Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Motorvalley, la serie tv del “riscatto” con le corse

Da Veloce come il vento a Motorvalley. Un solo nome, Matteo Rovere. Ma in realtà sarebbero di più, non ci si può esimere dal citare Lyda Patitucci. Ma ci arriveremo, adesso procediamo per gradi. O meglio, “corsa dopo corsa”

Luca Argentero, Caterina Forza (a sinistra) e Giullia Michelini (a destra) e

È infatti da poco disponibile su Netflix, precisamente dal 10 febbraio, una nuova serie tv, ambientata nel mondo delle corse automobilistiche. Si chiama Motorvalley, sei episodi che, riferendosi alla “valle dei motori”, il nome con cui si indica quella zona dell’Emilia, culla di marchi storici e importanti come Ferrari, Lamborghini, Pagani, Ducati e tanti altri, promettono di coinvolgere gli appassionati, e non solo. Proprio con la stessa pretesa di certi blockbuster o altrettanti titoli fortunati, come F1 – Il film e la docuserie F1: Drive to Survive . Senza dimenticare che stiamo parlando di un progetto pensato e realizzato nel mercato italiano, il che non è una nota di demerito bensì tutt’altro. Ma anche su questo ci torneremo.

Giulia Michelini

Ma di cosa parla Motorvalley? Interpretata da Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza, la serie racconta di tre anime alla ricerca di riscatto, ciascuna con le proprie ferite da sanare. Elena (Michelini) è la rampolla di una facoltosa famiglia, proprietaria di una famosa scuderia, che a seguito della morte del padre si ritrova a riconquistare un ruolo nell’impresa, per una serie di motivi finita nelle mani del fratello. Per farlo punta su Blu (Forza), giovane talentuosa segnata da un vissuto travagliato e da poco uscita di prigione, e su Arturo (Argentero), ex leggenda dei motori, ritiratosi dalle piste a causa di un tragico incidente, che dovrà allenarla.

Motor Valley. (L to R) Luca Argentero as Arturo ‘Barnie’ Benini, Caterina Forza as Blu Venturi in episode 103 of Motor Valley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2024

Una storia in cui passato e presente si intrecciano ad alta velocità, come le auto che sfrecciano nella gara automobilistica che fa da sfondo alle avventure di questi personaggi che non vogliono solo vincere. Proprio la velocità è la benzina delle loro esistenze e il Campionato Italiano Gran Turismo diventa il teatro in cui cogliere l’opportunità per far pace con sé stessi, anche a costo di rischiare la vita.

Cosa aspettarsi dai sei episodi? La piacevole sorpresa è il buon ritmo narrativo che dosa tensione e divertimento, senza mettere da parte quella componente fortemente emotiva. Ma soprattutto tanta spettacolarità, frutto dell’estrema cura con cui sono state confezionate le scene di corsa, alternate tra i circuiti e le strade di Imola. Nell’anno in cui F1 – Il film è tra le pellicole candidate all’Oscar, per ben quattro statuette inclusa quella di miglior film, c’è un po’ di orgoglio nel fatto che il secondo titolo dell’offerta italiana del 2026 targata Netflix, che segue Il falsario di Stefano Lodovichi, sia stato capace di regalarci finalmente “qualcosa di diverso”.

Motorvalley. Luca Argentero as Arturo ‘Barnie’ Benini in episode 106 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026

Il frutto non cade mai lontano dall’albero. Perché dietro Motorvalley c’è un titolo che ha fatto da spartiacque per il cinema nostrano. Dieci anni fa, era il 7 aprile 2016, arrivava infatti nelle sale “un film italiano che non sembrava esserlo”. Il tutto a poca distanza dall’uscita di Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, che proprio oggi torna al cinema per tre giorni in occasione del suo decimo compleanno, un altro illustre protagonista di una fortunata stagione che ha cambiato le cose perché voleva.

