Cos’hanno in comune Jackie Stewart, Roger Moore, Ralph Lauren, Ringo Starr, Clint Eastwood, Michael Caine, Alec Guinness, Kirk Douglas, Paul Getty, e tanti altri protagonisti del mondo dello spettacolo, dello sport, della finanza, dell’aristocrazia? A leggere l’elenco dei clienti di Douglas “Dougie” Hayward sembra di vedere i titoli di testa di uno di quei filmoni all stars degli anni 60, quando tutto andava a gonfie vele e nessuna nuvola macchiava l’orizzonte dell’Occidente, bene assestato nelle sue ricchezze e manie.

Hayward era infatti il sarto (oggi diremmo stilista) più in voga verso la fine degli anni Sessanta e a lui ricorrevano le produzioni per gli abiti dell’eroe quando doveva essere ben vestito, nascondere i difetti e muoversi con agilità. Tale la bravura che, anche a film finito, questi nomi di spicco gli rimasero appiccicati come clienti privati alimentando l’eco della leggenda e le fortune della casa.

Douglas Frederick Cornelius Hayward (5 Ottobre 1934 – 26 Aprile 2008) veniva da una famiglia operaia che non poteva offrirgli molte possibilità. A 15 anni cercò lavoro come impiegato ma fu presto attratto dal mestiere di tagliatore di stoffa per il quale dimostrò subito grande talento. Poiché le grandi sartorie di Savile Row lo snobbavano per via del marcato accento cockney, trovò lavoro nella meno pretenziosa sartoria teatrale di Dimitrio Major dove di fece le ossa e impressionò clienti come Peter Sellers, Terence Stamp, Richard Burton, che cominciarono a commissionargli qualche vestito personale. La fama si sparse con rapidità e nel 1966, Hayward poté aprire il suo negozio al n° 95 di Mount Street in Mayfair, nel pieno centro di Londra, indirizzo che divenne presto una sorta di club per iniziati dov’era piacevole incontrarsi e intrattenersi.

In un certo senso si può dire che con la sua clientela, formata soprattutto da artisti, Dougie abbia saputo intessere durature amicizie e non soltanto rapporti di lavoro. Fu conosciuto dal grosso pubblico grazie ad alcuni film entrati nella leggenda, come Il caso Thomas Crown (The Thomas Crown Affair diretto da Norman Jewison, 1968 The Mirish Corporation, Simkoe, Solar Production), con le stupende musiche di Michel Legrand, dove Hayward tagliò gli impeccabili completi di Steve McQueen e anche qualche tailleur di Faye Dunaway, o come Alfie del 1966, che vinse il Premio speciale della Giuria a Cannes. Diretto da Lewis Gilbert e interpretato da colui che diventerà il cliente per eccellenza e l’amico del cuore, l’incommensurabile Michael Caine.


Tanti saranno gli amici che chiederanno i servigi di Mount Street sia per i film che per il proprio guardaroba personale, a cominciare dai due James Bond per eccellenza: Sean Connery e Roger Moore, per molti anni affezionati clienti.



James Coburn lo definì “il Rodin del tweed” e sterminato è l’elenco dei suoi devoti. Oltre agli attori già citati, dobbiamo aggiungere sir John Gielgud, Rex Harrison, Tommy Steele, Sidney Greenstreet, lo scrittore John Osborne, i cantanti Tony Bennett, Mick Jagger, Sammy Davis jr e Ringo Starr, il calciatore Bobby Moore, il già ricordato campione di Formula Uno sir Jackie Stewart e lo stilista Ralph Lauren. Senza contare le donne che, oltre a Faye Dunaway, hanno voluto affidarsi alle sue mani, come Bianca Jagger, Mia Farrow, Jean Shrimpton, Joan Collins, Jane Birkin, Sharon Tate.



Non abbiamo parlato di auto, ma non è un caso. Una volta tanto dobbiamo farne a meno. Infatti è impossibile parcheggiare in Mount Street SW1, inutile arrivarci con la propria macchina che non si saprebbe dove ficcare e verrebbe portata via dal carro attrezzi in men che non si dica. Meglio prendere uno di quei taxi londinesi costruiti dalla Carbodies con tanto spazio a bordo e il raggio di sterzata così stretto da permettere di rivoltarsi in un fazzoletto.



