Il limite di velocità a 30 orari nelle zone di alcune città apre un nuovo capitolo della ricerca mistica. Fu introdotto a Cesena nel 1998, poi Milano, Bologna e finalmente Roma. Uno “OM” colossale e buddista che si leva dagli abitacoli delle autovetture e dalle selle delle moto quando la segnaletica indica che devi attraversare le Zone della Sospensione del Tempo. Scalare le marce, ingranare la seconda, mettersi nella posizione del loto, iniziare una meditazione sulla dilatazione del tempo interiore mentre lentissimo procedi attraverso Via del Teatro Marcello o Piazza Argentina dove si consumò l’agguato a Giulio Cesare.

Un’idea geniale, di quelle che nascono per serendipità. Vuoi ridurre il numero degli incidenti, la mortalità causata dalla velocità e scopri la possibilità di generare un’esperienza straordinaria per migliaia di persone inclini al lato frenetico e incazzoso dell’esistenza, quello che la fretta di andare alimenta in modo tossico. Nella tasca laterale dello sportello dell’automobile c’è spazio per Siddharta di Hermann Hesse e Yoga di Emmanuel Carrère, oppure per quella meraviglia che sono le 101 Storie Zen (tutti editi da Adephi). Nella lentezza del procedere le esperienze di illuminazione si moltiplicano e forse Gualtieri il sindaco e Patanè l’assessore neppure l’avevano messo in conto.
La resistenza alle Ordinanze, i mugugni e il brandire il codice, a poco servono se sei capace di promuovere un marketing centrato sul benessere personale che nasce dall’immersione nell’acquario virtuale della Città. Fortunato chi è costretto ad attraversarlo.

Per dire, il sistema propriocettivo, cioè la capacità del corpo di percepire la posizione e il movimento delle proprie parti, finalmente si ridesta. La mente scende verticale dentro di sé, non più distratta dall’attenzione alla velocità e al controllo del mezzo che ti obbliga a resettare continuamente le reazioni alle variazioni dello spazio percorso nell’unità del tempo. Sembrerà un paradosso ma non lo è, in alcune città il limite di velocità viene stabilito a 10 km/h. Da lento a lentissimo, a questo punto puoi anche sistemare un bel metronomo sul cruscotto e convincerti che la tua vita è una sonata di Chopin, un concerto che canta la vita, quella degli altri e la tua.

A tavoletta, a tutto gas, andavo a cento all’ora, stop, tutto finito. Niente gallerie del vento, aerodinamiche futuriste, solo bonacce e vele che si afflosciano sugli alberi della nave.
In fondo c’è tanta poesia nel limite, in ogni limite. Ci penserà qualche Tar a riportarci nella prosa e fuori dall’acquario.

