Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Che sorpresa quella Volvo di Sciascia

Leonardo Sciascia, poco prima di morire (1921–1989), pubblica un breve romanzo Una storia semplice (Adelphi 1989). Il pretesto narrativo glielo offre il furto di un dipinto del Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, trafugato nel 1969 a Palermo nell’Oratorio di san Lorenzo. La certezza che il committente del furto fosse la mafia prese corpo a seguito delle confessioni e delle mezze verità che si rincorsero in quel ventennio, così come il sospetto, quasi una certezza ormai, che l’opera fosse andata maldestramente perduta.

La voce di Sciascia, un “intellettuale nuovo’” come sostenne Romano Luperini, uno che non ebbe rapporti organici con i partiti, uno che nella sua solitudine espresse una forma di dissenso individuale, “all’americana”, ricostruisce nella tessitura del romanzo giallo una vicenda fatta di profili umani obliqui, caratterizzata da quella iattanza tipica di commissari e questori disponibili al contropotere della delinquenza organizzata. L’incipit del morto freddato con un colpo alla nuca, le indagini scientemente ottuse, insomma lo scenario tipico di ogni storia mafiosa dove tutto si increspa e le acque diventano torbide perché alla verità non si giunga mai. Un metodo vero e proprio di sconnessione dal vivere civile e tuttavia messo di traverso nel destino della gente per fiaccare e corrompere ogni presente e ogni futuro.

La Volvo 940 utilizzata nel film “una storia semplice” (1991) per la regia di Emidio Greco, tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia

Erede della tradizione barocca siciliana, innervata dall’amore e dallo studio per la cultura illuminista, Leonardo Sciascia ricorre nel romanzo ad una agudeza, una sorta di motto di spirito, un’acuta genialata, certamente intrigante per i lettori di Car & Friends. La presenza di una Volvo di proprietà di uno dei protagonisti.

Cosa ci faccia un’auto svedese (allora) tra le strade sterrate, i ragli degli asini e le pale spinose dei fichi d’India, è pura inventio narrativa. Ma funziona egregiamente perché aggiunge un mistero calato dal Nord, spariglio e rovello. Un giallo deve distrarre il lettore con il ricorso a particolari che movimentano la trama, la ingarbugliano e spesso la lasciano sospesa come un carrubo tra le nuvole. “Lei possiede una Volvo?”. “Evidentemente”. “Non dica evidentemente, quando risponde a me… La sua Volvo è piuttosto costosa”. “L’uomo annuì”. (p. 37).

Con Montalbano siamo stati abituati alle Fiat Tipo grigio metallizzato. Autovettura anonima e “povera”, un’utilitaria appunto. Con una Volvo invece non puoi passare inosservato, in Sicilia poi, dove una capacità antica di scrutare il noto e l’ignoto ha assunto vette inarrivabili. Non è importante sapere il modello, basta la parola, Volvo e poi è tutto un ciuciuliari.