Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

La Bugatti di Piëch, il sogno e l’ossessione

Della ossessione di Ferdinand Karl Piëch per la Bugatti che lui (e solo lui) aveva in mente si è detto e scritto moltissimo ed è un caso emblematico della capacità di immaginare una realtà che supera la fantasia: l’idea che anche un sogno estremo possa essere portato a compimento alla faccia di tutti e a qualsiasi costo.

Nel percorso tortuoso della realizzazione del sogno c’è un episodio non tanto conosciuto che delinea perfettamente lo spirito con il quale è stata portata avanti l’idea della “nuova Bugatti”, unica e fuori dal mondo tecnico come era allora concepito e praticato.

Ferdinand Piëch e il prototipo della Bugatti, Chiron/3

Salone di Francoforte (IAA) 1999: in un piccolo stand separato il gruppo Volkswagen espone la Chiron 18/3 prototipo della Bugatti allo studio, un’altra proposta (questa volta a motore posteriore) che in comune con le precedenti ha il singolare motore EB218. Si tratta di un bizzarro 18 cilindri “a W” costituito da tre bancate di 6 cilindri ciascuna, per un totale di 6300 cc e una potenza indicata in 555 Cv, che Piëch ha “suggerito” ispirandosi ai più sofisticati motori aeronautici e marini d’epoca e, forse con qualche nostalgia, al look “a tre teste” del 16 cilindri a V delle incredibili Auto Union, progettate dallo zio, Ferdinand Porsche.

Il motore EB218, 18 cilindri a W

Comunque, il motore c’è e viene presentato ai presenti in tutti i dettagli proprio per questa sua bizzarra complessità strutturale; concretamente alla fine non avrà nessun seguito produttivo e il progetto sarà abbandonato, ma questa occasione diventerà la sua giornata particolare da protagonista e in proposito esiste una leggenda (ma non tanto) metropolitana che merita di essere ricordata.

Luca di Montezemolo e Ferdinand Piëch

Nella routine delle giornate della stampa i giornalisti seguono l’agenda delle conferenze stampa e, fra l’una e l’altra, girovagano fra chiacchiere e incontri negli stand. In quello Ferrari arriva l’allora Presidente Luca Cordero di Montezemolo e, inevitabilmente, gli viene chiesto un commento sul motore più strano del Salone al che il manager, pare, abbia risposto con una battuta: “Se funziona vado fino a là in ginocchio!”

Vero o meno, questo è quello che viene riportato, a tempo di passeggiata fra gli stand, al Professor Piëch il quale non risponde ma emette l’ordine: “Avviatelo!”.

Il panico dei tecnici è grande perché si sa bene che è proibito all’interno del Salone e, soprattutto, se qualcosa non dovesse funzionare, si vedrebbero rotolare le teste lungo i corridoi, ma quando il “Signor Piëch” parla, nessuno fiata.

Così, con qualche incertezza e un pizzico di terrore in chi gira la chiave, il W18 parte producendo una densa fumata e resta in moto il tempo di veder intervenire sicurezza e pompieri, precipitati in un batter d’occhio verso la nube tossica proveniente dallo stand Bugatti.

Il tempo di riprendere fiato fra i vapori di olio e benzina e chi ha provocato lo show si precipita alla Ferrari per vedere se l’altro protagonista risponde alla provocazione, ma Montezemolo è già andato via. Per il W18, tornato al silenzio delle officine e dei musei, quello è stato il solo, ma spettacolare, momento di gloria e per il suo ideatore un’altra piccola soddisfazione.