Lambretta come Vespa? Mai dirlo perché fin dall’inizio hanno diviso l’Italia. La prima più “operaia” e periferica, la seconda più seducente e da “Dolce vita”. Ma la Lambretta, anche se quella vera è scomparsa dagli anni Settanta, non ha mai smesso di essere nella mente di tutti noi. O per le “imitazioni” di vario genere e provenienza oppure per qualche bellissima rievocazione. Come quella attualmente in corso al Museo del Patrimonio Industriale del Settore Musei Civici del Comune di Bologna dal titolo “Lambrette a Bologna”, un focus espositivo dedicato alla star della motorizzazione popolare, prodotta a partire dal 1947 nello stabilimento Innocenti di Lambrate.

Nata dall’intuizione dell’ingegnere aeronautico Pier Luigi Torre, la Lambretta ha rivoluzionato il concetto di mobilità grazie a una struttura a tubo unico che garantisce una rigidità e una leggerezza superiori rispetto ai telai a scocca autoportante della concorrenza. La stabilità di guida è assicurata dal posizionamento centrale e ribassato del motore e dall’adozione di una sospensione anteriore a doppio braccio.

La costante ricerca tecnologica porta la Innocenti a introdurre, per prima, una serie di novità sui suoi scooter: l’avviamento elettrico nel 1957, il primo freno a disco anteriore nel 1962, la miscelazione olio-benzina separata nel 1968 e l’accensione elettronica nel 1970.
Ma la Lambretta ha anche una sua “vita sociale”: è lo scooter ufficiale delle Olimpiadi di Roma del 1960, appare in molti film (indimenticabile in Quadrophenia) e tra i suoi testimonial ci sono Jayne Mansfield, Totò e Macario, Adriano Celentano e Giorgio Gaber e Raffaella Carrà.

Alla mostra (che resterà aperta fino al 12 luglio) sono esposti 8 modelli fondamentali per la storia di questo scooter. Come ad esempio, la 125 carenata da Record (se ne conoscono solo due). C’è inoltre la 125 D Corsa, la 125 LD con l’avviamento elettrico opzionale, la 150 D, massima evoluzione delle versioni prive di carenatura, la 150 Li Seconda Serie, regina delle vendite con il record di 74 unità prodotte ogni ora, e l’avveniristico LUI 50 CL, frutto della collaborazione con lo Studio Bertone. Infine, la 200 DL, lo scooter di serie più veloce dell’epoca, con freno a disco interno al mozzo anteriore e prodotta anche con accensione elettronica Ducati.
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