Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

La Duetto fa Sessanta, le quattro Serie e la versione americana (seconda parte)

La prima puntata

Dal 1968 venne prodotta la “1300 Junior” con il motore di 1290 cm3 da 89 CV (del GT Junior). Esteticamente differiva per l’assenza delle calotte di plexiglas sui fari, lo spostamento delle luci di direzione, davanti alle ruote anteriori, per i copricerchi cromati con il fregio stampato, i deflettori fissi e gli interni, più semplificati, erano caratterizzata da un volante a due sole razze, con la corona in bachelite nera. Il posacenere era sprovvisto di accendisigari. Sul posteriore spiccava la scritta “1300 Junior”.
Delle tre versioni con differente motorizzazione, del “1600” ne furono costruite 6.325 esemplari, 4.685 del “1750”, e infine 2.681 del “1300 Junior”.

Alfa Romeo 1300 Junior del 1972 (Museo Nicolis)

La seconda serie fu presentata al Salone dell’Automobile di Torino nel 1969. Il posteriore fu riprogettato e perse quel caratteristico disegno a “osso di seppia” per realizzare, invece, una “coda tronca”, in ossequio alla moda del momento e alle teorie aerodinamiche del professor Wunibald Kamm. E “coda tronca” fu proprio il nomignolo con cui passò alla storia.
Vennero modificati di conseguenza i paraurti, in acciaio inox e con profilo in gomma di protezione, le calotte copri faro rimasero di serie sulla 1750 (e successivamente sulla 2000), fino a circa il 1980, ma non furono mai adottate sulle 1300/1600 junior, oltre ad un’inclinazione maggiore del parabrezza, con beneficio del design e dell’aerodinamicità. Venne modificata la capote in tela, con attacchi interni alla scocca e la lunghezza scese da 4.250 mm. a 4.120 mm. La “1600 uscì dal listino.

La seconda serie 1600 Spider meglio conosciuta come ‘coda tronca’

La “1750 Spider Veloce”, aveva nuovi interni con una console centrale più legata alla moda delle auto sportive anni 70 con contagiri e tachimetro contenuti in due palpebre, cruscotto non più in tinta e maniglie a filo di carrozzeria.
Nel 1971 venne dapprima affiancata dalla versione “2000 Spider veloce”, con motore di 1962 cm³ da 132 CV. Poi. L’anno dopo, il “1750” esce definitivamente di scena, mentre ritorna la motorizzazione di 1560 cm³: la “1600 Junior”, unificata nell’allestimento con la “1300 Junior”.
Nel 1974, causa la crisi petrolifera, la versione 2000 passava a 128 CV, stessa sorte capitò al al 1750 con motore da 102 CV della Giulia berlina.
Nel 1977 esce dal listino la versione 1300, mentre La “2000 Spider Veloce” a fine 1978 ricevette alcuni aggiornamenti riguardanti il nuovo disegno sedili, pannelli, tappeti e altri piccoli particolari.

La 2000 Spider ‘coda tronca’

In questa serie tutte le motorizzazioni erano alimentate da due carburatori doppio corpo orizzontali, con l’eccezione della serie “America”, alimentate dalla iniezione meccanica Spica, eccetto gli ultimi esemplari del 1982, già dotati di impianto di iniezione elettronica Bosch Jetronic. Parte della produzione America si caratterizza inoltre per i paraurti ad assorbimento, dalle luci di posizione agli angoli vettura ed una specifica gamma colori.
Complessivamente furono prodotte 4.380 esemplari dello “1300 Spider Junior” (1969-1977), 4.036 del “1750 Spider Veloce” (1969-1972), 43.459 del “2000 Spider Veloce (1971-1982), 2.100 del “1600 Spider Junior” (1972-1975) e 3.598 del “1600 Spider” (1975-1982).

La 2000 Spider versione ‘America’

Nella terza serie, nel 1983, vi fu un altro sostanzioso ritocco alla linea, soprattutto nella coda, che vide l’adozione di nuovi paraurti avvolgenti, uno scudo anteriore piccolo stilizzato in materiale plastico e un nuovo spoiler nero posteriore anch’esso in materiale plastico, contenente dei fari più grandi. Modello, oggi, poco apprezzato dai collezionisti, ma le cui modifiche derivarono da uno studio aerodinamico effettuato nella “galleria del vento”, da Pininfarina, che gli valse il nomignolo di “Aerodinamica”.

