Anche chi non segue la Formula 1 sarà stato raggiunto dagli echi dell’incidente che ha visto protagonisti due piloti durante il recente GP del Giappone. Per dirla in breve una mancata collisione, finita con la rovinosa uscita di strada di uno dei due, a causa di una singolare circostanza. Infatti due formula1 ibride si sono trovate nello stesso momento in condizioni nettamente squilibrate: mentre quella dietro (la Haas di Oliver Bearman) correva con i canonici 1000 cavalli a disposizione, con in più l'”aiutino” consentito dal regolamento per chi sorpassa, quella davanti (la Alpine di Franco Colapinto), che aveva la batteria scarica, si è trovato senza i 500 Cv del motore elettrico e con parte dei 500 Cv del motore termico “impegnati” a caricare le batterie; insomma con meno della metà della potenza dell’altro.
Il clamoroso handicap di cavalli sotto il piede ha causato una differenza di velocità che ha scombussolato la guida dei due malcapitati (si è anche detto: “perché i piloti non hanno ancora imparato a gestire l’energia”, come se si trattasse di neopatentati…) e si è rischiato qualcosa di grave.
Fatte le dovute distinzioni, l’evento mi ha riportato alla mente un’esperienza vissuta nel corso della presentazione di un modello ibrido plug- in che comprendeva un test di guida in un’area a me ben nota. Ingolosito dai dati dichiarati, fra i quali una potenza combinata (termico+elettrico) davvero interessante, avevo pensato di fare una piccola digressione per divertirmi su una strada di montagna, larga e pochissimo trafficata, che conoscevo li vicino.
Con tutto l’entusiasmo dell’appassionato ho affrontato baldanzoso la salita per “testare” il mezzo in questione, senonché dopo un paio di tornanti e un allungo la macchina che avrei voluto apprezzare si è letteralmente piantata perché, scaricata la batteria, il motore elettrico di è messo a riposo e i cavalli disponibili sono rimasti solo quelli del vecchio e striminzito motore a combustione, rimasto indefessamente a fare il suo lavoro.
Da addetto ai lavori avrei dovuto saperlo, ma l’enfasi del racconto sulle doti della novità mi aveva quasi convinto che quei cavalli fossero “veri”; così, alla fine, è stato come se al ristorante mi avessero messo in tavola una bottiglia di Sassicaia che però dopo il secondo bicchiere diventa Tavernello.
Deluso? Più che altro mi sono sentito tradito perché nelle caratteristiche “ufficiali” il tal modello vantava “tot” cavalli, senza specificare che c’erano, si, ma solo ogni tanto e per un po’ (poco). Per fortuna noi normali automobilisti non siamo in Formula 1 e nessuno su strada rischierà mai l’incidente per questo, ma una volta di più ho imparato che bisogna sempre leggere bene le etichette…

