutti. Per non dire di Andrea Barbato, col quale Emidio Greco (regista ragguardevole anche se di pochi film, essendosi dedicato soprattutto a inchieste televisive) scrisse la sceneggiatura, di Tonino Delli Colli, direttore della fotografia, di Luis Enrique Bacalov che scrisse le musiche.

Il film non tradisce le atmosfere elusive tipiche di Sciascia e i suoi personaggi, che sembrano sempre dirti una cosa intendendone però un’altra. Come nelle sue pagine, ovunque aleggia un clima di sospetto e contraffazione, nulla è come appare, e anche quando ci sembra di afferrare un senso, tutto improvvisamente, come nelle scatole cinesi, si rivela inganno ulteriore.

Lino Ventura nel film Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi

Il cinema italiano deve molto allo scrittore di Racalmuto: basti pensare al film di Elio Petri A Ciascuno il suo del 1967, a Il giorno della civetta di Damiano Damiani del 1968, a Un caso di coscienza di Giovanni Grimaldi del 1970, a Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi del 1976, a Todo modo di Elio Petri del 1976, a Una vita venduta di Aldo Florio del 1976, a Porte aperte di Gianni Amelio del 1990, a Il consiglio d’Egitto, ugualmente realizzato da Emidio Greco del 2002.

Gian Maria Volonté in Porte aperte di Gianni Amelio

L’influenza di questo intellettuale acutissimo e ipersensibile è stata immensa e dispiace dover ricordare le infinite delusioni che ebbe a patire per via dell’incomprensione, per non dire esplicita ostilità, dell’establishment politico e, addirittura, perfino dai sodali: tutti gli davano addosso accusandolo di essere un apocalittico per partito preso. Invece, proprio come Pier Paolo Pasolini, era avanti anni luce. 

Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia