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Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

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La spy story della benzina solida dell’italiano Fuardo: dalla Germania di Hitler al Vietnam

Primavera del 1954, a Dien Bien Phu, un villaggio nel nord-ovest del Vietnam, a una decina di chilometri dal confine con il Laos, 10 mila soldati francesi sono intrappolati da 50 mila Vietminh del generale Vo Nguyen Giap, che chiudono in un assedio sempre più stretto le ridotte dei militari francesi, impedendo loro di rifornirsi di armi, cibo, benzina. Le uniche provviste che riescono ad arrivare agli assediati scendono dal cielo, paracadutate dai pesanti Douglas C47 Dakota che però stentano a superare lo sbarramento dell’implacabile contraerea nemica, a raggiungere l’obiettivo con il cielo spesso coperto, a centrare un bersaglio che si stringe sempre di più. Tra i voluminosi pacchi che toccano terra, tuttavia, ci sono degli enormi sacchi di iuta che contengono uno strano materiale gelatinoso. È benzina solida. L’ha inventata buon geniale ingegnere siciliano, Gaetano Fuardo, che, inascoltato in patria, ha trovato alla fine ascolto e supporto in Francia.

1954, battaglia di Dien Bien Phu

Quella della benzina solida è una spy story della prima metà del secolo scorso riportata alla luce da un giornalista siciliano, Salvatore Cosentino, che si è incaponito di scoprire la vicenda del suo conterraneo, e – dopo aver spulciato archivi di stati italiani, tedeschi e francesi, raccogliendo testimonianze e documenti  – ha pubblicato qualche anno fa un libro dal titolo «Il giallo della benzina solida», partendo dalla prima guerra mondiale, quando il quarantenne Fuardo (è nato nel 1878), di fronte al rogo dei primi aerei da combattimento, decise di inventare una benzina non infiammabile.  

Figlio del farmacista di Piazza Armerina, Gaetano era incuriosito fin da piccolo dalla chimica, tant’è che, persi i genitori in giovane età, grazie a uno zio benestante che gli aveva lasciato una discreta somma in eredità, era andato a studiare al Politecnico di Torino e si era laureato in Ingegneria chimica. Ma è solo dopo la Grande Guerra che può dedicarsi anima e corpo al suo progetto. Dopo aver bussato invano a tante porte del nostro paese, trova attenzione, finalmente, in Francia, dove nel 1933 riesce a produrre in laboratorio la sua «Benzina F», dall’iniziale del suo cognome, e il macchinario relativamente semplice con cui riportarla allo stato liquido.  

L’ingegnere chimico Gaetano Fuardo (1878-1962)

La Benzina F attira l’attenzione delle potenze europee che cercano di accaparrarsi l’esclusiva di un brevetto che per la facilità e sicurezza di trasporto del prodotto può cambiare, sia economicamente che strategicamente, le sorti di un conflitto. Il Regno Unito anticipa tutti e Fuardo si trasferisce a Londra, ma quando capisce che il governo londinese vuol fare un uso militare della sua invenzione si tira indietro. Vuol tornare in Italia – siamo nel 1937 – ma Londra gli vieta di lasciare il paese.

Siamo alla guerra di spie: Fuardo si rivolge all’ambasciata italiana che lo fa rapire dal Servizio informazioni militari (SIM, il controspionaggio italiano) e lo fa portare nei Paesi Bassi. Ma a questo punto nella vicenda si inserisce la Germania nazista che convince l’inventore siciliano a stabilirsi a Düsseldorf, dove lo stesso Adolf Hitler gli mette a disposizione uno stabilimento industriale per produrre la sua benzina  su larga scala. Nel frattempo esplode la guerra e quando l’impianto sta per avviare la produzione del carburante solido, nel 1944, un’incursione della RAF distrugge la fabbrica. Secondo la ricostruzione di Cosentino, finita la guerra gli americani trovarono i documenti di Fuardo e sulla loro base costruirono due impianti per fabbricare la benzina solida, ma il presidente Dwight Eisenhower li fece chiudere pochi anni dopo.  

Salvatore Cosentino, Il giallo della benzina solida, Bonfirraro Editore 2007

Fatto sta che Fuardo torna in Italia e decide di rivolgersi alla Fiat. L’azienda inizialmente mostra interesse per l’invenzione, ma – fatti due conti – decide di passare la mano, ritenendo troppo oneroso adattare i veicoli allo scioglimento della benzina solida e modificare il sistema di distribuzione del carburante. Ma l’ingegnere non si perde ancora d’animo. Nel 1952 torna in Francia – dove è depositato il brevetto – e finalmente riesce a ottenere un contratto per la fornitura della sua benzina al governo transalpino che è da anni impantanato nella guerra d’Indocina e le prova tutte pur di uscire dall’impiccio nel quale si è cacciato. È l’unica volta che la sua benzina solida sarà utilizzata. In una guerra, come Fuardo non voleva. E non è l’unica delusione.

1954, battaglia di Dien Bien Phu

Dopo qualche tempo la Francia, lamentando ritardi nelle forniture, rompe il contratto. E pochi giorni dopo l’ingegnere siciliano viene aggredito e pestato da alcuni sconosciuti che gli rompono un femore e gli rubano la borsa con i documenti della sua invenzione che portava sempre con sé.

Per Fuardo è la fine. Povero in canna (per finanziare la sua invenzione aveva venduto anche la tomba della moglie), fa causa al governo francese, ma la giustizia è lenta. Gaetano Fuardo si spegne in miseria nel 1962 a 84 anni, in un ospizio della Ciociaria, poco tempo prima che il tribunale di Parigi riconosca (ai suoi eredi) un risarcimento di un miliardo di franchi, pari a 150 milioni di euro attuali. Troppo tardi.