Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

24 Ore di Le Mans, cent’anni (quasi) di partenze sbagliate finché Jacky Ickx

Nel week end del 13-14 giugno si terrà sul circuito della Sarthe, in Francia la 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans 2026. Anche se la prima gara si svolse il 26 e 27 maggio del 1923, ancora non si è potuto festeggiarne il centenario perché diverse edizioni furono saltare a piè pari. Nel 1936 per la crisi economica e le tensioni precedenti e conseguenti alle elezioni che fecero vincere il Fronte Popolare, e dal 1940 al 1948 per i disastri e i postumi della guerra che per la Francia furono devastanti quanto da noi.

1923, prima edizione della 24 ore di Le Mans

Nel 1956, invece, la gara fu posticipata in luglio (forse per allontanare il ricordo del tragico incidente del 1955, col suo tragico bilancio di 84 morti e oltre 120 feriti) e nel 1968, quando fu costretta a svolgersi a settembre per via dei tumulti del Maggio francese. Nel 2020 la corsa fu invece spostata a settembre (e nel 2021 ad agosto) a causa della pandemia di COVID-19 che tutti ricordiamo con sconforto.

La città di Le Mans, capoluogo della Sarthe

Per il resto la gara è quasi sempre iniziata alle ore 16 del sabato per terminare alla stessa ora della domenica. Fecero eccezione l’edizione del 1968 che iniziò alle 14, quella del 1984, partita alle 15 per la concomitanza con le elezioni generali francesi, e quella del 1998, di nuovo tornata alle 14 per non scontrarsi coi Mondiali di calcio celebrati contemporaneamente in Francia. Anche negli anni compresi fra il 2000 e il 2010, varie volte la gara è stata fatta partire alle 15.

Le Mans 1935. In primo piano una Lagonda M45R Rapide

La 24 ore si disputa su un tracciato di oltre 13 chilometri utilizzando in buona parte strade che per il resto dell’anno sono aperte alla circolazione ordinaria. Nel corso degli anni diverse sezioni furono costruite appositamente in sostituzione delle strade normali, in particolare le Curve Porsche, in sostituzione del pericoloso tracciato della Maison Blanche (che sfiorava gli edifici cittadini). Resta come parte permanente il Circuit Bugatti, ricavato parzialmente dal Circuit de la Sarthe, utilizzato nel resto dell’anno per varie competizioni come il Motomondiale.

Le Mans 1951, schieramento alla partenza: numero 31 Ferrari 166 MM, numero 56 DB-motore 750,-numero 29 Ferrari 212 Export, numero 2 Allard J2 motore-Cadillac

Il cinema si è occupato varie volte di questa sfida entrata nella leggenda, senza contare gli innumerevoli documentari e riprese giornalistiche. Qui solo alcuni titoli: Le Mans- Scorciatoia per l’inferno (Summer Love, di Osvaldo Civirani, 1970), La 24 Ore di Le Mans (Le Mans, di Lee H. Katzin, 1971, con Steve McQueen), Adrenalina Blu – La leggenda di Michel Vaillant (Michel Vaillant, di Luc Besson, 2003, ispirato al celebre fumetto), Steve McQueen – Una vita spericolata (Steve McQueen: The Man & Le Mans, di Gabriel Clarke e John McKenna, 2015), Le Mans: Correre è tutto (Le Mans – Racing is Everything, 2017, serie di 6 episodi), Le Mans ’66 – La grande sfida (Ford v Ferrari, di James Mangold, 2019).

1971, Steve McQueen e la sua Porsche 917K in una pausa della lavorazione del film Le Mans

Di questa gara, così popolare e coperta dall’informazione sportiva di tutto il mondo, è celeberrima la partenza, con lo scatto dei piloti allineati dall’altra parte della pista e che all via devono raggiungere i propri bolidi, avviarli, allacciare le cinture e partire a tambur battente. Una partenza spettacolare che contraddiceva però qualsiasi regola di sicurezza, dato che molti piloti pur di guadagnare secondi preziosi nemmeno chiudevano le portiere o si assicuravano alle cinture rischiando di collidere fin dai primi metri.

1958, partenza a Le Mans

Tutto cambiò dopo l’edizione del 1969, quando un giovane partecipante belga protestò con gli organizzatori per questo rischioso avvio della gara, tanto più che si trattava di una manciata di secondi a fronte di una competizione che sarebbe durata 24 ore. Non venne ascoltato. Fu così che Jacques Bernard Edmon Martin Henry Ickx, detto Jacky, anziché schizzare come tutti gli altri, se la prese comoda avviandosi alla sua Ford GT40 in tutta tranquillità, Prese posto, si allacciò la cintura, chiuse la portiera, accese il motore è partì ostentatamente per ultimo, sotto lo sguardo attonito degli spettatori dal vivo e di quelli (milioni!) che seguivano la gara in mondovisione. Parti ultimo ma, insieme al suo coéquipier Jackie Oliver, arrivò primo.

Le Mans 1969, tutti si affannano mentre Jacky Ickx se la prende comoda

Fu la dimostrazione che quelle partenze tanto spettacolari erano perfettamente inutili ai fini del risultato e anzi potenzialmente insidiose. Tanto che dall’edizione successiva il regolamento cambiò e da allora quella gara così massacrante e impegnativa si corre con un minimo di sicurezza in più, per la quale dobbiamo ringraziare il sangue freddo e la cocciutaggine di Jacky Ickx.

Le Mans 1969, Jackie Oliver e Jacky Ickx trionfatori malgrado il voluto autoinflitto handicap della partenza

Nato a Bruxelles il 1° gennaio 1945, Jacky Ickx si è formato giovanissimo nelle gare motociclistiche dedicandosi poi in alle vetture turismo e monoposto di formula 2. Debuttò in formula 1 nel 1966 al Gran Premio di Germania per poi disputare fino al 1979 la bellezza di 116 Gran Premi, con otto vittorie, tredici pole position e quattordici giri più veloci. Vicecampione del mondo nel 1969 su Brabham e nel 1979 con la Ferrari. Sempre nel 1979 è stato campione della serie CanAm con la Lola, nel biennio 1982-1983 si è laureato campione del mondo Sport Prototipi e ha vinto la Parigi-Dakar. Ha vinto per sei volte la 24 Ore di Le Mans, conquistato nel 1972 la 6 Ore di Daytona e due volte la 12 Ore di Sebring (nel 1969 e nel 1972). Ha corso con un’infinità di scuderie: la Essex Wire Corporation (USA, 1966), la J.W.Automotive Engineering Ldt /UK, 1967 e 1969), la Ferrari (Italia, 1970 e 1973), la Gulf Research Racing Co. (UK, 1975), La Sistema Martini Racing Porsche (Germania, 1976-1978), la Essex Motorsport Porsche (Germania, 1979), la Equipe Liqui Moly-Martini Racing (Germania, 1980), la Porsche System Engineering (Germania, 1981), la Rothmans Porsche System (Germania, 1982) la Rothmans Porsche (Germania, 1983 e 1985). Si è ritirato dalle competizioni nel 1985 dedicandosi a opere filantropiche che lo impegnano tuttora.

Francobollo commemorativo dello Yemen per la prima vittoria di Jacky Ickx a Le Mans nel 1969