Matida De Angelis e Stefano Accorsi in “Veloce come il vento”

Concepito inizialmente come The Race, Veloce come il vento è il film sul mondo delle corse automobilistiche con Stefano Accorsi che ha segnato il debutto sul grande schermo di Matilda De Angelis, che ad oggi di strada ne ha fatta parecchia. La trama segue Giulia De Martino (De Angelis), pilota diciassettenne di auto da corsa, di grande talento, che gareggia nel campionato GT. A seguito dell’improvvisa scomparsa del padre, si ritrova costretta a collaborare con il fratello assente da tanti anni Loris (Accorsi), un tempo grande pilota oggi tossicodipendente dal carattere difficile, per vincere la stagione in un viaggio che la porterà a scoprire le complessità e la centralità della famiglia.

Carlo Capone

Liberamente ispirato alla vita di Carlo Capone, talentuoso e tormentato pilota di rally piemontese, vincitore di un titolo europeo nel 1984, è un film che ha un legame diretto con Motorvalley, al di là del tema e dell’ambientazione. A partire dal regista, Matteo Rovere, dietro la macchina da presa di entrambi i titoli. Così come la sceneggiatura da lui scritta con Filippo Gravino e Francesca Manieri, oggi tra le autrici della serie.

Un altro nome lega, però, Motorvalley a Veloce come il vento. La serie è stata infatti diretta, oltre che da Rovere, da Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci. Classe 1982, originaria di Ferrara, dopo il conseguimento della laurea al DAMS di Bologna, un corso di montaggio della Cineteca di Bologna, un master in regia all’ESCAC di Barcellona e diversi anni di esperienza sul set in Spagna, la Patitucci debutta dietro la macchina da presa proprio dirigendo la seconda unità della pellicola con Accorsi e De Angelis.

Lyda Patitucci

C’è infatti la sua mano dietro le scene d’azione, negli anni diventate una sua specialità, che l’hanno portata a girare in solitaria i primi due film per il grande schermo, Come pecore in mezzo ai lupi e Io sono Rosa Ricci, spin-off di Mare Fuori, e soprattutto a essere definita una vera “action woman” del cinema italiano. Un percorso reso possibile anche dalla fiducia datagli dallo stesso Rovere, che da sempre riconosce l’importanza di un linguaggio che enfatizza i segmenti adrenalinici, spesso rilegati in secondo piano nel nostro Paese per motivi di costi, che ancora oggi contraddistingue la sua filmografia da regista e produttore, con la sua Groenlandia, che dieci anni dopo ha per l’appunto realizzato Motorvalley.

L’obiettivo di offrire un “cinema diverso”. È questo lo spirito che ha portato Matteo Rovere, come da lui sottolineato in diverse interviste in fase promozionale, a girare una serie action proprio per mostrare che è possibile un’alternativa alle consuete produzioni nostrane. Ma all’origine c’è anche una passione per il mondo dei motori che l’accompagna da sempre.

Matteo Rovere

Fin da quando era piccolo, il padre l’ha infatti avvicinato a un mondo di automobili, di piloti e soprattutto di meccanici, che gli hanno sempre raccontato storie di pezzi fatti a mano, che potevano essere sostituiti se rotti. Una preziosa fonte sul piano drammaturgico, diventata successivamente una sfida ambiziosa sul piano produttivo. Ed è così che la pista e le corse si sono trasformate in omaggio a una tradizione cinematografica, in cui il genere era un tassello fondamentale della filiera.

Pensiamo agli anni Settanta e Ottanta, il poliziottesco su tutti, in cui gli inseguimenti in auto facevano da protagonisti. Tra novità assolute sul lato tecnico, come l’utilizzo integrato di tecnologie diverse, dalla ripresa analogica ai ledwall, tutte fuse per restituire una sensazione costante di verità e di brivido, e il coraggio di autori che vogliono puntare su progetti del tutto “atipici”, Motorvalley ci ricorda che le seconde occasioni sono ancora possibili. Chissà se si potrà dire lo stesso per una seconda stagione.