Car and Friends

Valerio Berruti
Marco Tullio Giordana

Tutto quello che non dovete sapere sulle auto

Il vecchio e la sua adorata Mercedes

Non pensavo di scrivere di questo gioiello finché qualche coraggioso distributore italiano non l’avesse scovato per farlo conoscere al nostro pubblico che, ne sono abbastanza sicuro, gli tributerebbe il favore che merita. Si tratta di The Old Man and his Car del regista singaporiano Michael Kam, presentato a dicembre 2025 al Singapore International Film Festival, a novembre al Tokyo International Film Festival e in Indonesia al Jogia-NETPAC Asian Film Festival. Si potrà vedere anche da noi il prossimo aprile al Far East Film Festival, una importante manifestazione dedicata al cinema asiatico che si tiene a Udine fin dal 1999, una di quelle rare occasioni davvero utili a qualcosa e non a locupletare star americane in declino, alberghi, ristoranti, noleggio di limousine e gioiose nomenklature locali, con lo sperpero di denaro pubblico che sembra ormai perfino un vanto. E vabbè, tiremm innanz, come disse il patriota Amatore Sciesa quando il plotone d’esecuzione austriaco lo fece fermare sotto le finestre di casa per indurlo a pietire la grazia il 2 agosto del lontano 1851.

1875ca, Fucilazione di Amatore Sciesa, litografia di Gaetano Previati

Consiglio vivamente di andarlo a cercare, se non approderà sugli schermi, su qualche piattaforma, dove il cinema asiatico trova maggior accoglienza, e presto o tardi The Old Man and his Car potremo vederlo anche noi. Il regista Michael Kam è nato a Singapore nel 1968, ha girato documentari e cortometraggi premiati nei festival di tutto il mondo e questo è il suo primo film, coraggiosamente autoprodotto con 60.000 dollari singaporiani (circa 40.000 euro) grazie ai suoi risparmi e a una piccola eredità paterna). 

Malgrado il low-budget non si sente alcuna restrizione o lacuna, merito dei suoi straordinari attori (in testa Lim Kay Tong nel ruolo del titolo e Kristin Tiara nel ruolo della sua vicina) e del direttore della fotografia Jeremy Lau e del montatore Charliebebs Gohetia che ha tempi impeccabili nello scandire un racconto che mi rifiuto di definire minimalista tanto scende in profondità. Un applauso anche al Sound designer Cheng Lijie, per essere venuto a capo delle difficoltà di catturare dialoghi sommessi all’interno di un’auto in marcia, cosa tutt’altro che facile.

Lim Kay Tong in una scena del film

La storia: un uomo anziano, rimasto vedovo, liquida i suoi residui beni a favore del primogenito che si è trasferito in Canada e continua a spillargli quattrini in attesa di farsi raggiungere. La cosa suscita l’ira della secondogenita che, non sopportando la sperequazione, rompe i rapporti col padre. Questi vive una dignitosa pensione da dirigente sportivo senza grilli per la testa, frequenta spartani bar proletari, ha scarse amicizie, non interloquisce mai, piuttosto ascolta le lamentele degli altri dove prevale la sensazione che la vita sia agli sgoccioli e tutto sia troppo caro: cibo, affitto, medicine: “A Singapore è meglio essere morti che malati”. 

Lim Kay Tong e la sua Mercedes

Unica consolazione è la sua macchina, una Mercedes W 124 E Klasse che, malgrado abbia quasi trent’anni sul groppone, sembra uscita dal concessionario. Viene infatti accudita amorevolmente ogni giorno, lavata, asciugata, tenuta all’ombra e guai se un maldestro benzinaio pretende di lavarne il parabrezza. Compulsioni di gesti, abitudini ossessive e solitudine che richiamano alcuni grandi capolavori della storia del cinema e della letteratura. da Umberto D (1952) di Vittorio De Sica a The Straight Story (Una storia vera, 1999) di David Lynch, a The Old Man and the Sea (Il vecchio e il mare, 1951) di Ernest Hemingway (che forse ha ispirato il titolo), a Baumgartner (2023) di Paul Auster, o al classico De Senectute (Sulla vecchiaia, 44 a.C.) di Marco Tullio Cicerone (e non è che un elenco sommario).

Mi ha fatto pensare anche all’immensoTōkyō monogatari (Viaggio a Tokyo), 1953) di Yasujirō Ozu e a Perfect Days (2023) di Wim Wenders, per la stessa elevazione con cui trattano dell’ultima giovinezza dell’esistenza.. Sono tutte opere che cantano la voglia di vivere, l’energia indomabile di chi non si arrende al tempo e ai suoi guai. Per questo, lungi dall’essere triste e malaugurante, il film di Michael Kam, è piuttosto un Inno alla gioia tempestoso, pieno di momenti tragici e sconforto (proprio come in Friedrich Schiller e Ludwig van Beethoven nella Nona Sinfonia in Re minore) ma anche di slancio vitale e, se non suona strano, trascendente ottimismo.

Lim Kay Tong e Kristin Tiara

La Mercedes W 124 ha un ruolo cruciale nella vicenda, non solo perché Lim Kai Tong vorrebbe venderla e Kristin Tiara comprarla (trattativa che li costringe a una relazione ambivalente: cosa vogliono veramente questi due relitti spiaggiati in un ambiente indifferente e ostile?), ma perché al di là della compravendita questa Mercedes riveste per entrambi un ruolo simbolico, che non è solo di status sociale. Non si poteva scegliere auto migliore, pensando al mito della perfezione “tedesca” che ha resistito nel mondo intero fino a tutti gli anni Ottanta e al prestigio che un oggetto simile poteva rivestire anche nel lontano Oriente.

Lim Kai Tong, che ha lavorato a Hollywood, in Australia, in Cina e a Londra, interpreta magnificamente il protagonista con momenti di rassegnazione, improvvisi malumori e conturbanti lunghi silenzi pieni di tensione. Accanto a lui, alcuni celebri veterani di Singapore come Richard Low, nel ruolo del vecchio erotomane collega di Lim, e Kristin Tiara, bravissima nel ruolo della vicina transgender interessata alla Mercedes (o al nostro eroe, o a entrambi) e che, in una scena struggente, ricorda gli anni di gloria a Bugis Street, la famigerata zona a luci rosse della città negli anni ’70.

Kristin Tiara, Lim Kai Tong, il regista Michael Kam e Kenneth Tan, presidente della Singapore Film Society, all’inaugurazione della sala SMF Somerset nel gennaio di quest’anno

Colpisce che il film sia parlato per buona parte in un misto di inglese e altri suoni per me incomprensibili. L’amico Lorenzo Codelli, che vive a Singapore quando non è in giro per il mondo a inseguire qualsiasi film sia stato girato sulla terra, mi ha svelato l’arcano insieme a molte altre cose. Gli attori si esprimono nelle varie lingue parlate dalle comunità cosmopolite che vivono nella città-Stato insulare: Inglese, Hokkien, Mandarino, Malese, Tamil e una forma ibrida fra Inglese, Malese e altre lingue chiamata Singlish.

Vedute di Singapore