Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Il Motore Immobile che prenderà il posto dell’auto

Con qualche cachero di pennuto sopra, le gomme flosce per la pressione bassa, la polvere grigia come la materia di una clessidra, staziona lungo la strada il motore immobile dell’auto che fu. Ha ragione Valerio Berruti quando registra (Car & Friends del 2 ottobre) una verità che sta nel portafoglio di tutti o quasi. Mantenere un’auto costa, un po’ come ricordare che lavorare stanca, come diceva Cesare Pavese.

Basta riprendere a camminare per osservare quanti motori immobili hanno scelto di finire la corsa. Prezzi d’acquisto spropositati, bollo, tagliandi di manutenzione, carburante che esce dalla pompa come vino spillato dalla botte. Ti buoi ubriacare da fermo, non è detto che una fojetta, un quartino, un chierichetto, un sospiro, te li devi bere col volante tra le mani. Se la tecnologia accelera, se il marketing ti titilla di desideri, se stargli dietro ti svuota le tasche, allora forse e senza forse, meglio spegnere il motore, prendere nello sportello del cruscotto i documenti e decidere per l’abbandono.

Che strano tutto ciò, il postmoderno dell’auto ci ha fatto tornare al luddismo di due secoli e mezzo fa, quando per ribellione gli operai delle fabbriche gettavano il pietrisco negli ingranaggi delle macchine industriali. Oggi, quando di automobili se ne producono molto meno, almeno in Italia, e pensiamo che sia per insipienza manageriale, dobbiamo ammettere un’altra verità. La platea di chi vorrebbe l’auto, fosse anche un’utilitaria basica, per dire una Trabant o una Duna, sente di essere stata presa per il collo. Il sacrificio economico dell’acquisto del mezzo prosegue bellamente con l’insostenibilità dei costi di mantenimento. Un’auto, pe’ fa’ che, direbbero gli amici ciociari. Per andare al lavoro, per una gita fuori porta, per un erotico appartarsi?

Non è forse vero che il livello dei salari è tale da ricacciare larga parte della popolazione nella demolizione sistematica dei desideri? L’automobile occupava uno dei primi posti nel sistema dei desideri. Muoversi in autonomia, celebrare la velocità, impostare sul navigatore una strada per raggiungerla senza abbassare il vetro del finestrino per chiedere a destra e a manca. Sei libero di andare, di fermarti, di riprendere il viaggio. Adesso il Grand Tour mostra crepe profonde e anche il piccolo cabotaggio non gode di grande salute.

In circostanze siffatte possiamo tornare all’elogio del camminare a piedi, fa bene alla salute e vuoi mettere quando l’applicazione sul cellulare ti gratifica con il numero dei passi che hai percorso al termine della giornata? Un vero paradiso contemplare da fermo “L’ Amor che move il sole e l’altre stelle”, altrimenti noto come Motore immobile.