Oggi si parla di Lance Stroll, più che come pilota di Formula 1, per il fatto di essere il figlio del padrone, sostenuto e coccolato in Aston Martin a dispetto di doti non propriamente straordinarie. Si sa, le corse in automobile sono cosa da ricchi e da sempre, oltre a quelli bravi (e ben pagati), c’è spazio anche per chi paga di tasca sua per giocare ad alto livello, magari anche convinti in buona fede che il confronto possa dare qualche soddisfazione.
Fra i tanti ambiziosi rampolli di famiglie facoltose alcuni riescono tuttavia a lasciare un segno, se non per i loro risultati, per essere in qualche modo diventati personaggi da ricordare. Fra questi merita un posto di riguardo Frederick “Rikky” von Opel, nipote di Adam, fondatore dell’omonima azienda, e figlio di Friz che, prima di cedere tutto a General Motors, aveva stupito il mondo con le sue coraggiose performance, come stabilire nel 1928 il record di velocità di 238 km/h su un veicolo a razzo da lui concepito.

Rikky, di nazionalità del Lichtenstein, nato a New York nel 1947, non ha fatto cose strabilianti ma ha lasciato la sua traccia nel mondo dell’automobile per aver partecipato con convinzione per un paio d’anni al “circo” della Formula 1, ovviamente nel ruolo del privato privilegiato. La sua carriera da pilota appassionato è iniziata in Inghilterra con le gare della Formula Ford e poi in Formula 3; per discrezione non con l’ingombrante nome di famiglia ma con lo pseudonimo Antonio Branco, forse perché la sonorità mediterranea avrebbe allontanato maggiormente i sospetti dall’ambiente germanico.
Prime gare nel 1970, poi il passaggio di categoria fino alla vittoria in un campionato regionale (il Lombard North Central F3 Championship) con il Team Ensign. Non aveva dimostrato di essere un numero uno, ma la serie aveva visto vincitori come Fittipaldi e Piquet e lui aveva fatto la sua figura in mezzo a giovani, come Tony Brise o Roger Williamson, che sarebbero poi diventati professionisti.

A torto o a ragione il giovane Rikky aveva maturato quel pizzico di consapevole ambizione da giustificare la decisione di seguire e supportare il Team nel salto verso la massima formula. Con l’intenzione di fare sul serio aveva anche recuperato il suo vero nome per esteso e diventato così il primo e unico pilota di Formula 1 a competere ufficialmente sotto la bandiera del principato del Lichtenstein. La sua carriera non è stata esaltante e nelle due stagioni di attività, nel 1973 e 1974, su 14 Gran Premi è riuscito a qualificarsi per la partenza solo 10 volte. E non si può dire che non si sia impegnato tanto che nel 1974, insoddisfatto delle prestazioni della sua macchina, aveva abbandonato la Ensign e affittato da Bernie Ecclestone (notoriamente disponibile con chi pagava) una Brabham 44 uguale a quella del pilota ufficiale Carlos Reutemann.
Il suo ultimo Gran Premio in Olanda lo ha visto terminare al nono posto, il miglior risultato in carriera, ma alla gara successiva ha fallito la qualificazione con conseguente decisione di ritirarsi.

Tornato alla sua attività di frequentatore del jet set internazionale (fra l’altro era cugino di Gunter Sachs) aveva pensato bene di fidanzarsi con Marisa Berenson, modella, attrice e soprattutto icona indiscussa del glamour anni Settanta, con la quale ha condiviso una frenetica attività mondana fra New York, Hollywood e l’Europa, frequentando tutto il mondo che conta, da Andy Warhol a Stanley Kubrick, fino al direttore d’orchestra Herbert von Karajan di cui era amico.

Dopo la Formula 1 e Marisa Berenson, Rikky una mattina deve essersi guardato allo specchio e, forse stufo di quella vita o semplicemente a corto di desideri da soddisfare, ha deciso che la soluzione sarebbe stata smettere di avere desideri. Da qui la scelta radicale di ritirarsi in un monastero buddista in Thailandia, dove da allora vive in completo isolamento dal resto del mondo e anche dal resto della famiglia. Non è dato sapere se disponibile a dare consigli all’attuale driver dichiaratamente buddista, Alexander Albon Ansusinha , pilota ufficiale della scuderia Williams di origini thailandesi.



