No.
Che parola.
Hai mai pensato a cosa accade quando dici “No”?
L’1 ottobre scorso ricevo una email da Barcellona che evito di archiviare nel solito cestino. “Il ‘Manifesto del No’ di Hispano Suiza: una filosofia che trascende le generazioni”, con allegato un video (https://www.youtube.com/watch?v=yVcocW-YJzk) girato in circuito che “rende omaggio al compianto presidente Miguel Suqué Mateu, nel 2019 l’autore della rinascita dell’azienda con una innovativa hypercar elettrica”.

Ora, non ho mai visto dal vivo una Hispano-Suiza, oggetti rari che si possono incontrare più facilmente a Pebble Beach, in California, o in posti così. Sono passati 121 anni dall’inizio della storia di questo marchio spagnolo di auto esclusive, creato a Barcellona da Damián Mateu (Miguel è il pronipote) e dall’ingegnere svizzero Marc Birkigt. L’idea non è quella del contemporaneo Henry Ford: i due hanno in mente soltanto auto eleganti e potenti, possibilmente le più avanzate di quel ventesimo secolo che si apriva.

Non sto a raccontarvi le vicende di Hispano-Suiza, che trovate ben scritte su Wikipedia (non andate su ChatGPT, almeno finché Wiki resisterà allo schiacciasassi dell’intelligenza artificiale). Apprendo, invece, dalla email da Barcellona che la storia del marchio “oggi si riflette nei tre modelli di hypercar elettriche: Carmen, Carmen Boulogne e Carmen Sagrera, esempi di come tradizione e innovazione possano andare di pari passo”, costruite artigianalmente nella fabbrica del quartiere appunto di La Sagrera della città catalana.

Torno all’incipit che mi aveva catturato. Miguel Suqué Mateu è scomparso il 15 giugno scorso e “Il Manifesto del No” è un omaggio all’idea, coltivata per quattro generazioni, che non bisogna arrendersi mai. Certo, c’è anche del marketing. Ma pubblicità di questo tipo è una unicità tale che mi fa tornare in mente un testo che Leo Burnett, uno dei più geniali creativi del Novecento, definì uno dei più grandi annunci pubblicitari di tutti i tempi.


Prima di copiare e incollare a chiudere il testo de “Il Manifesto del No” di Hispano-Suiza, andiamo al 2 gennaio 2015: Cadillac compra uno spazio sul Saturday Evening Post, titolo “The Penalty of Leadership”, il prezzo della supremazia. Il marchio americano è stato portato in tribunale dall’Austin per il brevetto di un differenziale a doppio rapporto. Il testo è un appello all’opinione pubblica (e al tribunale), scritto da un altro genio creativo di nome Theodore MacManus. In fila una serie di frasi di stampo biblico sulle gelosie e le bassezze alle quali il migliore, cioè Cadillac (volutamente mai citata nello spazio pubblicitario), è esposto. Si stenta a definire pubblicità, ma così è andata, per restare sui libri di storia.
Centodieci anni dopo, ecco “Il Manifesto del No” di Hispano-Suiza. Chissà che ne avrebbe pensato MacManus.
No.
Che parola.
Hai mai pensato a cosa accade quando dici “No”?
Hai un’idea e ti dicono:
Non si può fare. Non è mai stato fatto prima.
E tu cosa fai?
Li ignori completamente.
E continui.
Perché non ti convinceranno.
“No” sono solo due lettere,
ma sono anche sufficienti per trovare mille strade mai percorse.
Per continuare dove gli altri abbandonano.
“No” è una visione.
Un impegno con le tue idee.
“No” è abbracciare l’eccellenza non per un istante,
ma per più di un secolo.
“No” è sfidare te stesso
e camminare da solo verso l’ignoto.
È una sfida silenziosa,
lontana dal rumore e dalle opinioni degli altri.
Quando dici No,
conti solo tu,
alla ricerca del giro perfetto.
E forse,
grazie al fatto che un giorno abbiamo detto No,
oggi siamo ancora qui.
E No,
non ci fermeremo.
Mi capisci, vero?