Vorrei raccontarvi del piacentino Cristiano Politi, una singolare figura di collezionista, soprattutto di veicoli industriali, che da un po’ di anni ha affiancato alla passione di restauratore anche il noleggio dei suoi mezzi alle produzioni cinematografiche. Si tratta spesso di esemplari unici che solo la grande competenza di Politi ha potuto salvare dalla pressa e riportare in vita. Impresa assai difficile e costosa, com’è facile immaginare, per le dimensioni di questi mastodonti e la quasi totale introvabilità dei ricambi che tocca spesso ricostruire al tornio.

Una delle maggiori complicazioni per gli scenografi nell’allestire il set di un film d’epoca è la ricostruzione degli esterni: l’arredamento, il cosiddetto decoro urbano, con tutte le varie insegne dei negozi, la cartellonistica stradale e pubblicitaria e, soprattutto, le automobili, da trovare giuste e in numero tale da non sfigurare al confronto con i film stranieri, dove a questo capitolo viene dedicata grande attenzione e profusione di budget. Nulla infatti dà con maggior immediatezza il senso di un”epoca come vedere tante automobili muoversi per strada ordinate o indisciplinate come nella realtà. Da noi, lo dico con rammarico, tocca sempre lottare con l’orrenda sbrigatività del “tanto chi lo capisce, chi se ne accorge!?” di molti organizzatori (non tutti per fortuna!) che pensano solo a risparmiare e fare le nozze coi fichi secchi. A questo si aggiunga una certa disinvoltura da parte delle giovani leve formatisi nell’era digitale e la scarsa sensibilità di molte produzioni verso la precisione delle immagini e del décor di un film, magari propense a spendere per la star del momento (miracolata celebrità che magari ballerà quella sola estate) pensando che basti questo per incantare il pubblico. Bisognerebbe istituire una sorta di Production Value Pride, una bella sfilata carnascialesca a difesa della qualità artigianale che in passato il Cinema Italiano ha sempre garantito prima di perderla del tutto.

Quando il regista e l’architetto scrupoloso riescono a far valere questa necessità e mettere insieme, rivolgendosi a privati o fornitori di auto per il cinema, un parco macchine corretto, tocca spesso combattere con la vanità dei collezionisti, fieri di portare la loro macchina super accessoriata e scintillante come un elettrodomestico. Serve invece un parco circolante polveroso e mal messo, come quello che si vede normalmente per strada (solo in Giappone le auto sono sempre pulite e smaglianti come appena uscite dal concessionario!), altrimenti tutto finisce per risultare appiccicato e fasullo. Negli anni ho avuti modo di avvalermi di tanti fornitori di cui sono diventato amico, dai fratelli Conti, alla ditta Cartocci, a Maurizio Maggi, alla Romana trasporti, dove tra l’altro lavorava il compianto Alberto Grassi, esperto restauratore di motociclette e amico fraterno, stimatissimo da tutti i tecnici e le maestranze con cui ha avuto a che fare. Le sue cognizioni in materia di auto e moto erano incommensurabili e, nascosto nel suo antro (che consisteva in un container appoggiato nello spiazzo della compagnia dove ha lavorato per una vita) era in grado di ricostruire qualsiasi cosa e venire a capo di qualsiasi problema senza aver l’aria di saperla più lunga degli altri, come invece era. Posto qui un paio di foto: una degli anni Cinquanta insieme all’amico Nando Cartocci (altra figura eccezionale) e una del 2016, poco prima che ci lasciasse.


Politi è delle mie parti (Crema e Piacenza distano circa 40 km) e, dopo averlo conosciuto per il film Romanzo di una strage dove mi fornì moltissimi automezzi (tra i quali l’ambulanza originale che trasportò Giuseppe Pinelli per le poche centinaia di metri che separano la Questura di Milano dall’ospedale Fatebenefratelli!) e mi fa piacere andarlo a trovare ogni volta che capito nei dintorni data la frequenza delle nuove acquisizioni e le sorprese che ogni volta riservano.
Alcuni sono veicoli già in perfetta efficienza, pronti per raggiungere il set, altri sono ordinatamente ammassati nei capannoni o all’aperto (quelli che stanno per essere restaurati a breve). Lo spazio infatti è il grande cruccio di questi accumulatori di meravigliosa ferraglia perché purtroppo non basta mai. Uno dei più recenti è una bellissima corriera Fiat 635 Rnl 28 posti del 1936, utilizzato dal regista e produttore Gian Vittorio Baldi per un bel film del 1975, L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, con Lino Capolicchio, Laura Betti, Macha, Méril, Riccardo Cucciolla, Delia Boccardo e John Steiner, presentato alla Quinzaine des réalisateurs del 28° Festival di Cannes.






