Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Se i giovani vogliono l’auto cinese. La spia rossa dell’industria europea

Ci sono i numeri, ma anche l’occhio. L’onda cinese è davvero arrivata. Basta guardarsi intorno e scoprire che i modelli in circolazione cominciano davvero ad essere tanti. Quella che prima era un’eccezione sta diventando la normalità. Insomma, comprare un’auto cinese non è più una scommessa, un azzardo. C’è qualcosa di nuovo che sta cancellando pregiudizi e dubbi sulle automobile della Grande Muraglia, alla loro qualità e al loro valore.

Un cambio di percezione, una new wave che parte dai più giovani. A spiegarcelo meglio sono i risultati di uno studio della società di consulenza strategica, Areté, dall’inequivocabile titolo “Cosa pensano i giovani delle auto cinesi”. Partiamo dal dato principale da cui scaturisce il risultato finale: “I brand cinesi non vengono più considerati semplici alternative low cost, ma marchi sempre più competitivi sul piano della qualità, della tecnologia e dell’innovazione”. Quasi una rivoluzione culturale, tanto per restare dalle loro parti.

Una risposta fondamentale, perché arriva da un campione di intervistati di cui oltre la metà usa quotidianamente l’automobile mentre l’83% ne possiede già una. E qui arriviamo al punto: il tema economico resta uno dei fattori determinanti per i potenziali acquirenti, disposti a prendere in considerazione un modello cinese “a condizione di spendere al massimo 30.000 euro, soglia entro cui è già oggi disponibile sul mercato un’ampia offerta di modelli”, evidentemente non altrettanto ampia tra i marchi tradizionali. Altra sorpresa, quella delle motorizzazioni, perché oltre la metà degli intervistati non ha dubbi e vorrebbe un’auto ibrida rispetto al 34 per cento che sceglierebbe un’elettrica.

Lo scenario è questo ma restano alcune aree di diffidenza e scetticismo. Per esempio, il servizio post-vendita, considerato potenzialmente debole dal 23% degli intervistati, e l’affidabilità generale dei veicoli, guardata con timore dal 22% del campione. Una percezione che, secondo gli autori dello studio, “appare legata soprattutto alla limitata conoscenza diretta dei prodotti e dei brand”. Ma una verità c’è e resta inconfutabile: il gap reputazionale con i marchi europei e giapponesi è quasi azzerato. Almeno per quanto riguarda i giovani. Una spia rossa che si accende sul cruscotto delle auto europee.