Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Lancia Beta Spider, il riscatto del brutto anatroccolo

Premessa – Estate 1979. Avevo iniziato a lavorare da pochi mesi e cercavo un’auto in sostituzione di una Fiat Ritmo che avevo deciso di lasciare a mio padre. La volevo sportiva e l’occasione sarebbe stata una bella rossa Alfetta GTV che conoscevo bene perché di proprietà di un ingegnere che lavorava assieme a me. Dico sarebbe perché al rientro dalle ferie mi disse che l’avrebbe ceduta al figlio.

Deluso e con una dose di disappunto mi recai allora in un grosso centro di vendita di auto usate. Tra le diverse “anonime” proposte vidi una vistosa “macchia” arancione che mi incuriosì parecchio: scoprii che era una Lancia Beta Spider 1600 di cui sinceramente non conoscevo l’esistenza. Praticamente una Targa, concettualmente simile alla ben più famosa Porsche 911, con il tetto superiore rigido, che si poteva togliere e riporre nel bagagliaio, e la parte posteriore plasticata ripiegabile, la soluzione ideale quando si viaggia sotto un sole cocente. Oltretutto, sebbene progettata da Pininfarina che la presentò nel 1974 al Salone di Ginevra, quest’auto venne affidata per la costruzione in serie alla Carrozzeria Zagato e per tale motivo il modello può essere iscritto a pieno titolo allo Zagato Car Club.

Con il fondamentale benestare di mio padre (anche perché mi avrebbe dovuto aiutare economicamente!) la presi. Quindi la Beta Spider, insieme a una precedente usatissima Fulvia coupé Rally S rigorosamente blu Lancia con interni in panno grigio, contribuì a farmi diventare un convinto lancista. Per la cronaca: rimasi così sodisfatto dell’acquisto – perché, oltre che bella, la trovavo funzionale, comoda, con un bagagliaio assai capiente per la categoria – che nel corso di vari anni ne acquistai altre tre. Una 2000 modello America, con antiestetici paraurti irrobustiti per l’omologazione USA, e dotata però di servosterzo, aria condizionata, vetri elettrici e raro Hard Top.

Seguirono due 1600: una mi accompagnò al mio matrimonio, l’ultima, di un raro color blu medio e dotata di servosterzo, la possiedo felicemente ancora e viene usata anche da mia moglie, soprattutto in qualche gara di regolarità (spesso ottenendo buoni risultati!)

Qualche breve informazione tecnica.

Il nome “Beta” richiama la tradizione Lancia di usare lettere greche (come Lambda, Delta, Gamma, Kappa). Prodotta dal 1972 al 1984, è stata la prima vettura del marchio sviluppata sotto la gestione Fiat con la supervisione del Direttore Generale Ing. Pierugo Gobbato, il padre assieme a Cesare Fiorio della Stratos, e si è distinta per le soluzioni tecniche sofisticate, il comfort di guida e l’eccellente tenuta di strada.

La Lancia Beta era dotata di motori 4 cilindri bialbero a camme in testa (derivati Fiat) di varie cilindrate (1.3, 1.6, 1.8, 2.0 litri) e veniva offerta con un’ampia gamma di carrozzerie: berlina, coupè, HPE, Montecarlo, Trevi e appunto Spider. Di questa versione complessivamente sono state costruiti oltre 7000 esemplari in tre serie.

La prima, simile al prototipo Pininfarina, è certamente la più bella ma ha avuto seri problemi strutturali e di tenuta d’acqua per cui successivamente si è ritenuto opportuno modificarla per irrigidirla. Alla seconda perciò fu aggiunta una traversa, che collegava il parabrezza al rollbar, e i profili metallici attorno ai vetri delle portiere. La terza invece, per uniformarla con il restyling generale effettuato su tutte le versioni, si differenza soprattutto per il cruscotto, il volante e i sedili.

La Beta riscontrò un certo successo in Gran Bretagna, anche se fu oggetto di una campagna stampa negativa su pochi esemplari per problemi di ruggine che vennero risolti rapidamente, e negli Stati Uniti d’America (famosa la versione Spider speciale color nero con discutibili profili oro).

In conclusione: la Beta Spider è un’auto pratica e divertente e la consiglio a chi desidera un’auto piacevole e poco impegnativa.

Getulio Ferri vive a Vicenza, la città di Andrea Palladio. Fin da piccolo grande entusiasta di auto, con il passare del tempo è diventato soprattutto un appassionato lancista e di auto Zagato (possiede anche una Lancia Flavia Sport 1.8 color rosso Arcoveggio, la tinta preferita da Ercole Spada che la disegnò) ma non per questo disdegna le Alfa Romeo e tutte le altre belle auto italiane.