Charlie Chaplin la considerava la più grande attrice vivente, e davvero Giulietta Masina (1921-1994) ha dato vita a interpretazioni indimenticabili non solo nei film del marito Federico Fellini (Luci del varietà del 1950, Lo sceicco bianco del 1951, La Strada del 1954, Le notti di Cabiria del 1957, Giulietta degli spiriti del 1965, Ginger e Fred del 1995) ma anche diretta da altri, come Eduardo De Filippo in Fortunella del 1958, Nella città l’inferno di Renato Castellani sempre nel 1958. Per non dire di Paisà ed Europa ’51 di Roberto Rossellini, La gran vita di Julien Duvivier, La pazza di Chaillot di Bryan Forbes e John Huston, Sogni e bisogni di Sergio Citti e tanti altri ai quali confidò il suo volto innocente e stralunato di creatura votata all’entusiasmo e alla disillusione, una che mai darà agli altri la colpa dei propri guai ma solo a sé stessa.

Una foto scattata da Franco Fedeli per la Reporters Associati la mostra nel 1951 presso un distributore di benzina mentre due addetti controllano i livelli della sua Studebaker Commander Regal Deluxe Convertibile targata Roma, una delle rare (ma non rarissime) auto americane importate in Italia subito dopo la guerra, modello relativamente accessibile rispetto alle stratosferiche Cadillac e Packard che potevano acquistare solo aristocratici, milionari, cinematografari e alte gerarchie vaticane.

Si tratta di una variante del modello Champion molto diffuso negli Stati Uniti cui venne subito affibbiato, per via del caratteristico frontale di chiara ispirazione aeronautica, il nomignolo di Bullet Nose.

Fu costruita dal 1939 al 1958 e fu una delle vetture di maggior successo della casa, una delle più antiche degli Stati Uniti, fondata nel 1852 per costruire carri e carrozze e, a partire dal 1902, anche auto elettriche. Nel 1904 entrò nel business degli autoveicoli a benzina e nel 1912 costruì la sua prima autovettura completamente autoctona, affermandosi rapidamente per la qualità e robustezza dei suoi modelli.



La Champion era assemblata a South Bend nell’Indiana e fu commercializzata in più serie: una prima (1939-1941), seconda (1942-1946), terza /1947-1950), quarta (1051-1956) e una quinta e ultima (1957-1958). A partire dagli anni ’50 un congruo numero venne importato anche in Italia e si videro circolare diverse Champion sia nella versione berlina due e quattro porte, sia nella versione convertibile come quella della foto con Giulietta Masina.

Il Bullet Nose così caratteristico del muso di questa vettura colpì l’immaginazione anche dei carrozzieri italiani che lo reinterpretarono a modo loro. In particolare fu fonte d’ ispirazione per il geniale Franco Scaglione che realizzò nel 1952 due speciali fuoriserie: la Lancia B52 PF200 cabriolet per Pinin Farina e l’Abarth 1500 Berlinetta Aerodinamica Tecnica per Nuccio Bertone.


Nel 1953 anche Alfredo Vignale si produsse in una coupé su base Fiat 1100, disegnata dal fantasioso Giovanni Michelotti, che riecheggiava nel frontale l’ogiva della Sudebaker.

Mi si conceda un ricordo d’infanzia: la Studebaker Champion è stata la prima auto da me guidata in assoluto. Tocca risalire al 1954 e allo scatto che lo documenta. Quella mia prima “macchina“, debitamente restaurata dopo svariati piccoli incidenti, è giunta ai giorni nostri e ancora la conservo proteggendola dagli assalti che negli anni le hanno sferrato figli, nipoti e discendenze varie di amici a rischio di farsi male: era infatti realizzata in lamierino che si assottigliava pericolosamente diventando affilato come un rasoio. Così la ditta bolognese Giordani costruiva le sue bellissime copie per bambini prima dell’avvento della plastica e della legislazione a tutela.



