Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Dal primo test della Patent Motorwagen a oggi: ecco perché l’automobile non conosce la parola “limite”

Nata per migliorarsi. Sempre. E’ il destino dell’automobile. Fin dal primo giorno di quel lontano 29 gennaio 1886 quando Karl Benz presentò il brevetto della “Patent Motorwagen”, la prima macchina della storia. Fin dalla prima prova su strada, proprio così, effettuata il 3 luglio, meno di sei mesi dopo. Test che in realtà altro non era che un semplice giro di qualche decina di metri lungo la Ringstrasse di Mannheim (la sede dell’azienda di Karl Benz) effettuato tra gli sguardi stupefatti e perplessi dei passanti. Oggi, tanto per capirne l’importanza, quel modello fa parte del patrimonio documentario mondiale Unesco: un privilegio che condivide, fra gli altri, con la Bibbia di Gutenberg, i film dei fratelli Lumière e la Messa in Si Minore di Johann Sebastian Bach.

La Patent Motorwagen (1886)

Da quel momento è stata una corsa infinita, una sfida all’ultimo respiro per raggiungere sempre nuovi traguardi. Per alzare l’asticella dove fino a poco prima era semplicemente impossibile. Raggiungere un limite per poi superarlo. Metterlo alle spalle come passato. E pensare al futuro.

Oggi l’industria dell’automobile si trova ad affrontare la sfida più difficile, anzi quella decisiva che la trasformerà in qualcosa di diverso. Non più soltanto un costruttore di automobili ma un provider di servizi di mobilità, garantendo così gli spostamenti di tutti noi con formule diverse. Che vanno dall’auto sempre sostenibile, elettrificata e connessa al car sharing. Senza escludere nulla.

L’altra grande sfida, però, resta sempre quella dell’innovazione tecnologica. Forse la più affascinante di tutte e non solo per la mobilità. Perché proprio la tecnologia è diventa la padrona assoluta della mobilità, l’arbitro indiscutibile della sicurezza e del futuro dei trasporti. Pensiamo soltanto ai limiti che ha travolto solo in questi primi vent’anni del secolo. Un percorso travolgente che oggi c permette di guidare una supercar come fosse un’utilitaria qualsiasi. Tutto merito delle famigerate centraline elettroniche. Così se maxi Suv da due tonnellate si gestiscono con una disarmante facilità, lo si deve essenzialmente all’elettronica, ai sistemi di ultima generazione che governano lo sterzo (oggi anche senza più nessun collegamento meccanico), garantiscono la stabilità della vettura, rendono possibile la frenata. Insomma, ci mettono al sicuro da ogni rischio.

E a proposito di rischi, il prossimo obiettivo da raggiungere sarà proprio quello della sicurezza, dell’auto a rischio zero. Per raggiungere quell’obiettivo l’automobile dovrà nuovamente superare se stessa. Guardare avanti con gli occhi della tecnologia che vedono molto meglio dei nostri. E saranno proprio quegli “occhi” a permetterci di raggiungere l’altro limite che oggi appare ancora abbastanza lontano (ma non troppo): quello della guida autonoma, dell’addio ai comandi. La sfida più grande per un mezzo meccanico finora governato dalla capacità umana. Si potrà mai raggiungere quel momento ? Superare quel limite? Certo che sì. Ma sarà la sfida più complessa. Una sfida insidiosa destinata a cambiare l’idea stessa di mobilità. Sarà l’ultima? Macché. Non c’è un limite.

Per questo l’auto vuole mettere le ali. Lasciare le strade ormai intasate per salire in alto. E’ il sogno estremo di guidare in mezzo alle nuvole. Perché avere “strade infinite” oltre a quelle finite con cui facciamo i conti tutti giorni, aprirebbe davvero orizzonti inimmaginabili. A cominciare da città diverse, meno congestionate e più a misura d’uomo. Sogni che potrebbe anche diventare realtà. Ancora una volta per merito di un’automobile.