Ho già raccontato qui della mia prima auto, una Ferrari che non potevo guidare perché ancora sedicenne. Un affare sensazionale per cui ringrazio ancora la mia splendida avventurosa nonna veneziana e il mio amico Bruno Pasquini che la rimise in arnese. Rivenduta di fronte a un’offerta impossibile da rifiutare, mi ritrovai con Bruno ad acquistare rottami prestigiosi per restaurarli e poi rivenderli: fu il mio primo “lavoro”, anche se non avevo ancora la patente (che presi con inspiegabile ritardo, ben oltre i diciott’anni prescritti).

Non avendo ancora un’auto “mia” veramente utilizzabile fui soccorso da un amico di famiglia che mi regalò la sua vecchia bagnarola, dopo averla sostituita senza il cuore di rottamarla. Piovuta dunque piovuta dal cielo e dotata di un suo charme , questa gloriosa Peugeot 403, berlina color verdino chiaro (come quella di queste foto) la utilizzai per qualche annetto prima di comprare la mia vera auto “ufficiale”, una gloriosa Land Rover serie 2A di cui ho già parlato in queste pagine.

La Peugeot, un po’ perché regalata, un po’ perché già abbondantemente vissuta, fu trattata senza guanti e sottoposta a ogni serie di angherie. Trasporti di persone, cose e animali oltre i limiti della legge, nel traffico urbano e negli sterrati campagnoli, nelle nevi alpine e sui roventi tratturi mediterranei, e perfino in un lungo viaggio nella Spagna franchista dei primi anni ’70, dove mi fu offerto di comprarla da un ex-legionario con la benda sull’occhio che voleva farne un taxi.

Resistetti per due ragioni. La prima perché mi ero affezionata a quella berlinona che, malgrado la scarna cilindrata (1468 cc e 58 CV che la spingevano al massimo a 135 kmh), era robustissima, generosa e, se guidata con destrezza, abbastanza parca nei consumi. La seconda perché avevo trovato una foto di mio padre all’età di due anni (dunque del 1914!) a bordo, per l’appunto, di una Peugeot (credo la Typ 143) che mi faceva rientrare in una tradizione famigliare cui essere fedele.

Feci anche un viaggio propiziatorio di future avventure in Nordafrica (Tunisia e Algeria, viaggi che allora erano ancora possibili senza ostilità o rischi come quelli attuali) dove ce n’erano parecchie in circolazione che giustificavano il soprannome di nave del deserto conteso alle coetanee Mercedes 180, che però costavano molto di più e non godevano della stessa simpatia. Già circolavano le indovinatissime Peugeot 404 che ne erano l’evoluzione ed erano disponibili anche con motori diesel, ma le vetuste 403, sempre sovraccariche all’inverosimile, erano ancora la maggioranza del parco circolante e facevano pur sempre la loro porca figura.

Quest’auto, a patto di rispettarne la manutenzione (controllo dei liquidi, cambio olio, pulizia dei filtri), era affidabile al punto che l’unico guasto possibile era quello che i francesi chiamano la panne des imbéciles : restare senza benzina, il guasto dei cretini! Cosa che, per le tasche mie e dei miei amici, sempre strapelati, è capitata più di una volta. A parte questo infortunio non ricordo alcun tradimento: Il vano motore era pienamente accessibile, tutto era bene in vista, intuitivo e semplice, e i lavoretti ordinari potevi farteli da solo.

Avendo avuto da ragazzo una passione smodata per le traversate sahariane (ho percorso nel tempo le tre grandi direttrici: la pista dell’Hoggar, quella del Tassili e la leggendaria pericolosa Bidon Cinq, così chiamata perché ogni 5 km un barile di sabbia ne marcava il tracciato), mi decisi a sostituirla con una più robusta Land Rover, usatissima anch’essa, ma rispristinata e rinvigorita come nuova grazie al Pasquini da Crema, la cui officina era ricettacolo di tutti i tarantolati dal fuoristrada inglese che non volessero farsi svenare dai concessionari ufficiali.

La Peugeot 403 fu tenuta nel garage di Bruno per un po’ in attesa di tempi migliori finché, non potendo reggere il peso di due bolli (che allora toccava pagare anche se l’auto non circolava) e due assicurazioni, non accettai l’offerta (sensibilmente inferiore a quella degli ex-falangisti spagnoli che volevano trasformarla in taxi) di un appassionato che, con mia grande gioia, la restaurò riportandola agli antichi splendori. È da un po’ che non la vedo in giro ma sono sicuro che ancora sonnecchia sorniona in qualche rimessa lombarda.



La 403 è nota al grande pubblico per essere stata, nella sua rara versione cabriolet, la fedele compagna del tenente Colombo (interpretato dall’adorabile Peter Falk) nella fortunatissima serie televisiva americana che porta il suo nome. Non si può dire che fosse trattata delicatamente, rumorosa e sempre con qualche pezzo che si perdeva per strada, ma perfettamente integrata al suo arruffato geniale proprietario. (10/fine)


