Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

L’auto che mise d’accordo l’editore liberale con quello rivoluzionario

Cosa accomuna due editori, entrambi importantissimi e cruciali per la cultura del nostro paese ma dalle idee opposte? Giangiacomo Feltrinelli (Milano, 19 giugno 1926 – Segrate, 14 marzo 1972) fondò l’omonima casa editrice alla fine del 1954 profondendovi le cospicue fortune familiari subito debuttando con due best-seller come Il dottor Živago di Boris Pasternak nel 1955 e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel 1956 che proiettarono il giovine editore nel firmamento delle imprese coraggiose e anticonformiste baciate dalla fortuna. Iscritto giovanissimo al PCI si avvicinò ai movimenti terzomondisti e alla sinistra rivoluzionaria condividendone le idee più estreme e fondando nel 1970 i Gruppi di Azione Partigiana (GAP), organizzazione armata, entrando finalmente in clandestinità. Morì mentre tentava di far saltare un traliccio dell’alta tensione a Segrate (qualcuno pensò a un’esecuzione mascherata da “incidente”), vicenda della quale esistono molte versioni, nessuna della quale è però verità accertata, uno degli ennesimi misteri o segreti italiani dove si sospetta la solita manina dei servizi (ovviamente “deviati”) quando forse, per l’unica volta in vita, non c’entrano niente.

1964, La Habana, Cuba. Fidel Castro e Giangiacomo Feltrinelli

Diversa personalità, per non dire opposta, fu Gianni Mazzocchi (Ascoli Piceno, 18 novembre 1906 – Milano 24 ottobre 1984 che per oltre cinquant’anni operò nel mercato editoriale fondando più di 15 riviste, tra le quali celeberrime furono Casabella, i settimanali Panorama, L’Europeo, Il Mondo (poi venduti) e soprattutto il mensile Quattroruote, uscito nel 1956, Bibbia degli automobilisti italiani e dei bambini come me che hanno imparato a leggere sulle sue pagine piene di illustrazioni. Convinto liberale, difensore del libero mercato e della concorrenza, sopportò le angherie del fascismo (che gli chiuse d’autorità Panorama) e l’insofferenza dei governi democratici per le battaglie in difesa del consumatore, del libero trasporto e di un’edilizia rispettosa del verde pubblico. Fu un “green” ante litteram, un liberale simile più a un conservatore illuminato europeo che a un arrembante capitalista del dopoguerra.

1966, Gianni Mazzocchi e Quattroruote

Cosa avevano in comune questi due editori così diversi? Intuito a parte e consapevolezza di mercati ancora non esplorati, forse soltanto questo: l’ammirazione per la Citroën DS, auto rivoluzionaria e borghese al tempo stesso, avveniristica e coraggiosa come le loro avventure con la carta stampata. 

Gianni Mazzocchi al volante della sua Citroën DS
Giangiacomo Feltrinelli e la sua Citroën DS

Entrambi ne possedettero una e la guidavano personalmente pur potendo disporre di tutti gli autisti che avessero voluto. La Citroën DS, l’auto che creò un prima e un dopo nella concezione dell’automobile moderna, l’auto che salvò la vita al generale de Gaulle (tra l’altro pagata di tasca propria benché il Presidente della Repubblica potesse senza scandalo scaricarne il costo sul contribuente).

Il presidente de Gaulle a bordo della sua DS durante una visita di Stato