La terza serie chiamata con il nomignolo di “Aerodinamica’

Negli interni presenta un volante in radica della Hellebore, un quadro strumenti con “palpebre” separate per contagiri e contachilometri e un tunnel centrale con tre indicatori circolari. Resterà invariata sino al 1986, quando il classico cruscotto portastrumenti a due palpebre venne sostituito da una a palpebra unica, che raccoglie anche gli strumenti secondari arricchiti del voltametro. Ne beneficiò anche la climatizzazione. I classici specchietti cromati furono sostituiti da due specchietti in plastica nera come il resto delle finiture. Questa serie venne prodotta con due motorizzazioni, a carburatori, di cilindrata 1600 cm3 e 2000 cm3, con potenze rispettivamente da 102 CV e 128 CV. La capote era in tela e come optional poteva essere fornita di Hard-top.

Gli interni della terza serie

Nel 1986 viene immessa sul mercato una nuova versione ristilizzata della 2000 a carburatori: la “Quadrifoglio Verde”, anche se la potenza è invariata con la vecchia motorizzazione “AR00515”. Le variazioni di carrozzeria quali paraurti anteriore e posteriore che inglobano fascioni aerodinamici marcati, di comune design con le bandelle sottoporta (minigonne), ed i nuovi cerchi in lega da 15 pollici la rendono immediatamente distinguibile.
All’interno si presenta con sedili più avvolgenti di colore grigio piombo e impunture rosse, così come rossa risultava essere la moquette sul pavimento. La “Quadrifoglio Verde” venne prodotta dal 1986 al 1989 in 2.692 esemplari in due soli colori: Rosso Alfa e Grigio Metallizzato. Sugli esemplari destinati al mercato statunitense la Quadrifoglio Verde era dotata dell’iniezione elettronica ed era disponibile anche in altre colorazioni come ad esempio il nero pastello.

La terza serie “Quadrifoglio Verde” munita di Hard-Top

Con l’avvento della quarta e ultima serie, nel 1989, per rispetto delle normative anti inquinamento, il motore di 2000 cm³ a carburatori fu alla sua ultima apparizione.
Pininfarina la ristilizzò con una linea pulita e filante, ottenuta eliminando le appendici che l’avevano appesantita. I paraurti, adesso, sono di tipo integrato e dello stesso colore della carrozzeria, lo scudo Alfa ricavato dal paraurti anteriore, le minigonne laterali sono sostituite dai coprilongheroni e i gruppi ottici posteriori sono ridisegnati sullo stile dell’allora ammiraglia 164. 

Lo schema meccanico rimane immutato (ancora con l’assale rigido posteriore) e venne offerta in versione 1.600 a carburatori da 109 CV e 2.000 ad iniezione elettronica. Quest’ultimo dotato di variatore di fase da 126 CV o da 120 CV dotato di catalizzatore. A partire dal 1992 quest’ultima diventa l’unica versione disponibile e vengono dotate di differenziale autobloccante e servosterzo. La selleria di serie è in sky beige o nera (dal 1992) con la parte centrale in alcantara. Optional la selleria in pelle. Venne prodotta in 18.456 esemplari .

La quarta serie (e ultima) del ‘Duetto’

Per il mercato statunitense dove era denominata “Spider Veloce”, venne proposta esclusivamente in versione 2.0 iniezione catalizzata, dotate di Airbag nel volante, terzo stop carenato sul baule posteriore, i paraginocchi più voluminosi e sporgenti e paraurti dotati internamente di ammortizzatori a gas. Tutte furono dotate di aria condizionata, sedili in pelle e pomello del cambio in legno. Era disponibile come optional anche un lento cambio automatico a 3 rapporti.
La produzione cessa definitivamente nel mese di aprile del 1993. fatto salvo il riallestimento dei 190 esemplari della serie speciale numerata “Commemorative Edition” approntati nei primi mesi del 1994. (2/ fine)


Per cortesia di Giuseppe Schembari e del sito www.oltreimuri.it