Me l’ha suggerito il geriatra, un bel test per verificare se la memoria funziona ancora: cerca di ricordare à rebours l’ultimo taxi, il penultimo, il terzultimo e così via, che hai preso nell’ultimo mese. Il tipo di auto, la marca ovviamente, non il profilo dell’autista. Una Prius Toyota, una Tesla, quel che resta delle Fiat in circolazione, dico. Lo so, forse non ti interessa, preferisci ricordare i film, i bar dove ti sei fermato per un caffè. Va bene lo stesso, però a ritroso, perché la vita che hai vissuto, per la memoria è come un film che si avvolge al contrario. Devi sempre risalire indietro per capire se stai messo bene nel presente, insomma se non ti trovi già nel terreno vacillante della demenza senile.

Chi racconta in modo divertente ciò che ha un profilo drammatico è stato il più famoso degli scrittori finlandesi, Arto Paasilinna (1942-2018) ne Lo smemorato di Tapiola (Iperborea 2001, 2021). Il protagonista, Taavetti Rytkönen, mentre s’impappina nel farsi il nodo della cravatta – altro segnale sintomo – suscita l’attenzione di un taxista, Seppo Sorjonen. E qui comincia la storia che i lettori âgé di Car and Friends, quand’anche muniti di patente ancora valida e dunque in buona salute grazieaddio!, potranno capire visto in che putiferio si vive nei paesi nordici.
Non credo sia corretto anticipare nulla se non rivelare a quale altissimo grado di conoscenza del mondo possa arrivare un tassista come Seppo Sorjonen, inteso come categoria universale di lavoratore. Ce n’è per tutti, uomini e donne, ma sulle donne le considerazioni toccano il politicamente “scorrettissimo”, una sorta di summa del pensiero di Checco Zalone o delle battutacce della buonanima di Alvaro Vitali, saliti fino alla latitudine di Helsinki.
Pescando a caso, “Le donne erano come le macchine, una bella donna, da giovane, era una bella spider affusolata, ma se correva con troppa foga nel traffico notturno, la carrozzeria ne risentiva: si ammaccava, le si scrostava la vernice e le si arrugginivano i paraurti. Un giorno o l’altro, facendo marcia indietro, le si rompeva il posteriore e non valeva la pena di ripararlo”.
P.S. Ringrazio Maria Valeria D’Avino, traduttrice dal danese e dallo svedese, per avermi consigliato questo libro così terapeutico, divertente e irriverente. Una rivelazione.