Il 2035 scandirà il passaggio di un’epoca e servirà agli storici per dividere il tempo, un po’ come la scoperta delle Americhe (1492) e la Rivoluzione francese (1789) o la caduta dell’Impero romano d’Occidente (476). Sono finzioni, ma servono a semplificare ciò che è complesso. Il prima e il poi. Perché noi da qualche parte dobbiamo pur stare sul rettifilo del tempo, visto che anche la lava dei vulcani alla fine si solidifica e il portacenere nero e rugoso che raccoglie la cenere del Toscano sta sul tavolo come un morto mentre un dì era un lacerto di fuoco.

Con il 2035 basta automobili spinte da motori endotermici, pompe di benzina o gasolio o gpl, pistoni, bielle, marmitte e il treno di esplosioni sotto il cofano, e gas e sgasate, e puzze e fine di una civiltà.
Fine del dionisiaco, per dirla con Friedrich Nietzsche che sicuramente sarebbe stato al volante di una Porsche Carrera con il motore a scoppio, impetuoso e geniale nella sua capacità di sorpassare a destra e a sinistra anche il corteo dei figuranti del Galateo di Bruxelles, specializzati nell’infilare i calzini alle mosche.
“Tanto il Satiro quanto il pastore idillico dei tempi moderni sono prodotti di una nostalgia del primitivo e del naturale; ma con quale presa salda e impavida il Greco afferrò il suo uomo silvestre, e con quale timidezza e mollezza l’uomo moderno si trastullò invece con la carezzevole immagine di un pastore tenero, effeminato, che suona il flauto!” (Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia, Adelphi, p. 56).

Con il 2035 prevarrà il motore elettrico, un motore che zufola con il flauto del suo sibilo, apollineo e appena percepibile. Termina dunque il mondo dei Satiri, rumoroso e inquinato e inquinante, perché questo è lo spirito del tempo che viviamo. O almeno questa è la Vulgata.
Va da sé che questa divagazione, messa sulla pagina in modo sbrigativo e buffonesco, è cosciente del torto inferto al Filosofo tedesco nel presentare in modo spicciativo la sua riflessione sulla nascita della tragedia nel mondo classico. Però, la distinzione tra dionisiaco e apollineo, serve per marcare due stili, due appartenenze, direi due concetti che stanno a fondamento della storia dell’industria da un secolo e mezzo a questa parte.
In fondo mancano solo dieci anni al 2035 e il rombo dei motori dionisiaci comincia già a tossicchiare, mentre un gran numero di Satiri moribondi continua a sperare, a tutto gas.
