Dopo la lettura di Anime baltiche di Jan Brokken (Iperborea 2015) la prima reazione che ti coglie è quella di fare velocemente il trolley e partire per Vilnius, Riga e Tallinn. Velocemente, non bisogna prenderlo alla lettera, l’importante è trovare il modo di farlo questo viaggio. I protagonisti del libro non sono più tra noi. Loreta Asanavičiūté, Romain Gary, Rothko, Hannah Arendt sono passati oltre, mentre sta ancora tra noi Gidon Kremer e l’immenso Arvo Pärt, che compirà novant’anni l’11 settembre 2025. Se ne parlava a Tallinn con i compagni di viaggio, di fronte al vassoio di affettati di carne d’orso, alce e renna, che un ristoratore italiano approdato per amore in Estonia, ci sfidava a degustare in controtendenza alle nostre certezze alimentari, edificate sul dominio del Mare nostrum, purtuttavia un mare chiuso.

Eppure noi italiani quelle latitudini le abbiamo percorse, quegli inverni e quelle luci che persistono nella diluizione dei tramonti che faticano a chiudersi le abbiamo vissute. Nella campagna della Lettonia, ancora splende il palazzo di Rundāle, residenza estiva dei conti di Curlandia, capolavoro architettonico di Bartolomeo Rastrelli, colui che progettò a San Pietroburgo il Palazzo d’inverno.
I Paesi baltici la loro libertà l’hanno riconquistata dopo la caduta del Muro di Berlino, così è giusto pensare. I russi, il ceto magnatizio approdato da tempo lungo le dune bianche di Jurmala, se ne sono andati via, portandosi dietro le loro salmerie, ma lasciando una sfilata di ville e villette, giardini cecoviani, prospettive viarie, chiese ortodosse e qualche lascito gastronomico nei menu dei ristoranti. Questo è facile coglierlo a chiunque.

Ma, per l’economia osservativa di Car & Friends, una noterella va aggiunta. La personalizzazione delle targhe di alcune auto da nuovi ricchi, o forse da ricchi permanenti. Viste da chi scrive in Lettonia ed Estonia. La storia ha pur sempre un residuo di collosità, si attacca al residuale e comunque lo esprime con prepotenza. Una Bmw decappottabile a Jurmala (targa CRYPTO), Una Range Rover a Riga (targa MRSSINGH), di evidente proprietà orientale, una Porsche (targa SOFYA), una Porsche Taycan turbo (targa U9) a Tallinn in Estonia. Auto dalla gommatura imponente, fatta per tenere la strada e per mantenere forte l’aderenza alla terra, perché è difficile per un magnate spiccare il volo nell’etereo della trascendenza.

Dunque, non occorre andare in California per spigolare targhe personalizzate. Ci mancherebbe, il narcisismo è globale come l’aria che respiriamo.
Ora, considerato che pochi ne sono esenti (dall’essere velatamente o sfacciatamente narcisi), chiudo con una osservazione di Jacques Lacan “Lo stadio dello specchio è un dramma la cui spinta interna si precipita dall’insufficienza alla anticipazione di un’identità alienante”.

Nel caso delle targhe personalizzate non sappiamo qual è il volto del proprietario del veicolo. Possiamo immaginare, se abbiamo tempo da perdere, cosa nasconda di così speciale uno che gira per le strade del mondo con la targa MRSSINGH. Così scopriremo che è un Sikh, uno dei venti milioni sparsi nel mondo.