La transizione energetica fa acqua? L’auto elettrica non sbanca, anzi tutt’altro, visto che in Italia non arriva al 5 per cento delle vendite e in Europa ha sfiorato il 15? E se tutti, o quasi, chiedono di rivedere il divieto di vendere auto con motori termici a partire dal 2035, la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen cosa fa? Lancia il progetto E-Car e annuncia di voler “creare una nuova categoria normativa dedicata alle auto piccole”, dal prezzo contenuto ed elettrificate: una classe che “dovrà poi riflettersi negli standard sulle emissioni di CO”. Un progetto chiamato “Small Affordable Cars” che mira a promuovere lo sviluppo piccoli veicoli elettrici, interamente progettati e realizzati in Europa.

E’ bene ricordare (anche alla Commissione europea) che il progetto appena presentato non è certo una novità assoluta. Un’analoga proposta era stata avanzata molti mesi fa da Luca De Meo (allora ceo di Renault) e da Stellantis. E prima ancora proprio dal governo italiano attraverso uno studio del ministero del Tesoro che auspicava anche in Europa l’utilizzo di vetture dalle stesse caratteristiche delle Kei-car giapponesi: lunghe al massimo 3,4 metri e larghe 1,8, elettrificate ed economicamente accessibili (i prezzi oscillano tra l’equivalente di 6.500 a un massimo di 9.500 euro.
Tutto qui. Sul resto, nessun impegno preciso ma solo parole di apertura ad eventuali altre tecnologie. Un po’ poco, in effetti. Basterà a spianare la strada lunghissima e tortuosa della transizione energetica? Molto difficile.

Al riguardo, vale la pena riportare per intera la dichiarazione di Massimo Artusi, presidente di Federauto (l’associazione dei concessionari italiani): «Se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior muto di chi non vuol parlare: l’incontro tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e i vertici dell’industria automobilistica europea è stato francamente deludente rispetto alle attese, essendosi trasformato in uno scambio di convenevoli tra chi pervicacemente difende una scelta ideologica e chi tale scelta l’ha avallata puntando alle risorse per sostenerla, entrambi più preoccupati di non perdere la faccia per le scelte fin qui compiute, che non per una realtà che li pone quotidianamente e drammaticamente di fronte alle pesanti conseguenze di tali scelte. In sintesi», ha continuato Artusi, «da una parte la Commissione ha assicurato che sosterrà la creazione di un segmento di piccole E-car, dall’altra i costruttori hanno continuato a invocare più infrastrutture di ricarica e più incentivi per l’acquisto. Non sembrano esserci grandi novità rispetto alla richiesta, anticipata dall’Acea (l’associazione dei costruttori europei, ndr) di un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale alla decarbonizzazione del trasporto stradale».



