Stamattina ho aperto www.carandfriends.it per leggere un po’ di articoli in arretrato. Quelli sulla Ferrari Luce mi hanno incuriosito più degli altri, un po’ perché è l’argomento del momento, un po’ perché va oltre le questioni prettamente automobilistiche per coinvolgere gli aspetti filosofici del nostro percepire il “totalmente nuovo”.

Dico subito che non ho un’idea precisa su questo progetto. Mi ha stupito, com’è successo un po’ a tutti, ma dare giudizi così sprezzanti credo sia sbagliato. Davanti ad una rivoluzione di forme bisognerebbe forse sospendere il giudizio, come gli antichi scettici, e lasciarla sedimentare. Le reazioni a caldo dell’appassionato tipico italiano (che conosciamo benissimo!) potrebbero portarci fuori strada nel medio lungo termine. Come lo stesso giudizio dei vecchi designer, già scandalizzati per il solo fatto che a disegnare la “Luce” sia stata gente estranea al mondo dell’automobile: una sorta di difesa corporativa.

Ad esempio mio figlio (ha 18 anni) e i suoi compagni di scuola non la vedono così male e l’accoglienza in Cina è stata diversa che in Italia, soprattutto per la tecnologia. In generale c’è poco da fare i nostalgici del passato e avere un atteggiamento conservatore. Non basta per riconquistare la Cina: dove le vendite della Ferrari sono crollate (da 1.500 auto nel 2022 a 900 nel 2025) e dove un V12 a combustione paga il 75% di tasse mentre un’elettrica ottiene la targa subito. Proprio per questo le scelte dei designer, stavolta, sembrano essere state guidate dalla fisica che appartiene al mondo dell’elettrico, non dell’endotermico: un’EV non cerca la deportanza ma il minimo attrito aerodinamico: deve essere un oggetto puro, quasi piatto (Lo dice lo stesso Manzoni).

Scrive Jiri Opletal (CarNewsChina) “Ferrari ha fatto meglio delle case automobilistiche tradizionali: non hanno cercato di costruire un veicolo elettrico basandosi sulla tecnologia delle auto a combustione interna esistente; l’hanno costruito da zero, un veicolo elettrico dedicato, senza alcun legame con la sua storia”. E tenendo conto che in Cina “il passato è visto come un peso”.
Vedremo…




