
Griffith Borgeson (1918-1997) è stato uno dei più celebri e ammirati studiosi di storia dell’automobile. Gli appassionati alfisti gli debbono eterna riconoscenza per il monumentale Alfa Romeo Tradition e per le ispirate pagine dedicate alla Giulietta Sprint, senza dimenticare le fondamentali interviste a Orazio Satta Puliga, Giuseppe Busso, Rudolf Hruska, Ivo Colucci e altri benemeriti Alfa Romeo, su varie testate come Sports Car Illustrated (ora Car and Driver), Automobile Quarterly e Motor Trend di cui fu anche editore.

Un’autoritĂ in materia di automobilismo, tanto da ricevere il massimo riconoscimento dalla Society of Automotive Historians per il complesso di opere come The Golden Age of the American Racing Car, Miller, The Last Great Miller, Ferrari: The Man, The Machines; Grand Prix Championship Courses and Drivers, Golden Age of the Italian Racing Car, Bugatti by Borgeson, etc. Un gigante insomma e, come se non bastasse, persona assai amabile oltrechĂ© di competenze smisurate non solo in materia Alfa Romeo – dove poteva sfidare evangelisti come Luigi Fusi, Angelo Tito Anselmi, Maurizio Tabucchi, Elvira Ruocco, Marcello Minerbi, Gippo Salvetti e altri – ma nell’intero scibile automobilistico del Novecento.

Per un certo periodo negli anni Sessanta Griffith Borgeson e la moglie Jasmine si trasferirono dagli Stati Uniti in Europa, addirittura soggiornando anche a Torino, dato che volevano studiare l’industria manifatturiera italiana sul campo. Fu così che capitò loro di incrociare nel settembre 1963 sul lago Maggiore una Lancia Dilambda costruita nel 1932 e di risalire al leggendario proprietario, lo scrittore Erich Maria Remarque (All’Ovest niente di nuovo del 1929, Tre camerati del 1938, Arco di trionfo del1945, Tempo di vivere, tempo di morire del 1954, e altri libri venduti in milioni di copie) e all’altrettanto leggendaria consorte Paulette Goddard, diva della Golden Era hollywoodiana e attrice prediletta da Chaplin (nonchĂ© sua terza moglie dal 1933 al 1942).

L’incontro ci viene raccontato in dettaglio da Borgeson in un lungo articolo pubblicato nel 1972 su Classic Wheels e vogliamo qui riportarne i momenti salienti perchĂ© in questo caso il Fato si è dimostrato avventuroso e magnanimo nell’incrociare le persone giuste al momento giusto. Andiamo per ordine.
Al ritorno da un giro in Svizzera con la loro Fiat 600, Borgeson e Jasmine videro ad Arona, sulla sponda italiana del Lago Maggiore, una Fiat 524 limousine nera del 1934, uno dei modelli di punta della casa torinese, parcheggiata davanti a una modesta autorimessa, Si fermarono per curiosare ed entrarono nelle simpatie del proprietario garagista, il signore Tale, un appassionato anche lui di vecchie reliquie. Va detto che molte auto, specialmente se di prestigio, erano state requisite dagli occupanti tedeschi ed era piuttosto raro trovarne di sopravvissute. Malgrado la simpatia del garagista i Borgeson non riuscirono a comprare la 524 e si rimisero in viaggio.

Dopo aver rischiato di farsi travolgere da un gigantesco autocarro OM (Borgeson si era distratto alla vista di una Lotus Elite che trasportava sul carrello il relitto di una Jaguar SS 100!) Jasmine notò la saracinesca spalancata di un garage dove s’intravedeva una vecchia auto. Scesero per ispezionarla e poterono così identificarla: si trattava di uno dei capolavori di Vincenzo Lancia, la Dilambda, epitome della sapienza costruttiva e dello sfarzo della Marca, vettura rarissima di cui all’epoca risultavano sopravvissuti solo cinque esemplari. La sua antenata Trikappa, costruita apposta per lui nel 1919 in esemplare unico a 4 ruote motrici, era appartenuta al celebre compositore Giacomo Puccini prima di cedere il passo alla Lambda che l’accompagnerà negli ultimi anni di vita.



Qualcuno doveva averla ricoverata con cura sollevandola su quattro ceppi, lo strumento segnava appena 41.000 km. C’erano varie ville tutt’intorno e i Borgeson si misero alla ricerca del proprietario. Finalmente qualcuno indicò loro l’indirizzo di una villa vicina, affacciata sulla sponda svizzera del lago, a Porto Ronco, fra Ascona e Brissago. Si chiamava Villa Tabor, dal nome della montagna che la sovrastava, ed era abitata da un famoso scrittore che l’aveva acquistata nel 1932 per sfuggire alla persecuzione dei nazisti che trovavano deleterio e “degenerato” il pacifismo di tutta la sua opera. Si trattava appunto di Erich Maria Remarque, scrittore ammirato dappertutto nel mondo ma non in patria, e perciò costretto all’esilio.

La villa era circondata da un giardino intricato come una giungla. PoichĂ© nessuno rispondeva al campanello e il cancello era socchiuso, Borgeson si introdusse nella proprietĂ fino a raggiungere la casa e il grande bow-window che guardava il lago. Dall’interno si sentiva la voce di Enrico Caruso provenire da un grammofono. Bussò ai vetri e finalmente qualcuno rispose. Si affacciò un anziano gentiluomo, elegante e bellissimo, dall’aria severa e con tutta l’intenzione di liberarsi rapidamente dello scocciatore. Quando seppe che era interessato alla Dilamba disse subito che non aveva alcuna intenzione di venderla ma si ammorbidì quando, riconosciutolo, Borgeson gli manifestò tutta la sua ammirazione. Lo fece entrare e, scoperto che Jasmine aspettava paziente in strada, lo pregò di andare a chiamarla. “Mia moglie arriverĂ fra poco – disse – e le farĂ molto piacere incontrare due connazionali”.
Di lì a poco apparve Paulette Goddard e qui comincia un’altra storia che racconteremo nella prossima puntata. (1. continua)
