C’erano una volta i nomi delle automobili. Pochi, chiari e indimenticabili. Poi, tutto è cambiato. I modelli sono diventati tanti. Troppi. Negli ultimi anni soprattutto. quando le case hanno, infatti, aggiunto intere gamme elettriche i cui nomi spesso cambiano o si sovrappongono a quelli di vetture alimentate con il motore termico. Gli esempi sono tanti ma in alcuni casi, la quantità di sigle, numeri e nomi diventa davvero esagerata, impedendo una visione chiara della produzione di un marchio.

Prendiamo il caso Volkswagen. La sigla ID che sta per Intelligent Design indica la versione elettrica e si accompagna a numeri e ora anche a nomi. C’è la ID.3, la 4, la 5 e la 7 ma anche la ID.Buzz e ora la ID.Cross, poco più grande della T-Cross che però ha un motore termico ed è più piccola della T-Roc. Insomma, la confusione è dietro l’angolo per tutti. Motivo per cui la Volkswagen ha già deciso da tempo di tornare al classico, riprendendosi nomi storici come Golf e Polo che nel caso delle elettriche, però, manterranno sempre la sigla ID. Basterà per capirci qualcosa? Vedremo.
Comunque vada, i nomi resteranno sempre troppi e difficili da ricordare. Situazione con cui si trovano a fare i conti soprattutto i marchi con un gran numero di modelli e gamme infinitamente lunghe. Per esempio i coreani. Mettere in fila i nomi dei vari modelli elettrici e termici sta diventando uno sforzo di memoria notevole. Qualcosa da consigliare per tenersi in esercizio con il passare degli anni. Ma non sono esenti da continue confusioni anche i giapponesi, sempre più spesso alle prese con sigle inutilmente complicate.

Niente a che vedere, comunque, con quanto sta accadendo con l’auto made in China. Qui c’è ancora tanto da memorizzare e molto di più ci sarà per il futuro. Visto che si tratta di marchi e modelli che per la maggior parte delle persone sono assolutamente sconosciuti. Secondo uno studio Quintegia, entro il 2028 sbarcheranno sui mercati europei 28 nuovi brand, ognuno con la sua gamma di vetture. Tutte concentrate sui segmenti Suv C e D dove se ne contano una decina per ciascun marchio in Italia e una quindicina in Europa. Molto meno saranno, invece, le auto dei segmenti A e B, le cosiddette citycar, settore meno presidiato dai marchi emergenti. Messe insieme, potrebbero comunque riempire un nuovo dizionario. Da aggiornare anno dopo anno.


